Warner – 2020

Due decenni da White Pony, uno da Diamond Eyes, i Deftones ritrovano finalmente l’equilibrio tra le due anime della band. Le distorsioni pesanti di Stephen Carpenter s’interecciano alle voci eteree e dolci di Chino Moreno, con la formula tradizionale che li contraddistingue tendendo a dimenticare le sperimentazioni audaci e i conflitti dell’ultimo Gore.

Moreno aveva detto in una recente intervista che Ohms avrebbe soddisfatto i fan del materiale più deciso dei Deftones, cercando di smarcarsi però:

 “Pesante è un po’ soggettivo, sai? L’ultima cosa che mai voglia di fare è essere citato dicendo: ‘Questo è il nostro disco più pesante!’”

I reject
Both sides of what I’m being told
I’ve seen right through
Now I watch how wild it gets
I finally achieve
Balance, balance, balance, balance
Approaching a delayed
Rebirth, rebirth, rebirth, rebirth

Di rinascita possiamo dunque parlare? Terry Date, il produttore dei primi quattro dischi (e persino dell’ormai leggendario incompiuto, Eros) è tornato dietro la consolle per la prima volta dal 2003, la copertina minimalista proviene da Frank Maddocks, un collaboratore sin dai tempi di White Pony, e la prima canzone che ci viene presentata, “Genesis“, ricorda la cattiveria dell’opener di Around the Fur. È un disco che sintetizza, anche nel minutaggio, il più breve di sempre, le influenze antitetiche nei suoi momenti più belli, come il crescendo estatico in “Error“, il riff di basso  alla base di “Radiant City“, la melodia della title track.

Brani come “Pompeji” mostrano influenze dark-wave con i sintetizzatori di Frank Delgado che ricordano nel finale la colonna sonora di Blade Runner, C’è anche qualche riff che ricorda le sonorità Nu-Metal in “Radiant City” e “The Spell of Mathematics” è uno dei pezzi migliori della band da 10 anni a questa parte.

I believe your love
Has placed its spell on me
And I believe your love
Is the only thing needed to survive
I believe your love
Creates this space whеre we can breathе
But I believe your love
Beholds this sacred key to life

L’entusiasmo recentemente scoperto dal chitarrista Stephen Carpenter per la chitarra a nove corde s’inserisce nello spirito melodico del cantante in maniera complementare, non andando mai in tensione, facendo sembrare Ohms caldo e familiare fin dall’inizio, come i più grandi successi della band.

This is our time
We devour the days ahead
We’ve been possessed
By these changing times
As we slip on through
We promised to meet…

Nei tre decenni trascorsi dalle loro origini i Deftones hanno lottato con la dipendenza, hanno perso il bassista Chi Cheng, e sono apparsi ripetutamente sull’orlo dell’implosione per le differenze musicali di Moreno e Carpenter. Il disco ha canzoni più mirate e un rinnovato amore per i riff di chitarra riaccenderà il rapporto della band con i fan che si sono allontanati dopo dopo White Pony.

Tracklist
1. Genesis
2. Ceremony
3. Urantia
4. Error
5. The Spell of Mathematics
6. Pompeji
7. This Link Is Dead
8. Radiant City
9. Headless
10. Ohms

 

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