Quando si parla del genere “stoner” si parla di una corrente musicale che ha origine nell’hard rock con suoni crudi, veri, a volte psichedelici e caratterizzati da ritmi pesanti e scevri (fortunatamente) da ingombranti assoli e virtuosismi chitarristici. A voler abbondare coi termini, che a me sinceramente non piacciono poi troppo, a volte lo si definisce anche “desert rock”, forse in omaggio ai Desert Session, curiosa commistione tra Kyuss, QUOTSA e altri variopinti personaggi che periodicamente si chiudono in studio per giorni nel deserto a Palm Spring.

In questa meravigliosa e pura corrente hard rock, storicamente data alla luce dai Blue Cheer, troviamo band e dischi dalla notorietà Â mondiale, ma ben pochi che possono vantare un vero successo di mercato; nel cesto troviamo gioielli come gli Hellacopters e appunto i Fu Manchu che si guadagnano il non ambito premio di “most underrated band” del panorama metal. I Fu Manchu nascono dietro casa mia, in Orange County, a metà  degli anni 80 col nome di “Virulence” e propongono un crudo punk; bisogna aspettare 10 anni per avere il cambio del nome e dei dischi in uscita e nel 1996 esce il capolavoro “In search of”, disco che li catapulta in tour voluti espressamente dai Kyuss, Monster Magnet, COC ed altri estimatori, prima che colleghi di business.

Hollywood e il “Viper Room” li ospitano per il party di inaugurazione del nuovo disco, “slow ride / future transmitter 7” che quindi nessuno ha mai ancora sentito (seguirà  opportuna recensione, non temete), data che da il via al tour americano e poi europeo verso la fine dell’anno, ma ahivoi, senza toccare l’Italia.

Il Viper Room, manco a dirlo, è sul Sunset Strip a pochi passi dagli altri templi  della musica, un bel miglio di locali notturni e live music che manco un penny pagano di royalties a Britney Spears o Madonna, ma che han fatto la fortuna del rock dai tempi dell’età  Â della pietra.
Il club è molto piccolo, 170 persone di capienza, la scelta della location è un vero regalo agli afecionados perchè ovunque tu sia non puoi essere a piùdi 5 metri dalla band e dal piccolo palco, infatti biglietti venduti in un giorno e fila delusa al botteghino con molti disperati, portafoglio in mano, senza possibilità  di entrare.
Si entra (purtroppo) senza la solita perquisizione, ma per fortuna nessuno spara a nessuno (son cose a cui badare da queste parti…) e ci si ritrova al piano di sopra in una saletta con un bel piccolo palco, un poderoso impianto audio e un fornitissimo bar,  cose che mettono immediatamente a proprio agio.

Ad aprire le danze arrivano dal Texas i “Venomous Maximus” che alla prima canzone mi convincono ad uscire in strada nella zona fumatori a chiacchierare con altri fortunati spettatori fino alla fine dello scempio sonoro.
Giùle tende e l’imponente Scott Hill assieme al chitarrista Bob Balch si lanciano in un intro psichedelico di rito, immancabile, per poi aprire le danze con “King of the Road”, poderoso classico del loro repertorio.
Il pubblico pare gradire vista la quantità  di gente che vola per aria e lo stage diving  che procura a me e a molti altri qualche involontario calcio vista la calca. Colpisce subito la compattezza della band, affiatati e precisi fino al dettaglio; sciorinano brani dei dischi passati come Boogie Van e Laserbl’ast uno dietro l’altro senza tante ciance e chiacchiere come a mettere bene in chiaro: “qua si fa hard rock a volume alto, non si fa teatro”.

Arrivano le canzoni nuove: “Future Transmitter” e la cover di “Slow Ride” di Foghat che mi rassicurano sul tono del nuovo disco che appare senza brutte sorprese, ossia il solito amabilissimo disco pesante che non puzza di compromesso e rimane fedele alla sua storia.

Una setlist di 15 canzoni che si conclude con Saturn III e niente bis, due saluti striminziti dall’ “uomo senza sorriso”, il frontman Bob Walch e fine di una serata elettrica con una band tritacarne e un disco che non vedo l’ora di proporvi. Il tour europeo come detto toccherà  numerose città , ma non l’Italia, io fossi in voi un giretto a Zurigo, per lo meno se vivete al nord, lo farei anche…

SETLIST

(feedback intro) King of the Road – Eatin’ Dust – Boogie Van – Neptune’s Convoy – Dimension Shifter – Laserbl’ast! – Future Transmitter – Push Button Magic – Written in Stone – Slow Ride (Foghat cover) – Cyclone Lunch – Superbird – Squash that Fly- Saturn III

 

 

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