Ieri sera l’Alcatraz di Milano ha ospitato uno degli eventi più sensazionali di questo autunno: il concerto degli Halestorm, tappa italiana del loro nEverest Tour, nato per promuovere il nuovo e attesissimo album Everest uscito ad agosto di quest’anno. Inoltre, ad aprire la serata, abbiamo trovato una band capace di conquistare tutto il pubblico presente: i Bloodywood. Provenienti da New Delhi in India, questa band sta rapidamente diventando un fenomeno globale grazie al suo inconfondibile mix di metalcore, nu metal e sonorità tradizionali indiane.

Il loro set è stato infatti un concentrato di energia, ritmo e identità. I due frontman dalle vocalità complementari, Jayant Badhula (che alterna growl e canto tradizionale) e Raoul Kerr (con un’impronta più rap), hanno guidato la band in un vortice sonoro che unisce la potenza del metal occidentale ai colori e ai ritmi della musica indiana. Il risultato? Un’esperienza unica, capace di trascinare l’intero Alcatraz in un continuo alternarsi di headbanging, salti e pogo scatenato.

Fin dalle prime note, il pubblico dell’Alcatraz è stato travolto da un’ondata di energia e partecipazione, e la risposta del pubblico milanese è stata travolgente: moltissime magliette dei Bloodywood tra la folla, un entusiasmo palpabile e un coinvolgimento che ha commosso la band stessa. A più riprese i musicisti hanno ringraziato i fan italiani per il sostegno, ricordando come ogni acquisto di merchandising sia ciò che consente loro di continuare a vivere il sogno di suonare in giro per il mondo.

La loro musica è una dichiarazione di forza culturale e identità, capace di unire il meglio di due mondi apparentemente distanti. Brani come “Gaddaar” e “Nu Delhi” hanno fatto letteralmente tremare il locale sotto forma di autentiche esplosioni di energia e groove. Rispetto all’ultimo concerto dei Bloodywood in Italia al Legend Club di Milano, il salto di qualità è stato evidente: il palco dell’Alcatraz ha permesso ai Bloodywood di esprimere tutta la loro potenza scenica, regalando una performance impeccabile e viscerale.

Ma il momento più toccante della serata è arrivato proprio alla fine del loro set: Jayant, notando un bambino tra il pubblico sulle spalle del padre con un cartellone dedicato alla band, ha deciso di scendere dal palco per consegnargli personalmente la scaletta del concerto, abbracciarlo e fare una foto con lui. Un gesto di straordinaria gentilezza che ha trasformato la potenza del metal in pura emozione, confermando quanto i Bloodywood siano non solo musicisti eccezionali, ma anche persone genuine e profondamente legate ai loro fan.

Setlist

Gaddaar
Aaj
Dana Dan
Bekhauf
Nu Delhi
Halla Bol
Machi Bhasad (Expect a Riot)

Dopo la straordinaria apertura dei Bloodywood, l’attesa per i Halestorm era alle stelle. La band guidata dall’inimitabile Lzzy Hale è salita sul palco dell’Alcatraz accolta da un’ovazione fragorosa, confermando ancora una volta perché è considerata una delle più grandi e influenti formazioni hard rock contemporanee. Vincitori di un Grammy Award grazie alla travolgente “Love Bites”, gli Halestorm non hanno certo bisogno di presentazioni: ogni loro concerto è un’esperienza che fonde potenza, tecnica e intensità emotiva. Non a caso, infatti, questa band ha avuto l’onore di essere tra le formazioni presenti al “Back To The Beginning”, concerto di addio di Ozzy Osbourne e i Black Sabbath avvenuto a Luglio a Birmingham, in cui erano presenti i nomi piu’ illustri della scena rock/metal mondiale come i Metallica, i Guns ‘N’ Roses, gli Slayer, i Pantera, gli Alice in Chains, i Lamb of God… solo per citarne alcuni.

Il nEverest Tour celebra il nuovo album “Everest”, un lavoro che rappresenta una vera e propria evoluzione artistica. Se i precedenti dischi come “The Strange Case Of…”, “Into the Wild Life”, “Vicious” e “Back from the Dead” avevano consolidato la loro fama grazie a melodie catchy e ritornelli immediati (elementi sempre presenti fin dal loro disco di esordio “Halestorm”), Everest mostra una band più profonda, personale e sperimentale, capace di spingersi verso territori sonori quasi progressive, senza però perdere la loro identità travolgente. Con Everest, la band ha scelto una direzione più intima, introspettiva e talvolta cupa, con nuove composizioni ricche di sfumature e suggestioni tetre che mostrano una maturità compositiva sensazionale che eleva ulteriormente lo status della formazione americana.

