Giungiamo all’ultima giornata di questo Hellfest 2025 con quella che è già un po’ di nostalgia al fatto che siamo quasi giunti al termine di quest’ulteriore edizione fantastica… ma non vogliamo ovviamente rovinarci questi ultimi momenti è quindi partiamo carichi come non mai per questo Day 4!

Novelists (Main Stage 2)

E non potevamo che iniziare anche oggi col botto… perché i Novelists sono stati uno degli highlights assoluti di questo lungo weekend! La band di metalcore francese è stata devastante sotto ogni aspetto e ha portato sul palco uno show di cui siamo rimasti senza parole! Questa band era stata inoltre selezionata dall’Hellfest come artista partecipante al “Warm Up” tour insieme alle Nervosa (vedi nostro articolo del Day 2) e già in quell’occasione aveva fatto parlare di sé in tutta la Francia… ma i Novelists godono anche già di una fama internazionale ed oggi abbiamo decisamente capito il perché. Non ha caso la band partirà in autunno per un lungo tour da support band ai Landmvrks in Nord America tra Stati Uniti e Canada. Come descriverli? L’unica band metalcore al mondo capace di inserire lunghi assoli di chitarra strabilianti in perfetto clean sound e una inventiva di composizione fuori dal comune capace di esaltare al meglio le qualità vocali strabilianti della loro nuova cantante Camille Contreras. Già, perché i Novelists hanno recentemente cambiato vocalist dopo il loro primo lungo periodo con Matteo Gelsomino e il seguente con Tobias Rische. E la nuova scelta non poteva essere piu’ azzeccata! Camille ha permesso ai Novelists di aprire un nuovo capitolo portando un’ondata di innovazione che ha permesso alla band di fare il passo di qualità definitivo sulla base di quello che era già un progetto solido! Tanto di cappello perché non era cosa assolutamente semplice! Ed è così che su una setlist carica di brani del nuovo strabiliante disco “Coda” (unico ad oggi con Camille alla voce) i Novelists ci deliziano di una performance stratosferica carica di fuoco e fiamme quasi su ogni brano! Il passaggio dai clean agli harsh vocals di Camille è fenomenale e la bellezza degli assoli di Florestan Durand e Pierre Danel è imparagonabile! Set meraviglioso e band che promette un futuro ancor piu’ grandioso di quello che già ha ottenuto.

Voto: 10/10

 

Poppy (Main Stage 2)

Arriva il momento dell’artista piu’ enigmatico e misterioso di questo Hellfest. Poppy è una giovane cantante che proviene da un passato principalmente pop e che da un giorno all’altro ha deciso di darsi al metal ottenendo risultati strabilianti! Poppy ha infatti pubblicato il suo ultimo album nel 2024 dal titolo “Negative Spaces” ed è proprio questo disco che ha marcato l’inizio di questa nuova era per la cantante americana di Boston. Per il resto si sa molto poco del suo passato al di furi dei suoi altri 5 dischi pop / dark pop / electro / industrial. È un personaggio che rilascia pochissime interviste e quelle poche interazioni con i media sono sempre molto misteriose ed emblematiche dando sempre l’idea di vivere in un mondo parallelo davvero intrigante… decisamente curioso! Detto questo, a livello musicale Poppy dimostra una padronanza sia dei clean vocals che dello scream davvero di altissimo livello! Ed il suo passato pop gli permette inoltre di aggiungere quel tocco “catchy” su quasi in ogni pezzo con ritornelli orecchiabili e facili da ricordare… il tutto ovviamente potenziato da un suono metalcore/alternative rock davvero attraente! I musicisti di cui Poppy si è circondata sono tutti incappucciati con nessun tratto del loro viso visibile, il che rende il tutto ancora piu’ misterioso. Da sottolineare la qualità di esecuzione di ognuno di questi membri che dimostrano di essere degli artisti metal totalmente degni di questo palco. Che dire? Set molto efficace ed estremamente godibile, i pezzi sono davvero belli ed efficaci. Poppy dispone veramente di un carisma singolare e soprattutto si dimostra all’altezza di un Main Stage all’Hellfest sotto ogni aspetto.

