Roadrunner Records – Marzo 2011

Chi come il sottoscritto ha iniziato a masticare metal negli anni ’90, non può essere rimasto indifferente a quell’ondata di band che, mescolando il duro e puro heavy metal (rimasto fino a quel momento radicato unicamente nella filosofia “denim & leather”), hanno fatto la loro fortuna, donando al tempo stesso nuova linfa vitale ad un genere che iniziava ad attraversare un periodo di forte stasi. Una di queste band era senza ombra di dubbio quella dei brasiliani Sepultura i quali, attraverso il connubio tra thrash, death metal e sonorità tribali tipiche della loro terra, hanno partorito album seminali come “Chaos A.D.” e “Roots”. Tutto questo avveniva a metà degli anni ’90, poi il nulla: all’apice del loro successo i Seps lasciano andar via Max Cavalera, fondatore della band insieme al fratello Igor…e i due non si parleranno per la bellezza di dodici anni, lasciando legioni di fans in giro per il mondo sconcertati!

Sembra una storia alla “Carramba che sorpresa!”, ma appunto, dodici anni dopo i due metal brother brasiliani si rincontrano, fanno la pace e, a questo punto tutti si aspetterebbero anche la reunion tanto sperata, ma nulla! Piuttosto, anche Igor sceglie di lasciare i Sepultura che, ormai, sono solo un vago ricordo di ciò che furono e opta per la creazione di un nuovo progetto insieme al ritrovato fratello. Così nacquero i Cavalera Conspiracy, i quali tornano a noi dando alle stampe il successore del debutto “Inflikted”.

Che dire dell’album: “Blunt Force Trauma” è un lavoro molto compatto con poche idee ben precise, ovvero un thrash/core rabbiosissimo che lascia pochissimo respiro all’ascoltatore. I richiami ai Sepultura primordiali (quelli di “Benath the Remains” e di “Arise”) sono più che evidenti, la produzione, nitida e potentissima,  è ancora una volta affidata all’ex Machine Head, Logan Mader. Sul piano tecnico non c’è molto da evidenziare, se non che Igor dietro le pelli è ancora semplicemente immenso e che i soli dell’axeman Marc Rizzo avrebbero potuto essere un tantino più fantasiosi. Da segnalare, inoltre, l’incursione dietro il microfono di Roger Miret (Agnostic Front) sul brano “Lynch Mob”. In conclusione “Blunt Force Trauma” è un album senza infamia e senza lode che non porterà certamente dalla parte dei Cavalera più fan di quanti non ne aveva già portati “Inflikted”, in quanto i due lavori sono particolarmente simili tra loro. Per tutti gli altri, non resta altro che restare in attesa di una sempre più remota possibilità di reunion tra i quattro thrashes di Belo Horizonte.

Il sottoscritto è chiaramente tra quelli.

www.cavaleraconspiracy.com

Tracklist:
1. Warlord
2. Torture
3. Lynch Mob (feat. Roger Miret)
4. Killing Inside
5. Thrasher
6. I Speak Hate
7. Target
8. Genghis Khan
9. Burn Waco
10. Rasputin
11. Blunt Force Trauma

Band:
Max Cavalera – voce, chitarra
Igor Cavalera – batteria
Marc Rizzo – chitarra
Johny Chow – basso

Redazione
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