Black Sabbath – Black Sabbath

Warner Bros. – Febbraio 1970

Tutto partì, più o meno, da qui. Da queste 7 tracce, da questi quattro ragazzi dall’aria cupa e misteriosa, dalle atmosfere che il suddetto platter fu capace di evocare nell’immaginario collettivo dei giovani dell’epoca e di perpetuare nel tempo, per almeno altre tre generazioni.

Cominciò tutto con uno scroscio di pioggia, una campana suonata a morto, un lampo che lacera l’aria ed appena 3 note, ma si tratta di note particolari, poste in una sequenza che nel medioevo andavano a comporre la cosiddetta ‘scala dissidente’, contro la quale fu posta una censura da parte della Chiesa, vietandone di fatto ad ogni musicista l’esecuzione. Quelle stesse 3 note faranno non solo la fortuna dei nostri giovani eroi, ma segneranno irrimediabilmente una svolta nella storia dell’hard rock. Quelle sono le note iniziali dell’omonimo album d’esordio dei Black Sabbath, uno dei massimi capisaldi del rock, fonte d’ispirazione per centinaia di bands che nasceranno negli anni a seguire e, per tutta una serie di ragioni, punto ideale per segnare la nascita del primo embrione di ciò che, successivamente, sarà etichettato come heavy metal e che, proprio grazie al contributo di questa band, si evolverà a sua volta nelle forme più estreme del thrash, death, black ecc…

Le liriche basate su tematiche legate al mondo dell’occulto ed alla cinematografia horror (lo stesso monicker trae spunto da un film horror  dell’epoca), il riffing monolitico che rende ogni singolo pezzo  pesante come un macigno, vuoi per la lentezza degli stessi brani, ma anche per le accordature di chitarra ribassate, conferiscono al lavoro un’aura di malvagità e di decadenza che mai si erano riscontrate in band precedenti. Il tutto è arricchito dal cantato ‘allucinato’ di Ozzy Osbourne il quale, pur non essendo mai stato un maestro nell’arte del canto, grazie alla sua voce unica nel panorama musicale, fornisce un contributo che nessun altro singer ‘virtuoso’ sarebbe stato capace di offrire. Per non parlare, poi, del basso di Geezer Butler, vero talento all’interno del quartetto, e del chitarrista Tony Iommi, autentico riffing master nella storia dell’hard rock. Sarebbe iniquo mettere in risalto alcuni brani rispetto ad altri, ma è innegabile che la vera forza dell’album viene sprigionata nelle prime 4 tracce, ovvero “Black Sabbath”, “The Wizard”, “Behind the Wall of Sleep”, e “N.I.B.”.

Il fatto che si tratti di un album che ormai ha 40 anni di vita non deve, però, trarre in inganno, circa la sua freschezza ed attualità. Basti vedere le facce che erano presenti ai concerti del ‘Reunion Tour’ di qualche anno fa: erano presenti almeno 3 generazioni di fan, dai 60enni che hanno acquistato i loro dischi nei primi anni ’70, portandoli di fatto al successo, fino ai loro nipotini. Non esiste un modo migliore per un gruppo di dimostrare che la propria arte, nonostante i tanti anni alle spalle, non è morta e non morirà mai.

Si potrebbe dire molto altro a riguardo, ma si tratterebbe di raccontare circa 30 anni di storia della musica e non basterebbe un sito intero per farlo in modo adeguato. Resta il fatto che Black Sabbath è un album seminale, fondamentale per chiunque voglia capire com’è nato un certo modo di intendere la musica, ovvero quella più dura, più pesante ed aggressiva possibile, quella che ti fa saltare dalla sedia e ti spinge all’headbanging anche se hai più di quarant’anni, tali e tante sono le scariche di adrenalina che sprigiona. Beh signori miei, se volete comprendere come nasce tutto ciò, è proprio questo il disco da cui dovete partire. Come ho già detto all’inizio di quest’articolo, tutto cominciò, più o meno, così.

www.black-sabbath.com

 

Tracklist:
1. Black Sabbath
2. The Wizard
3. Behind the Wall of Sleep
4. N.I.B.
5. Evil Woman (Don’t Play Your Game With Me)
6. Sleeping Village
7. Warning

Band:
Ozzy Osbourne – voce, armonica
Tony Iommi – chitarra
Terrance “Geezer” Butler – basso
Bill Ward – batteria

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