Un aggettivo per descrivere il concerto di domenica 12 ottobre al Santeria Toscana 31: ESPLOSIVO! Sul palco del club milanese si sono alternati tre gruppi potenti e dinamici, che hanno spazzato via la tranquillità di una domenica che, all’apparenza, poteva confondersi con una delle tante domeniche autunnali, riscaldando gli spettatori e risvegliandoli dal freddo e dal torpore dell’inverno che bussa alla porta.
GREYHAVEN
I primi a calcare il palco, alle 20:00, sono proprio loro: i Greyhaven, band americana formatasi a Louisville, Kentucky, nel 2013.
La band apre in maniera magistrale la prima parte della serata, anticipando energicamente l’arrivo dei compagni di palco. Il loro sound riporta ad elementi post-hardcore, metalcore, progressive metal e alternative rock, realizzando una composizione potente, emotiva e a tratti sperimentale.
Durante il live di circa 40 minuti, il gruppo propone pezzi appartenenti a Empty Black (album del 2018), che li ha fatti emergere nella scena underground per la sua forza emotiva e per le strutture dinamicamente imprevedibili, e a This Bright and Beautiful World (2022), lavoro più maturo che mescola rabbia e melodia in una produzione più rifinita.
Riff potenti, vocalità espressiva e cambi di dinamica improvvisi: questi sono i Greyhaven. Non a caso la band del Kentucky è stata scelta per accompagnare gli headliner della serata in questo tour. Dalla loro musica emergono infatti richiami stilistici tipici degli Every Time I Die e dei The Dillinger Escape Plan, componenti dei quali ritroviamo coinvolti nel progetto Better Lovers.
Alla voce e chitarra del gruppo, formatosi ad Atlanta, Georgia, nello stesso anno dei Greyhaven, troviamo Josh Scogin, ex frontman di The Chariot e Norma Jean – un nome, una garanzia, come si suol dire.
Musicalmente, i ’68 mescolano punk rock, blues, garage rock, noise e hardcore, con uno stile grezzo e diretto. Sono conosciuti per la loro attitudine improvvisata e caotica.
Nonostante alla vista il duo possa sembrare esiguo, la sinergia tra voce/chitarra e batteria crea qualcosa di unico. Chiudendo gli occhi, i membri della band da due diventano sei, dando vita a una performance complessa e muscolare. Se non li si vedesse suonare, sarebbe difficile credere che tali composizioni siano frutto di soli due artisti.
Tutto è calcolato, ma allo stesso tempo spontaneo. Tra salti, gag improvvisate con il pubblico e riff da far rizzare i capelli, i ’68 si prendono i riflettori, arrivando persino a “rubare” la scena ai veri protagonisti della serata.
Alle 21:50 salgono sul palco gli headliner: i Better Lovers, introdotti da un mashup di brani pop/rock a tema amore, ciascuno della durata di pochi secondi e con la parola “love” ben evidenziata.
La band metalcore/hardcore statunitense è un progetto nato nel 2023, con musicisti già ben noti nel panorama heavy internazionale. Alla voce c’è Greg Puciato (ex The Dillinger Escape Plan), alla chitarra e produzione Will Putney (dei Fit For An Autopsy e noto produttore del genere), e infine Jordan Buckley (chitarra), Clayton “Goose” Holyoak (batteria) e Stephen Micciche (basso), tutti ex membri degli Every Time I Die, band scioltasi nel 2022.
Il loro stile riprende l’energia caotica, groovy e metallica degli Every Time I Die, arricchita da un’attitudine sperimentale, riff affilati e breakdown aggressivi.
Nonostante il repertorio sia ancora limitato, con brani brevi e simili tra loro, poco importa al pubblico, totalmente travolto da un’ondata di elettricità pura. Restare fermi è impossibile: ci si lascia totalmente trasportare dalla voce graffiante di Puciato e dalla forza d’urto del suono.
Il loro EP di debutto, God Made Me An Animal (2023), ha subito attirato l’attenzione della critica, consacrando i Better Lovers come una delle nuove realtà più interessanti della scena heavy americana — grazie alla potenza dei live e all’altissimo livello dei musicisti coinvolti.
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