Il celebre cantante/bassista Glenn Hughes, noto per i suoi trascorsi nei Deep Purple e Black Country Communion, ha espresso una posizione schietta sul panorama rock contemporaneo in una recente intervista a Rock & Pop 95.9 (Argentina).
L’artista ha detto di sentirsi onorato, ma anche grato, per essere definito “la voce del rock”:
“È qualcosa di estremamente speciale. Me lo dicono da così tanto tempo. Sono davvero onorato di essere chiamato così. È fantastico. Ne sono davvero grato, perché significa che il mio lavoro viene riconosciuto, e sono felice di essere di nuovo qui con voi a suonare la mia musica.”
Quanto alle sue pratiche per preservare la voce, Hughes ha spiegato:
“Faccio molti esercizi di riscaldamento, pratico yoga, esercizi di respirazione. Dormo tanto e bevo molta acqua.”
Raccontando le sue influenze, Glenn Hughes ha spiegato che la sua identità musicale nasce da un intreccio tra la musica nera americana (R&B) e il rock di matrice britannica:
“Ho iniziato da ragazzino. La musica che ascoltavo da giovane era un mix tra quella americana e quella inglese: R&B nero americano e hard rock britannico. Quando combini questi generi, ottieni la “ricetta” Glenn Hughes.”
Guardando indietro al suo percorso, Hughes ha raccontato come ogni fase della sua vita abbia contribuito a creare nuove versioni di sé, tra alti e bassi:
“Con ogni anno che passa nasce una nuova versione di me. Rivisito la mia vita, ricordo il successo che ho avuto da giovane, ma anche i momenti più eccentrici, belli, difficili. Non rinnego né mi vergogno di niente, perché oggi sono qui a parlare di ciò che sono oggi. È davvero importante.”
Quando gli hanno chiesto se ascolta artisti rock emergenti, Glenn Hughes non ha nascosto una certa delusione:
“Con la musica nuova, non sento un nuovo Prince, non sento un nuovo Jeff Buckley. Non sento i nuovi Led Zeppelin, nè Rolling Stones. Non sento nulla di davvero speciale. Sto ancora aspettando che esca qualcosa di veramente unico.”
Secondo lui, una parte del problema è l’uso diffuso dell’intelligenza artificiale nella produzione musicale:
“Oggi, con l’AI, secondo me è tutto molto vano… non è reale e non è come dovrebbe essere. A me piacerebbe sentire qualcuno con un pianoforte accompagnato dalla voce, o chitarra più voce e nient’altro. Qualcosa di molto semplice, tre minuti al massimo, qualcosa di accattivante che ti acchiappi subito, come una volta.”

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