Voto: 9/10

Lorna Shore (Main Stage 2)

Tocca ad una delle band di cui si parla di più’ in questo momento e che sempre di piu’ sta convincendo il panorama metal di essere un promessa per il futuro. Per quanto i Lorna Shore abbiano comunque piu’ di 10 anni di esperienza e 4 album all’attivo, è sicuramente dall’arrivo del loro vocalist attuale Will Ramos nel 2021 che la band ha guadagnato una popolarità notevole. Il motivo? Per chi davvero non abbia ancora sentito un pezzo dei Lorna Shore con Will alla voce non esitate un secondo ad andare ad ascoltarli… rimarrete senza parole! Will viene definito come il vocalist deathcore piu’ impressionante della sua generazione, e penso che davvero non si debba aggiungere altro! La voce di Will è surreale! Soprattutto vedendo le variazioni che riesce a gestire all’interno del timbro harsh/scream, dai bassi spaventosi agli acuti impressionanti! È quasi impossibile sentire Will e non chiedersi se è davvero la sua voce che riesce a fare quegli effetti… ed il bello è che è proprio così! Devastante ed ipnotico sotto ogni aspetto! Terrificante ed affascinante allo stesso tempo! Da “Sun//Eater” passando per “Oblivion” e “To the Hellfire” fino a “Pain Remains III: In a Sea of Fire”, il set è carico di un’energia senza uguali e non si può che rimanere ammaliati di fronte a tanto talento! Se proprio vogliamo trovare l’unico piccolo difetto dei Lorna Shore è che la musica passa quasi in secondo piano talmente l’attenzione è focalizzata sulla voce di Will… il deathcore dei Lorna Shore è veramente costruito per la voce di Will è quindi magari manca di un pelo di inventiva dal punto di vista puramente strumentale. Questo se proprio vogliamo essere puntigliosi, perché i musicisti rimangono solidissimi e le composizioni di assoluto livello! È solo che l’attenzione è inevitabilmente completamente incentrata su di lui… e non potrebbe essere altrimenti dato l’ineguagliabile talento! Ah, si, Will ha 31 anni… un ulteriore motivo per essere ancor piu’ sbalorditi!

Voto: 9/10

 

Messa (Valley)

Arriva il momento dei nostri portabandiera! La band doom metal di Cittadella si è guadagnata ormai una fama internazionale ed è forse ancor piu’ venerata all’estero che da noi! Il successo dei Messa è strameritato e non possiamo che essere fieri di essere rappresentati da loro. Il loro doom metal, infatti, è piu’ che unico e viene definito dalla band stessa “Scarlet Doom” grazie alle variazioni di stoner rock, blues e anche progressive che troviamo nell’evoluzione dei loro 4 album, con il recentissimo “The Spin” uscito proprio quest’anno. Ipnotici, enigmatici ed accattivanti… come sempre i Messa sanno portarti in una dimensione parallela da cui si rimane ammaliati! Sara Bianchin è sempre magnetica, con una voce profonda e sublime capace di spiccare in mezzo alla base strumentale imponente di Marco Zanin e Alberto Piccolo, con Rocco “Mystir” alla batteria a completare una vera e propria opera d’arte sonora. I Messa possono tranquillamente essere definiti come delle colonne portanti di questo genere, il che è un vero motivo di orgoglio per tutto il nostro paese.

