Black Sabbath – Paranoid

 

Veritigo – Settembre 1970

Dopo aver fissato in modo indelebile l’immaginario orrorifico e “satanofilo” per tutte le band heavy e affini nel primo album omonimo del febbraio del 1970, i Black Sabbath tornano dopo pochi mesi, era circa la metà di settemebre, dopo con tematiche ben più serie e sonorità più aggressive quanto i testi proposti in un album anch’esso spartiacque per generi e sottogeneri avvenire. Il “paranoico” della title-track è forse idealmente solo il singolo che si ferma a osservare ciò che vede, e in parte monito su ciò che potrebbe diventare se si lasciasse travolgere inconsapevolmente da esso.

Paranoid 45In apertura un testo scarno quanto pregno di immagini crude, la più dura condanna verso la guerra, probabilmente ispirata alla contemporanea situazione in Vietnam: con un intro di basso che solo ora possiamo definire pre-doom e sirena antiatomica ad annunciare il canto declamatorio con tanto di rime nel quale i maiali della guerra ‘War Pigs’ sono a vario titolo generali (“General gathered in their masses/ Just like witches at black masses/ Evil minds that plot destruction/… Poisoning their brainwashed minds’) e politici (‘Politicians ..only started the war/why should they go out to fight?They leave that role to the poor’ ‘treating people just like pawns in chess’). Un ampio intermezzo strumentale nel quale ogni componente è impegnato in una linea armonica differente e Iommi nel suo indimenticabile riff prepara il finale, nel quale Dio prepara il giorno del giudizio e un Satana ride di sottecchi dispiegando le sue ali… Segue una cavalcata incalzante hard rock, “Paranoid”,  nella quale un Ozzy torna nuovamente su mente accecata e offuscata (‘Can you help me occupy my brain/I must be blind’) e conseguenze sociali dovute al suo essere continuamente accigliato (‘People think I’m insane because I am frowning all the time’). Torna per un attimo la calma con un viaggio planetario psichedelico forse in preda ad effetti di sostanze (‘we sail through endless skies/the moon in silver trees’) , ‘Planet Caravan’, percussioni tribali, basso cadenzato, chitarra blueseggiante più che mai e la voce filtrata dall’altoparlante Leslie ci fanno sembrare si tratti di un altro album…. Un’ aggressività sonora che rievoca le migliori fabbriche di metalli e il riff immortale di Iommi La favoletta grottesca di”Iron Man” è la parodia di un fantomatico supereroe che dal ferro è tramutato in acciaio a causa di radiazioni; decide poi di tornare sulla Terra per salvare l’umanità, ma viene emarginato (!!!) e perciò programma la sua vendetta provocando una catastrofe (‘Nobody wants him/they just turn their heads/Nobody helps him/Now he has his revenge’). Tornano sulla guerra in ‘Electric Funeral’ , in un catastrofico scenario di esplosione nucleare (‘atomic tide’) pilotata da menti comandate a loro volta (‘robot minds of robot slave’ ) conseguenze sull’ambiente naturale “clouds cry water dead”. Con intro groove di chitarra continua per tutta la canzone e a metà canzone circa il consueto cambio di tempo e cantato e la variazione blues, risulta forse ancora più oscura e dissacrante rispetto a War Pigs. Hand of doom, che non è la mano di  Iommi o di Butler, intro di basso,  batteria cadenzata. Continui cambi di tempo e riff e il consueto  ritorno al giro di basso iniziale,  problema con l’eroina fino alla morte (l’allusione al Vietnam di tanti reduci caduti poi nella tossicodipendenza? ‘First it was the bomb, Vietnam napalm/ disillusioning, you puch the needle in/from life you escape, reality’s that way… you know you must be blind/ To do something like this’ ) per un brano che già nel titolo preannuncia un genere di cui I Black Sabbath saranno precursori. Rat Salad : brano strumentale con magistrale assolo di Ward nella parte centrale, uno dei più esemplari della musica rock, con riff conclusivo di Tony Iommi (che in quel periodo perse alcune falangi della mano destra), vera e propria summa della musica dei  Black Sabbath. Sul finale “Fairies wear boots” , con “Jack the Stripper” parte introduttiva,  l’esperienza allucinogena di Ozzy e Geezer che videro fate con scarponi che correvano in circolo in un parco, anche se Butler dichiarò poi che chiamarono ironicamente fate un gruppo di Skinhead con sui si scontrarono … anch’essa favoletta grottesca accompagnata da un sottofondo cadenzato spezzato dai soliti cambi di tempo per gli assoli di Iommi “You’ ve gone too far/ Cause smokin’ and trippin’ is alla that you do”.

pranoid 12Finisce così uno degli album più importanti che siano mai stati prodotti nella storia del rock e dintorni, da ascoltare e riascoltare per assaporare passaggi di tempo e variazioni nel canto, ritmi incalzanti in perfetto accordo con la sapiente, metrica delle liriche.

Lontani dai riferimenti folk di grandi band del periodo come Led Zeppelin, l’ispirazione MOD di Who o la melodia dei Beatles, con due soli album i Black Sabbath hanno segnato la strada per l’heavy più vigoroso quanto per la darkwave più pura, per il doom più cupo e sporco e per le tanto citate distorsioni e accordature più basse, per tutto l’immaginario orrorifico che avrà tanta parte nel metal successivo quanto per le scelte stilistiche di tre grandi musicisti come Ward, Butler e Iommi e di un cantante senz’altro più incisivo per l’interpretazione che per il talento vocale, l’attitudine folle e inquietante della rockstar così sul palco così nella vita;  ma tornando al 1970 ci accorgiamo che ciò che diamo a volte per scontato di ciò che sentiamo oggi lo dobbiamo soprattutto anche a loro.

www.blacksabbath.com

Tracklist:
1. War Pigs
2. Paranoid
3. Planet Caravan
4. Iron Man
5. Electric Funeral
6. Hand of Doom
7. Rat Salad
8. Fairies Wear Boots

Band:
Ozzy Osbourne – voce
Tony Iommi – chitarra
Geezer Butler – basso
Bill Ward – batteria

Black Sabbath - Band 1970

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