2024 – Epitaph Records

Nati dalle ceneri degli Escape the Fate nel 2008, i Falling in Reverse hanno da sempre ruotato attorno alla figura controversa di Ronnie Radke. Il cantante ha portato nel gruppo la sua complessa personalità, fatta di talento musicale, ma anche di una lunga storia di scandali, compresa una condanna per omicidio colposo. La band ha poi cavalcato l’onda del successo grazie a un sound eclettico e a testi provocatori, spesso accusati di misoginia. Brani iper-pop-emo come Bad Girls Club del 2013 ne sono un esempio lampante, con liriche sessiste che hanno alimentato le polemiche attorno alla band. Ma, nonostante le critiche, i Falling In Reverse non sono sempre stati i “cattivi” della scena metalcore. Hanno vissuto alti e bassi, momenti di gloria e periodi di oblio. Oggi, la band è più popolare che mai, ma la loro fama è legata più alla presenza di Ronnie che alla loro musica. In pratica, con il suo passato turbolento ha trasformato la sua immagine in una sorta di sfida, attirando un pubblico che sembra più interessato al personaggio che alla musica stessa.

Il nuovo album si chiama “Popular Monster”, con una foto segnaletica del cantante in copertina, tanto per evidenziare il suo enorme ego. In quest’ultimo lavoro, il tempo è cambiato, lasciando poco spazio per un passato controverso. Intrappolato tra i fantasmi del suo passato e le aspettative di un presente in continuo mutamento, Radke sembra tradire sia se stesso che il mondo che lo circonda. L’album diventa un grido di dolore, una riflessione amara su una società che sembra disposta a cancellare chiunque non si adatti al suo modello, come evidenziato dal testo di ZOMBIFIED. In ogni caso, lui stesso non ha il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie affermazioni. Preferisce nascondersi dietro la scusa delle ‘voci nella sua testa’ (dal testo di Voices In My Head), costruendo un’immagine di sé come vittima di una tormentata battaglia interiore, che però sfrutta spudoratamente a proprio vantaggio. Di conseguenza, i tentativi di provocazione risultano ormai scontati e contraddittori. Un quarantenne che si lamenta della mancanza di coraggio altrui come in NO FEAR è un paradosso evidente. Il discorso è stanco, privo di originalità. Sembra un bambino che urla nel vuoto, cercando attenzioni ma mancando completamente della sostanza necessaria per sostenere un ruolo provocatorio.

L’intero disco è un esperimento ambizioso ma poco riuscito. Il mix di stili musicali è eccessivo e crea un’atmosfera disomogenea. Le tracce rap, in particolare, soffrono di una produzione eccessiva che nasconde piuttosto che valorizzare le voci, spesso fuori tono. L’effetto complessivo è quello di una jam session improvvisata, con sonorità spesso stonate e forzate, come nel brano Watch the World Burn. La presenza di tracce risalenti a diversi anni fa suggerisce un approccio più commerciale che artistico, dettato dalla necessità di sfruttare al massimo il potenziale di guadagno. In più, l’inclusione di tematiche controverse, come la violenza contro le persone transgender in Ronald, sottolinea ulteriormente la natura incoerente e strumentale del progetto, creando una dissonanza con l’immagine spesso trasgressiva del gruppo. Nonostante una produzione sontuosa e momenti di forza in brani come Ronald e ZOMBIFIED, l’album nel complesso non lascia un segno indelebile. All My Life, impreziosita dalla partecipazione di Jelly Roll, rappresenta l’apice dell’album, ma non basta a elevarlo al di sopra della media. A chiudere l’album, una rivisitazione di Last Resort dei Papa Roach con un’aggiunta orchestrale che, seppur lodevole nell’intento, pecca di esecuzione e suona piuttosto grezza.

In definitiva, ci sono pochissimi elementi che potrebbero essere salvati in tutto quest’ultimo lavoro dei Falling In Reverse, ma non abbastanza per poterlo giudicare positivamente. Ciò nonostante, Ronnie Radke può permettersi di pubblicare del materiale come questo senza perdere neanche un singolo fan (8 milioni di ascoltatori mensili su Spotify), e questo rende “Popular Monster” ancor più trascurabile nell’ambito della scena metalcore attuale.

2/10

 

Tracklist:
01. Prequel
02. Popular Monster
03. All My Life (feat. Jelly Roll)
04. Ronald (feat. Tech N9ne e Alex Terrible)
05. Voices In My Head
06. Bad Guy (feat. Saraya)
07. Watch The World Burn
08. Trigger Warning
09. ZOMBIFIED
10. NO FEAR
11. Last Resort – Reimagined


Band:
Luke Holland – batteria
Chris LaPlante – chitarra
Ronnie Radke – voce
Christian Thompson – chitarra
Tyler Burgess – basso

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