Voto: 10/10

Eagles of Death Metal (Main Stage 1)

Arriva il momento degli elettrizzanti Eagles of Death Metal! Ogni esibizione della band in Francia è sempre molto sentita a causa della tragedia del Bataclan dove persero la vita 89 persone nell’attacco terroristico di Parigi quando erano proprio loro ad esibirsi. C’è sempre quindi un momento emotivo molto forte che entra in gioco e che il frontman della band Jesse Hughes tiene sempre a ricordare. Voltando pagina su questo triste avvenimento e parlando della performance in sé, gli EODM hanno tirato fuori un set da manuale! Jesse si è circondato di musicisti straordinari che possono essere ormai considerati membri della band a tutti gli effetti e non solo touring members. Ricordiamo infatti che il progetto era inizialmente fondato da Jesse Hughes al canto/chitarra e Josh Homme alla batteria, con Josh che però suona molto raramente con la band a causa dei suoi impegni con i Queens of the Stone Age. I musicisti attuali che accompagnano Josh sono quindi Leah Bluestein alla batteria, Scott Shiflett alla chitarra, Jennie Vee al basso e Rex Roulette alla chitarra. Una formazione strabiliante che dimostra una felicità incontenibile di potersi esibire all’Hellfest. Ma il piu’ felice di tutti e proprio Jesse, che ha passato probabilmente piu’ tempo alla transenna abbracciato dalla folla che sul palco stesso. Pezzi super accattivanti, gioiosi e divertenti conditi da una classe e una qualità di esecuzione sopraffina fanno del loro set una goduria totale. Jesse interagisce con il pubblico ad ogni brano e coinvolge sistematicamente sia Jennie che Rex a suonare spalla a spalla od uno di fronte all’altro, simbolo di una coesione evidente con tutti i membri della band. Performance fantastica sotto ogni aspetto!

Voto: 10/10

 

Motionless in White (Main Stage 2)

Arriva al momento di una band che amiamo moltissimo e che fa delle performance dal vivo il loro cavallo di battaglia. I Motionless in White sono una band di metalcore fantastica che combina generi gothic, industial e death in modo egregio spingendo su un aspetto estetico macabro super accattivante e che è diventato un vero marchio di fabbrica! Il vocalist Chris Motionless è un vero frontman di carisma assoluto capace di avere una padronanza della voce non indifferente, gestendo scream e clean vocals con grande maestria permettendo di avere dei pezzi dal suono molto heavy con anche ritornelli melodici molto accattivanti. Il loro set è tra i piu’ impressionanti visti in questa edizione con una pesantezza di suono davvero pronunciata e una coreografia di fiamme costanti davvero spettacolare! Ma è davvero la performance musicale che colpisce per intensità, qualità ed esecuzione! E se il trucco dei membri rimane qualcosa di bellissimo e super efficace, la band ci dimostra soprattutto la loro qualità sopraffina nell’essere tra le migliori band assolute del metalcore attuale!

Voto: 10/10

 

A Day to Remember (Main Stage 2)

I Day to Remember si esibiscono in uno slot orario che li colloca tra le piu’ importanti band di giornata e solo questo è già un riconoscimento alla band della Florida che celebra ormai piu’ di vent’anni di carriera. Quello che colpisce di piu’ di questa band, sia dal punto di vista dei dischi che della performance di oggi, è la capacità di suonare brani in perfetto stile pop-punk (alla Simple Plan per intenderci) e poi pezzi metalcore devastanti (alla Architects) … un connubio difficilmente immaginabile anche solo a pensarlo! Eppure, funziona… anche perché questo “switch” si percepisce anche all’interno di una stessa canzone creando un effetto davvero intrigante… bravi davvero nel proporre qualcosa fuori dagli schemi e fatto davvero bene! Colpisce soprattutto la padronanza del loro set e la loro disinvoltura sul palco, mostrando la loro esperienza e la consapevolezza di aver raggiunto livelli decisamente alti all’interno del panorama metal. Performance davvero solida e convincente.

