report dei primi 2 giorni del Brutal Assault qui
DAY 3 – 08/08/2025
La terza giornata è stata quella che ha regalato conferme e bombe inaspettate.
Tra i gruppi più giovani quelli maggiormente meritevoli son stati i Within Destruction, alla prima apparizione al BA, sorta di deathcore non esattamente originale ma suonato con onestà e convinzione, gli Abbie Falls, stesse considerazioni ma con un genere leggermente differente, virando questi ultimi su un metalcore in parte ancorato alla vecchia scuola e gli Hentai Corporation, folli e molto bravi con un trascinante crossover di svariati generi.
Dopo gli Abbie Falls abbiamo puntato sui Monolord. Dicono di essere arrivati da 5 minuti e conseguentemente stanchi beh, se da affatticati suonano così allora meritano un 9 pieno! Ancora una volta suoni perfetti che hanno fatto la felicità degli amanti lo stoner doom di matrice Electric Wizard/Acid King. Curiosità, durante l’esibizione sul cornicione della fortezza è apparso, ben visibile, un gregge di pecore! Altro simpatico siparietto col bassista che combatte con un paio di auricolari mal posti che gli penzolano da tutte le parti, costretto poi a gettarli via.
Arriva il turno dei big coi Prong su uno dei palchi principali. Oltre il valore storico-musicale del trio, abbiamo un legame quasi sentimentale perché fu l’ultimo concerto in assoluto prima del periodo pandemico, si tenne al Legend di Milano e il giorno dopo chiusero tutto. In questo caso si tratta di mera conferma del genio di Tommy Victor la cui giocondità sul palco ha spesso fatto passare in secondo piano le sue doti tecniche, considerando che canta e suona tutte le parti di chitarra allo stesso tempo.
Non volevamo perderci il progetto della polistrumentista Kathrine Shepard norvegese denominato Sylvaine, per la prima volta al Brutal Assault ma già apprezzata in varie occasioni sui palchi nostrani, anche nell’occorso ha confermato la bontà del suo progetto blackgaze.
A seguire l’incendiario duo sludge dei Mantar, provenienti dalla Germania, suonano non rivolti verso il pubblico ma tra di loro ed il chitarrista/cantante vanta un rimarchevole tatuaggio degli AC/DC sul basso ventre! Altra performance degna di rilievo quella dei Pelican di Chicago che propongono riff post rock/stoner che hanno catturato l’attenzione dei presenti.
Con un incredibile Bobby Blitz salgono sul main stage gli Overkill, da considerarsi tra i 10 gruppi heavy metal di tutti i tempi. Il tempo non sembra essere passato per Blitz, la cui voce e carisma graffiano ancora con ardore.
Nonostante alcuni iniziali problemi audio con una chitarra, portano avanti una scaletta da “best of” chiusa, come prassi, da uno degli anthem più famosi della storia del metal, la cover “Fuck You”. Voto 10 pieno.
Altra esibizione di gran spessore quella dei Gaerea, black furioso ma non scontato e ottima presenza scenica, tra i migliori della giornata.
Grave, veterani della scena death svedese, invidiabile padronanza degli strumenti, risultano possenti e granitici seppur non esattamente originali.
Prima bocciatura per gli Obscure Sphinx, band che si dimentica rapidamente. Delusione per il Paradise Lost, oggi visibilmente sottotono mentre grandissima esibizione dei Mayhem, da quintessenza del black metal. Quella dei Dimmu Borgir è stata la classica performance divisiva, in seno ad un festival ove il symphonic certo non è mancato, potevano osare di più a livello di scaletta in quanto a fine serata, sebbene siano tra i padrini del genere, tali sonorità possono stancare. Proporre per intero uno dei primi due album, per esempio, sarebbe stata un’attrattiva non indifferente. A riprova di tale impressione, l’evidenza che molti hanno abbandonato la scena in favore di una buona birra.
Dopo i norvegesi è il turno dei Cult Of Luna, band post metal svedese di culto. L’inizio è tra i migliori e fa presagire un ingresso nella top 5 ma poi il proseguo, con una setlist sostanzialmente sempre nella stessa tonalità e bpm, fa scadere nella monotonia, peccato davvero.
Ed ora attenzione attenzione, è il finale che regala la mina non della serata ma del festival tutto, gli scozzesi Hellripper. La prima bizzarria è che – perlomeno chi presenta i brani – non ha accento scozzese ma americano, per il resto uno show clamoroso, adrenalina che gronda da tutte le parti ed infatti coinvolgere il pubblico in piena notte non è da tutti, eppure vi son riusciti, ottenendo un circle pit praticamente perenne. Fanno speed e lo fanno al top, totali da vedere dal vivo.
