2025 – Fearless Records

“Violent Nature”: questo il titolo scelto per il quarto album in studio degli I Prevail, band metalcore statunitense formatasi a Southfield, Michigan, nel 2013. L’album, rispetto al precedente “True Power” del 2022, segna un punto di svolta voluta e non voluta, un punto di rottura, di non ritorno.

Dopo l’addio di Brian Burkheiser, voce melodica della band dal 2014, infatti, gli I Prevail hanno scelto la via più tortuosa: non cercare un sostituto, ma abbracciare il caos e reinventarsi. Il risultato è un disco che non solo segna un cambio di pelle, ma che sembra progettato per ridefinire le regole del loro stesso linguaggio. La scelta è caduta sul ridurre l’aspetto melodico e puntare su un sound massiccio, compatto, intersecando sfumature tanto metalcore quanto deathcore, dimostrando che i quattro del Michigan hanno capito che restare a metà strada non era più possibile.

“Violent Nature” si apre con un pugno in faccia: il brano “Synthetic Soul” è breve, secco, chirurgico, dritto al punto, una chiara manifestazione di cosa aspettarsi dai brani successivi. È un perfetto compromesso tra voce pulita e melodica e una furia controllata, racchiusa in una moderna iper-produzione, capace di trasformare la violenza sonora – decisamente meno patinata che in passato – in qualcosa di paradossalmente elegante e sofisticato.

Brani come “Rain” mostrano una sfumatura diversa, più atmosferica, quasi cinematografica, e rivelano la volontà della band di non rimanere intrappolata in un solo registro. C’è un immaginario visivo potente, fatto di tempeste, montagne, figure mistiche, che dialoga con i temi dei testi: vivere sul filo, affrontare il lato oscuro della propria personalità, non avere paura di sprofondare nell’abisso. Eppure, nonostante il suono risulti coerente e sorprendentemente maturo, le liriche lasciano talvolta l’impressione di rimanere ancorate a cliché già sentiti.

I Prevail live @ Alcatraz, Milano 2024 – ph Ilaria Maiorino

Ascoltando “Violent Nature” il richiamo a band come Bad Omens e Architects risulta netto e invalicabile. Un esempio lampante è il brano “Crimson Clover”, ottava canzone dell’album, che nonostante voglia apparire come la nota diversificata e leggiadramente connotata del lavoro in studio della band, riporta alla mente una produzione infinita del panorama acustico metalcore, tra le tante “All These Things I Hate” dei Bullet For My Valentine.

Il vero punto di forza del disco non sta però nei singoli elementi, ma nel quadro complessivo: “Violent Nature” è un lavoro che vive di tensione costante, sia cercando il singolo da classifica sia puntando a costruire un’esperienza immersiva, quasi claustrofobica. L’album va analizzato come se fosse un palazzo dai tanti appartamenti: visto da fuori, nel suo complesso, appare solido, elegante e convincente, ma perde nel momento in cui si vuole fare una visita di ogni appartamento, cercando di voler trovare lo stupore e l’esaltazione in ogni stanza.

Il suono che traspare è quello di una band che accetta di farsi divorare dal proprio stesso istinto, e nel farlo trova una nuova forma di libertà. Il risultato finale è un album che non si limita a essere più pesante dei precedenti, ma che apre uno spazio inedito per la band, tra il mainstream da cui proviene e un underground che fino a ieri sembrava fuori portata. Non è un disco perfetto: ci sono momenti prevedibili, passaggi che sembrano appoggiarsi più a una maggiore forza bruta che alla scrittura consapevole. Ma nel complesso “Violent Nature” possiede l’urgenza e la coerenza che fanno la differenza tra un esercizio di stile e una vera rinascita artistica. In questo senso, più che un semplice nuovo capitolo, suona come il primo vero album di una band appena nata.


Tracklist

  1. Synthetic Soul
  2. NWO
  3. Pray
  4. Annihilate Me
  5. Violent Nature
  6. Rain
  7. Into Hell
  8. Crimson Clover
  9. God
  10. Stay Away

Formazione

  • Eric Vanlerberghe: voce
  • Steve Menoian: chitarra solista, basso
  • Dylan Bowman: chitarra ritmica, cori
  • Gabe Helguera: batteria

 

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