Black Sabbath, là dove il metal ebbe inizio

La leggenda narra che ci siano voluti solo un giorno di lavoro e 600 sterline per realizzare quello che da molti è considerato l’album che diede vita all’Heavy metal così come lo conosciamo oggi.

Black Sabbath è il primo lavoro dell’omonima band britannica, formata da Bill Ward alla batteria, Geezer Butler al basso, alla chitarra Tony Iommi e alla voce Ozzy Osbourne, ed è una vera e propria pietra angolare del metal e del rock.

Il 13 febbraio scorso ha compiuto ben 50 anni, nei quali ha venduto 2.300.000 copie in tutto il mondo, ma sembra veramente non sentirli essendo ancora oggi fonte d’ispirazione per tantissime band.

In un periodo dove il rock erano soprattutto i Led Zeppelin e i Rolling Stones, e dove i Beatles si erano sciolti da poco, questo album diede una scossa al mondo musicale, nonostante non ebbe subito un riscontro positivo da parte della critica, forse ancora non pronta al tipo di sound proposto dai 4 pionieri. Famosissima infatti la recensione del celebre critico Lester Bangs che li definì “Just like Cream! But worse”. A distanza di anni Ozzy, nella sua autobiografia, disse che non capì mai quelle parole, poiché considerava i Cream una delle miglior band presenti in quel momento.

Il quartetto inglese mostra qualcosa di nuovo e di diverso, la caratteristica voce di Ozzy, quasi un lamento, da un tono ancor più sinistro e tenebroso al disco, mentre la chitarra di Tony Iommi ha un suono massiccio e pesante, ottenuto per necessità, in quanto il chitarrista perse le falangi superiori di medio e anulare della mano destra (e poiché mancino era un bel problema) in un incidente in fabbrica, e dovette creare delle falangi artificiali con una bottiglia di detersivo scordando poi le corde della sua chitarra così da dover usare meno forza. Il tutto si amalgama alla perfezione con le linee di basso di Butler e la batteria di Ward.

L’atmosfera che i Black Sabbath hanno voluto dare a quest’album è tetra, cupa e diabolica; tuoni, pioggia e campane che suonano a morto in lontananza anticipano l’ingresso in scena della band così che già dalla prima traccia, Black Sabbath ovviamente, si intuisca quale sarà il trait d’union dell’intero disco.

All’interno di questa pietra miliare sono presenti 7 brani, di cui due cover quali Evil Woman dei Crow e Warning dei The Aynsley Dunbar Retaliation, ma gli highlights sono sicuramente la title track e N.I.B, con il suo celeberrimo intro di basso.

C’è spazio anche per sonorità più blues con The Wizard, dove è presente una intro di armonica, e Sleeping Village piena di riff blues sciorinati da Iommi, ma anche per pezzi mid-tempo come Behind the Wall of Sleep.

E’ sicuramente quello che viene definito un must have, per chiunque voglia studiare un po’ di storia della musica. Con gli anni è stato riconosciuto come un disco importantissimo, fondamentale e influente nella storia del metal e del rock, sicuramente non il migliore della band, ma il responsabile della scintilla che ha dato via a una rivoluzione musicale in quegli anni e alla luminosa carriera del quartetto di Birmingham.

C’è poco da raccontare, o meglio ce n’è troppo, ma il rischio è di non riuscire a rappresentare bene quello che è quest’album, quindi vi do un consiglio, fatevi un piacere e se non l’avete già fatto, ascoltatelo.

Recensione di Pietro Minardi

Tracklist European edition

 

Side one
1. “Black Sabbath” 6:20
2. “The Wizard” 4:24
3. “Behind the Wall of Sleep” 3:37
4. “N.I.B.” 6:08

Side two

5. “Evil Woman” (Crow cover) 3:25
6. “Sleeping Village” 3:46
7. “Warning” (The Aynsley Dunbar Retaliation cover)

 

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