DAY 4 – 09/08/2025
A inizio set le aspettative non erano elevate in quanto apparentemente la giornata meno esaltante, ma in realtà le emozioni non sono mancate, regalando perfino una delle top 5 performance del festival!
Innanzitutto possiamo vantare di aver avuto ben due band italiane, Hideous Divinity e Klidas (che suoneranno anche all’after party a Praga) ed a tal proposito non si può non rilevare come i gruppi validi dalle nostre parti facciano fatica ad ottenere date mentre all’estero vengano accolti ed inseriti anche in contesti di alto livello come questo, qualcuno faccia ammenda.
Non sono nemmeno mancati alcuni nomi di spessore della scena, iniziamo dagli Exhorder, considerati i precursori del groove metal che avrebbe portato alle stelle i Pantera, i quali hanno offerto uno spettacolo di pura energia degno della loro fama ed anzianità ai servigi del metal.
Il successivo gruppo delle Hanabie. potrebbe effettivamente apparire come un pugno in un occhio, chiaramente derivative delle Baby Metal, hanno nettamente diviso le opinioni tra chi ha alzato i tacchi e se n’è andato e chi tutto sommato non ha disprezzato la leggerezza dello spettacolo; certo è, in tutta onestà intellettuale, che vederle sul main stage dopo un gruppo del calibro degli Exhorder porta a naturali riflessioni.
Noi apparteniamo al primo gruppo e siamo migrati verso gli Hideous Divinity, per la seconda volta al Brutal Assault, hanno condotto uno show intenso attingendo principalmente dall’ultima fatica “Unextinct” del 2024, il pubblico ha ben risposto e questo testimonia oltremodo il valore del quartetto romano, daje!
Dopo esserci concessi una prolungata pausa cibo/caffè torniamo operativi e ci rechiamo al main stage ove ci aspetta un’altra vecchia conoscenza, tra i gruppi latini più amati in assoluto, siori e siore arrivano i Brujeria! Musicalmente grezzi e diretti, insolenti e non certo straight edge, infiammano il pubblico col loro sarcasmo e potenza. Non mancano di commemorare due compagni scomparsi lo scorso anno, Juan Brujo e Pinche Peach, membri storici della band. Immancabile anche il siparietto ove chiedono marijuana al pubblico e la chiusura con la rivisitazione della macarena in chiave Brujeria! Tra le top esibizioni del giorno.
Facciamo una volata per non perderci le King Woman, che propongono un doom con voce femminile – che interagisce efficacemente col pubblico – suonato con indubbia dovizia ma, spiace essere ripetitivi, il termine di paragone torna ad essere i Messa che restano due spanne sopra.
Harakiri for the Sky, nome geniale per una band molto apprezzata nel circuito post black, non ha tradito le aspettative, consigliati da vedere sulla pedana.
Reduci da una recente data a Milano, sull’Obscure stage si presentano gli Envy, band leggendaria in patria, per i quali poche parole; tra i top 5 di tutto il festival, abbiamo avuto la pelle d’oca lungo tutta l’esibizione a testimonianza che il Giappone, dai tempi dei Loudness, sforna ben altro che Baby Metal et similia.
Ci avviamo purtroppo verso il finale, quando il palco principale è preso in ostaggio da una delle più grandi band hardcore di tutti i tempi, gli Agnostic Front, inanellano l’ennesima prova di classe, Stigma incita il pubblico fino al gran finale relegato come sempre al classico dei Ramones “Blitzkrieg Bop”, unici ed inestimabili.
Solita scarpinata verso l’Obscure e ci concediamo una doppietta tanto di pregio quanto musicalmente distante, l’hard rock psichedelico anni ‘70 degli Atomic Rooster prima, il brutal death dei Defeated Sanity a seguire, entrambi consigliati e promossi a pieni voti.
Rimanendo sullo stesso palco si cambiano drasticamente sonorità con l’ambient jazz dei Bohren & der Club of Gore, seguiti in religioso silenzio da tutta la platea, a testimonianza della diversa cultura che ci differenzia, in peggio, da altre parti del globo.
Purtroppo perdiamo gran parte dello show degli Opeth ma non rinunciamo alla doppietta finale rappresentata rispettivamente da The Halo Effect e Dark Funeral, nomi coerenti con lo spirito del festival ma non ottimale come abbinamento di fine serata; uno “stacco” sonoro sarebbe stato preferibile.
Il furioso black speed degli Hellbutcher, non particolarmente esaltante tantomeno originale, cala definitivamente il sipario sulla ventottesima edizione del Brutal Assault.
CONCLUSIONI
Il Brutal Assault mantiene sempre le promesse, estrema la musica, estrema la qualità ma non solo, è un festival che fa di alcune peculiarità il punto di forza nonché polo attrattivo per un eventuale ritorno, noi ce ne siamo innamorati, siamo sicuri sarà lo stesso per voi, alla prossima!

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