Un viaggio in macchina offuscato dalla nebbia e da una pioggerellina intermittente: le temperature tiepide dei giorni scorsi hanno nuovamente lasciato spazio a un freddo pungente. In lontananza si scorge una scritta “Live Club”: siamo arrivati a destinazione.

Clima concitato ed elettrico quello percepito dopo pochi passi all’interno del club di Trezzo d’Adda, nella serata di martedì 10 marzo. Una moltitudine di magliette con sopra un cervo cattura l’occhio: tantissimi ragazzi e ragazze la indossano. È la copertina di Heimat, ultimo album degli Heaven Shall Burn.


FROZEN SOUL

Alle 19:00 le luci si spengono per la prima volta. A dare il via alle danze è la band americana Frozen Soul. Il gruppo death metal, nato nel 2018 e originario di Fort Worth, Texas, porta un’energia travolgente sul palco del Live Club, riscaldando il pubblico già presente e invitando calorosamente alla festa tutte le persone che via via si addentrano nel club.

I Frozen Soul sono noti per uno stile fortemente influenzato dal death metal old school, con richiami evidenti a band come gli Obituary. Il loro sound è caratterizzato da riff pesanti, tempi lenti e atmosfere più che cupe; sarebbe meglio dire glaciali, taglienti, dirette.

Dopo il debutto con l’EP Encased in Ice del 2019, la band ha iniziato a farsi strada nel mondo del death. Il primo album, Crypt of Ice (2021), e il secondo lavoro Glacial Domination, prodotto da Matt Heafy dei Trivium, hanno ulteriormente ampliato la loro visibilità con tour internazionali e partecipazioni a importanti festival metal.

Il cantante Chad Green dimostra una grande presenza scenica, trasportando l’audience in un vortice elettrico. Il repertorio portato dai Frozen Soul lascia uno spiraglio sul passato, riportando il brano omonimo Crypt of Ice, fino ad arrivare all’ultimo album in studio No Place of Warmth (2026), regalando brani della portata di Invoke War e Chaos Will Reign. Tra urla goliardiche e mosh pit scatenati, la band americana termina il suo set.

Setlist

  1. Encased in Ice

  2. Absolute Zero

  3. Chaos Will Reign

  4. Morbid Effigy

  5. No Place of Warmth

  6. Arsenal of War

  7. Invoke War

  8. Crypt of Ice


THE BLACK DAHLIA MURDER

Alle 19:50, con una sala concerti che prende sempre più forma, arriva sul palco del Live Club una band che ha fatto la storia del genere melodic death metal: The Black Dahlia Murder.

La band americana, nata nel 2000 a Waterford, Michigan, deve il suo nome suggestivo a un fatto di cronaca che fece scalpore negli Stati Uniti: l’assassinio crudele e brutale di Elizabeth Short (definita Black Dahlia) nel 1947.

Il gruppo è noto per unire la velocità e l’aggressività del death metal tipicamente americano, con l’utilizzo di blast beat e growl, spesso alternato allo scream, con melodie e influenze provenienti dal death metal scandinavo, creando uno stile tecnico e serrato, con pochi momenti di respiro, tanto che i breakdown quasi si confondono.

La band ha raggiunto una grande popolarità nella scena metal internazionale con album come Miasma (2005), Nocturnal (2007) e Ritual (2011), tra riff serrati, batteria dalle battute pesanti e testi prevalentemente horror.

La band, complice un audio pasticciato, non brilla come in altre performance svolte recentemente: i suoni purtroppo tendono a diventare un mischione, rendendo difficile percepire l’apertura dei diversi strumenti e decifrare le armonizzazioni. Oltre a ciò, Brian Eschbach, ex chitarrista della band e ora cantante dopo la morte nel 2022 di Trevor Strnad, intrattiene il pubblico ma non folgora per presenza scenica, mancando di carisma rispetto a Strnad. Per chi ha visto The Black Dahlia Murder negli anni d’oro, la differenza è importante. Il progetto con il nuovo cantante funziona e riesce a portare avanti un grande progetto, anche se meno scintillante rispetto al passato.

Il gruppo propone brani di repertorio come Everything Went Black e What a Horrible Night to Have a Curse. Si percepisce che hanno molta storia da raccontare: nonostante le difficoltà e gli innumerevoli cambi di formazione, The Black Dahlia Murder hanno ancora molto da dire.

Il sound del gruppo presenta anche molti tecnicismi e chiare influenze dei gruppi death metal floridiani, come i Malevolent Creation. Tra le band che hanno influenzato il loro suono vi sono senza dubbio i Carcass e gli In Flames.

Setlist

  1. What a Horrible Night to Have a Curse

  2. Kings of the Nightworld

  3. Aftermath

  4. A Vulgar Picture

  5. Mammoth’s Hand

  6. Cursed Creator

  7. Nightbringers

  8. Everything Went Black

  9. Utopia Black


THE HALO EFFECT

Alle 20:50 arriva una band molto attesa, che cattura l’attenzione ancor prima di varcare le tende che separano il backstage dal palco. In tanti sono lì per loro, spendendo parole di affetto per un progetto nato dalla costola dei grandi Dark Tranquillity: ecco The Halo Effect.