Voto: 8/10

 

Jerry Cantrell (Valley)

Tocca ad un artista emblematico del grunge che proviene da quella che che può essere considerata la band piu’ importante del genere. Jerry Cantrell, infatti, non è altri che il fondatore, compositore, chitarrista e co-lead vocalist dei leggendari Alice in Chains. E se l’anima di Layne Staley rimarrà sempre nei nostri cuori, Jerry (insieme a William DuVall) ha saputo continuare a far vivere la fiamma degli Alice in Chains anche dopo la sua tragica scomparsa, portando quindi avanti la sua legacy continuando a fare musica e permettendoci di assaporare ancora oggi quei pezzi mitici. Con questo progetto solista Jerry ci parta quindi sia i suoi brani inediti che pezzi degli Alice in Chains, dando vita ad una performance di classe smisurata davvero convincente. E non si può quindi che rimanere in estasi davanti a brani come “Them Bones”, “Down in a Hole”, “Would?” o “Rooster”.

Voto: 8/10

Dethklok (Altar)

Ed ora ci godiamo qualcosa di piu’ unico che raro. A cercare di compensare l’unica lacuna dell’Hellfest di quest’anno (ovvero la mancanza di band di melodic death metal) troviamo i Dethklok. Chi sono? Una band immaginaria tratta dalla serie animata “Metalocalypse”. Band immaginaria? Si, perché il set è ovviamente suonato dal vivo con musicisti reali presenti sul palco, ma sono avvolti nella penombra con un maxischermo sullo sfondo che trasmette le immagini della serie animata su ogni pezzo, focalizzando quindi l’attenzione su quello che trasmette lo schermo e non i musicisti presenti. Questo per permettere proprio di creare quell’effetto come se fossero i personaggi della saga presenti allo schermo che suonano e non i musicisti presenti. Un concetto davvero unico che per i fan della serie potrebbe definirsi come l’apoteosi assoluta! Rendendo quindi reale le performance di una band presente in una serie animata… un concetto geniale! Ma quello che colpisce ovviamente di piu’ è il melodic death metal di assoluta qualità che viene eseguito dai membri della band! Riff aggressivi con lunghissime parti melodiche energiche fanno da padrone ad un set super accattivante che ci ricorda quanto il melodic death metal possa essere strabiliante! Certo, per poter essere totalmente in estasi davanti a questo concetto bisognerebbe aver visto la serie ed essere fan di quest’ultima… ma nulla toglie alla prestazione eccezionale a cui abbiamo assistito!

Voto: 8/10

Linkin Park (Main Stage 1)