La scaletta della serata, come da tradizione, è stata diversa da quella delle tappe precedenti, rendendo ogni concerto unico e imprevedibile. L’apertura con “Shiver” e “Mz Hyde” ha scatenato l’Alcatraz, mentre momenti più intimi come “Like a Woman Can” e “Darkness Always Wins” hanno mostrato la parte più delicata e malinconica della band. Soprattutto con il brano capolavoro dell’ultimo album “How Will You Remember Me?”, dedicato da Lzzy ha tutte le persone che ci hanno lasciato e che non sono piu’ presenti con noi. Un momento estremamente toccante da pelle d’oca!

E al centro di tutto c’è proprio lei: Lzzy Hale, carisma puro e magnetismo allo stato liquido. Oltre a una voce straordinaria, Lzzy ha conquistato il pubblico con la sua genuinità e la sua empatia: ha ringraziato i fan praticamente dopo ogni brano, ha parlato in italiano strappando sorrisi e applausi e, in un momento di pausa, ha interrotto il set per assicurarsi che una persona caduta tra la folla stesse bene. Gesti che dimostrano quanto sia non solo un’artista di enorme talento, ma anche una persona autentica e generosa.

Dal punto di vista musicale, la sua performance è stata ipnotica. Lzzy Hale possiede una voce che attraversa l’anima: profonda, calda e potente, capace di graffiare con energia su brani come “I Gave You Everything”, “Watch Out!” e “Rain Your Blood on Me” ma al tempo stesso emozionare con intensità struggente su ballad come la favolosa “Break In”. Oltre a ciò, ha dimostrato ancora una volta la sua versatilità suonando chitarra e pianoforte, confermandosi un’artista completa a 360 gradi.

Sul palco, la band ha offerto un’esibizione impeccabile: i riff e gli assoli di Joe Hottinger hanno incendiato la platea, il basso di Josh Smith ha garantito groove e dinamismo, e la batteria di Arejay Hale ha dettato un ritmo implacabile e travolgente, ricordando a tutti perché è considerato uno dei migliori batteristi del panorama hard rock contemporaneo. E proprio Arejay ha regalato uno dei momenti più spettacolari della serata con il suo ormai leggendario assolo di batteria. Una prima parte di pura tecnica e potenza, tra evoluzioni e giochi di bacchette lanciati in aria, seguita dal consueto gran finale con le “bacchette giganti”, con cui ha continuato a suonare un breve ma incredibile segmento, tra l’entusiasmo e la meraviglia del pubblico.

Il concerto è proseguito con i grandi classici che hanno reso celebri gli Halestorm: “I Miss the Misery”, “Freak Like Me”, “I Am the Fire” (con Joe e Lzzy che hanno sfoderato le loro stupende “chitarre a doppio manico”) e ovviamente “Love Bites”, cantata all’unisono da tutto l’Alcatraz. Ma il momento più sorprendente è arrivato con “I Like It Heavy”, raramente eseguita dal vivo, che ha infiammato il pubblico intero.

Il gran finale è stato affidato alla monumentale “Here’s to Us”, inno alla comunità del rock e del metal che Lzzy Hale ha dedicato a tutte le persone presenti in sala. Un epilogo perfetto per una serata che resterà impressa nella memoria: un concerto epico, vibrante, umano, e la conferma che gli Halestorm continuano a scrivere la storia del rock.

Setlist

Fallen Star
Mz Hyde
I Get Off
Everest
I Gave You Everything
Shiver
Darkness Always Wins
How Will You Remember Me?
I Am The Fire
Familiar Taste of Poison
Rain Your Blood on Me
Drum Solo
Love Bites (So Do I)
Watch Out!
Freak Like Me
I Miss the Misery
Break In
Like a Woman Can
I Like It Heavy
Here’s to Us

Sfoglia qui l’intera Gallery a cura di Monica Ferrari – La Dame Blanche Photography.

Si ringrazia MC2 LIVE.

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