Un progetto di eccellenza che vede tra le sue fila Daniel Svensson alla batteria, Peter Iwers al basso, Niclas Engelin alla chitarra e Mikael Stanne alla voce.

Il progetto, nato a Göteborg nel 2019, si sviluppa con l’intento di recuperare il sound classico del cosiddetto Gothenburg sound, lo stile di melodic death metal sviluppato negli anni Novanta da band come In Flames, Dark Tranquillity e At The Gates.

Il nome della band fa riferimento all’effetto alone, ovvero un bias cognitivo per cui la percezione positiva di una singola caratteristica di una persona o di altri elementi, influenza l’intera valutazione, estendendosi anche a tratti non correlati. Quando è nato il progetto The Halo Effect, l’idea era proprio quella di recuperare lo spirito e il sound classico del melodic death metal di Göteborg. Il nome richiama quindi l’idea dell’“aura” o dell’“alone” che circonda quel periodo storico, quasi come se quella scena avesse lasciato una traccia luminosa e influente su tutta la musica metal successiva.

La qualità dei singoli musicisti è indiscussa: un sound deciso, coinvolgente e molto preciso, il tutto accompagnato dalla voce pulita, anche nel growl, di Mikael Stanne.

Stanne appare sorridente, come tutte le volte che lo si vede sul palco in qualità di cantante di una delle sue formazioni. Un sorriso che si spezza con le prime parole di This Curse of Silence. La band propone brani appartenenti ai due album pubblicati finora: Days of the Lost (2022) e March of the Unheard (2025).

Il pubblico del Live Club è in delirio: tutti conoscono le canzoni a memoria, i ragazzi si stringono in abbracci intervallati da salti, mentre mosh pit ininterrotti fanno da cornice, coinvolgendo un’audience decisamente energica.

La band chiude la propria performance con il singolo Shadowminds, restando sul palco a godersi il pubblico per svariati minuti al termine del concerto.

Setlist

  1. This Curse of Silence

  2. March of the Unheard

  3. Feel What I Believe

  4. The Needless End

  5. Detonate

  6. Become Surrender

  7. Gateways

  8. Our Channel to the Darkness

  9. Between Directions

  10. A Truth Worth Lying For

  11. Shadowminds


HEAVEN SHALL BURN

Alle 21:50 arrivano i grandi protagonisti della serata: gli Heaven Shall Burn.

Il pubblico accoglie con un’ovazione la band melodic death metal tedesca, nata nel 1996 a Saalfeld, in Germania, che dopo qualche secondo di assestamento incendia il palco del Live Club di Trezzo d’Adda.

Il gruppo nel suo sound riporta sonorità tipiche del metalcore, miscelate con una buona dose di death metal e hardcore. I testi delle loro canzoni sono spesso legati a tematiche politiche, sociali e antifasciste, oltre che a questioni ambientali e ai diritti umani.

Il cantante Marcus Bischoff e i chitarristi Maik Weichert e Alexander Dietz sono tra i membri storici della formazione.

Tra gli album più noti della loro discografia ci sono Iconoclast (Part 1: The Final Resistance) (2008), Veto (2013) e il doppio album Of Truth and Sacrifice (2020), che ha raggiunto il primo posto nella classifica ufficiale degli album in Germania.

La band non si lascia andare a troppi convenevoli, riducendo qualsiasi discorso a qualche parola di ringraziamento: la musica è l’elemento centrale, ciò che il gruppo vuole comunicare al suo pubblico sta tutto lì. L’atmosfera appare più oscura rispetto a quella generata dalle band precedenti: gli occhi dei presenti vengono rapiti dalla performance quasi ipnotica dei cinque musicisti. Ci si ritrova in un vortice nero nel quale, invece di cercare la luce, si cerca ancora più buio.

Partono immediatamente mosh pit devastanti: sembra di assistere a una guerra tra due fazioni. L’impatto nella chiusura delle voragini create dal pubblico ricorda l’esplosione di una bomba, un Kraken che inghiotte una nave o, restando in tema, una lotta tra cervi.

La band propone numerosi brani appartenenti all’ultimo lavoro in studio Heimat, tra i quali Confounder, My Revocation of Compliance e War Is the Father of All. Tra i pezzi eseguiti non potevano mancare gli immancabili Black Tears e Endzeit.

Setlist

  1. War Is the Father of All

  2. Voice of the Voiceless

  3. My Revocation of Compliance

  4. Counterweight

  5. Armia

  6. Confounder

  7. Awoken

  8. Endzeit

  9. Black Tears

  10. Übermacht

  11. The Martyrs’ Blood

  12. March of Retribution

  13. Thoughts and Prayers

Encore:
14. Godiva
15. A Whisper From Above

PUBBLICO

Galley a cura di Monica Ferrari – La Dame Blanche Photography.

Si ringrazia MC2 LIVE.

 

 

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