Chiudiamo in bellezza questa giornata e questa edizione dell’Hellfest con l’ultimo headliner in programma. L’attesa per i Linkin Park era enorme per ben due motivi: il primo è che la band tornava all’Hellfest a distanza di otto anni dall’ultima difficile apparizione come headliner, dove la band era stata purtroppo fischiata per la scelta sciagurata di promuovere in scaletta brani giudicati troppo “soft” dal pubblico di Clisson. E il secondo ovviamente la reunion della band con la nuova cantante Emily Armstrong a rimpiazzare la tragica scomparsa di Chester Bennington. Avevamo ovviamente già avuto modo di vedere molti video delle performance della nuova versione dei Linkin Park così come di ascoltare il nuovo album con Emily al canto intitolato “From Zero”, ma vedere i Linkin Park dal vivo dopo tutti questi anni e in questa nuova veste era qualcosa che ci entusiasmava moltissimo! Ed è stato in tutto e per tutto qualcosa di epico! L’intero set è stato come un ponte di transizione tra l’era Chester e il nuovo capitolo con Emily. Ci sono stati ovviamente molti pezzi degli album storici dei Linkin Park riarrangiati per le performance vocali di Emily e Mike Shinoda e soprattutto una buona dose di brani tratti dal nuovo album per farci scoprire la nuova direzione che la band prenderà in futuro. E non poteva esserci scelta piu’ azzeccata! Nel senso che i Linkin Park non hanno stravolto la loro identità ma si sono evoluti in qualcosa di nuovo, piu’ incisivo e pieno di linfa vitale! La scelta di Emily ha permesso un taglio col passato anche e soprattutto nel rispetto di Chester, che era un artista strabiliante dalle qualità canore indiscutibili e che sarà sempre ricordato con grande affetto. Con Emily la band è rinata in qualcosa che gli permetterà di avere un nuovo futuro roseo, sempre nel rispetto di quello che è stata la band negli anni d’oro ma che ora vuole costruirsi una nuova identità. E questa identità ci piace moltissimo! Soprattutto i pezzi di “From Zero” come “The Emptiness Machine”, “Two Faced”, “Up From The Bottom” e “Heavy is The Crown” sono chiaramente dei brani devastanti che sono destinati ed essere i nuovi successi onnipresenti in scaletta negli anni a venire per i Linkin Park. Emily ha una voce graffiante, estremamente accattivante e assolutamente unica! Oltre che ad eseguire ovviamente in modo magistrale i pezzi costruiti per lei di “From Zero”, le sue interpretazioni di “Burn It Down”, “One Step Closer”, “In the End” e “Bleed it Out” sono da pelle d’oca! Ed il pubblico dell’intero Hellfest si esalta visibilmente per la durata dell’intero set, il che marca un cambiamento radicale rispetto a quanto successo otto anni fa. Certo, va detto che il pubblico dell’Hellfest è un po’ cambiato in questi anni e ci troviamo di fronte ad appassionati meno “puristi” rispetto a quell’epoca quando una band come i Linkin Park era considerata “troppo soft” per questo festival prima ancora di scoprire quella che sarebbe stata la scaletta. Oggi il pubblico è piu’ aperto mentalmente e l’organizzazione stessa promuove da qualche anno soprattutto sui Main Stage anche generi piu’ “moderni” se così li vogliamo definire… ma questi Linkin Park sono davvero ad un livello altissimo e tutto l’entusiasmo è strameritato! Non poteva esserci chiusura migliore per questa edizione, con la band che viene tutta quanta sul catwalk a fine set per ringraziare il pubblico con un Mike Shinoda visibilmente emozionato per il calore mostrato da tutto il festival.

Voto: 10/10

Si conclude quindi questo Hellfest 2025 con i tradizionali fuochi d’artificio (anche se l’anno scorso erano mancati) sulle note degli AC/DC, dei Black Sabbath e dei Linkin Park con una coreografia spettacolare a ritmo dei brani davvero impressionante! Un video di ringraziamento ai fan ci ricorda i numeri da record di questa edizione appena conclusa e ci annuncia le date della prossima edizione con il tema verde “spooky” fluoresecnte e lo slogan “Tales From the Pit”. Ancora una volta l’Hellfest ha dimostrato di essere il festival di riferimento per il mondo rock/metal con un’organizzazione, un sito e un programma ineguagliabili. Il costante inserimento di novità, sia di rinnovo per il sito che nella programmazione permette di avere un festival che si migliora ogni anno e che è sempre vivo ed innovativo, pur mantenendo quell’anima unica e fedele al nostro genere tanto amato. Ogni hanno il festival investe nel confort degli spettatori e spinge moltissimo nel far scoprire nuove generazioni di band rock/metal (quest’anno piu’ di 100 band del bill suonavano all’Hellfest per la prima volta) e questo è un aspetto che va davvero lodato. Sia per permettere a nuove band di emergere ed avere i nuovi headliner del futuro, sia perché una delle cose piu’ belle dei festival è proprio di scoprire nuove proposte e nuove band da ascoltare (oltre che a ovviamente avere le band storiche immancabili). Ed è proprio questo equilibrio perfetto che vogliamo elogiare all’Hellfest. La loro macchina è qualcosa di impeccabile che non smette mai di stupirci e a cui ancora una volta dobbiamo fare i complimenti per un’edizione fantastica! Appuntamento quindi all’anno prossimo! E non vediamo l’ora che sia giugno per tornare a raccontarvi quello che sarà l’Hellfest 2026!

Live Report a cura di Marco Fanizza
Fotografie a cura di Daniele Fanizza

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