Heavy Pshych Sounds – Febbraio 2026
Il cielo si squarcia, il mondo tossisce e vomita il suo destino ignobile, il fumo si dirada solo per rivelare la fine. Dalle profondità del vuoto soffocato dai riff, i BELZEBONG tornano con un nuovo esempio musicale creato per gli ultimi giorni della nostra anima annebbiata: THE END IS HIGH.
Il quartetto polacco riemerge dal silenzio dopo otto lunghi anni di attesa, consegnando il suo quarto album in studio come una colonna sonora per un mondo che non riesce più a respirare. È un disco soffocante, e non soltanto per il fumo che sembra avvolgere ogni singolo accordo; l’aria stessa pare rarefarsi, risucchiata dalla follia di un’epoca che corre verso la propria fine.
THE END IS HIGH è un viaggio denso, ipnotico e opprimente. I riff — giganteschi, distorti, lenti come un rituale antico formato da un cerchio infitnito di accordi — emergono da profondità quasi demoniache e sconvolte della mente. Ogni vibrazione sembra spalancare una crepa nel reale, scuote l’inconscio, trascinando l’ascoltatore verso territori sempre più lontani dalla lucidità e dalla quotidianità. È stoner doom allo stato più puro: dilatato, pesante, narcotico. Tutto irreale, tutto strumentale, tutto tracciato da pennellate sonore così dense e così corpose, sature, stratificate, che sembrano espandersi lentamente nello spazio come nubi di fumo nero, avvolgendo ogni percezione e trascinando l’ascoltatore sempre più giù, in una dimensione rituale ed onirica.
La struttura dell’album è tanto semplice quanto spietato: quattro brani, quattro monoliti sonori, quattro discese verso l’abisso, nessuna salvezza, nessuna redenzione. Ognuno di essi è un blocco compatto di atmosfera e peso specifico, capace di schiacciare, polverizzare, distruggere lentamente le profondità della mente. I brani si muovono come creature gigantesche e lente, la percezione si dilata e si espande, asfissianti, lugubri, malinconici, ma allo stesso tempo magnetici. Davvero magnifica la prospettiva compositiva che ne deriva…
Non c’è fretta nella musica dei BELZEBONG, e forse è proprio questa la loro forza. Le canzoni respirano e gradualmente si espandono, avvolgono, bruciano come un verde incenso come l’incedere lento del tempo più lento della morte stessa . Ogni riff è una spirale discendente che invita ad abbandonarsi al torpore sonoro creato per lasciarsi andare quasi a voler trovare una via di fuga impossibile.
Dopo otto anni di silenzio quindi THE END IS HIGH non è solo un ritorno è pura espressione artistica. I Belzebong confermano il loro ruolo di maestri nel trasformare il peso del riff in un’esperienza concreta, oscura e contemplativa. Un disco che non si limita ad accompagnare la fine del nostro mondo, del nostro io, ma celebra ad arte la follia del genere umano che non sembra aver appreso dallo scorrere della vita e dallo scorrere della storia e dallo scorrere della musica…
BELZEBONG…
Tracklist:
1. Bong & Chain
2. 420 Horsemen
3. Hempnotized
4. Reefer Mortis
band:
Sheepy Dude: basso
Alky Dude: chitarra
Cheesy Dude: chitarra
Hexy Dude: batteria

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