Tra pochi giorni si concluderà il “Mai dire Mai” tour che ha visto il ritorno de Il Teatro degli Orrori dopo quasi 10 anni di assenza dalle scene. La fine del tour prevede 3 date consecutive di cui l’ultima si terrà il 27 Settembre a Putignano.
In principio il ritorno della band di origini venete era stato annunciato con la comunicazione di 9 date, un primo assaggio, forse un test per tutti per capire quanto vuoto avessero lasciato Capovilla & Company dopo l’annuncio dello scioglimento, avvenuto ufficialmente solo nel 2020.
La band si è espressa con estrema trasparenza circa le circostanze della reunion, non negando che anche il fattore economico ha contribuito a motivarli a tentare di ricostruire un equilibrio interno funzionale alla ripresa dei lavori. Noi però siamo degli inguaribili romantici, innamorati della musica e del suo infinito potenziale e ci piace leggere delle coincidenze in questo sperato ritorno.
Sì, perché Il Teatro degli Orrori è un gruppo che si è sempre espresso con estrema chiarezza e senza mezzi termini su tante questioni sociali, politiche e culturali. Ogni canzone della band è un manifesto a sé volto a smuovere le coscienze verso una riscoperta dell’umanità, della razionalità e della conoscenza. In questo 2025 segnato da incertezza, conflitti e perdita di empatia insomma sembra provvidenziale che il rock possa tornare a tingersi dei colori della passione, della speranza e dell’impegno.
Ne abbiamo parlato con Giulio Ragno Favero, bassista del gruppo.

Isabel: Il teatro degli Orrori torna e il pubblico ne chiede ancora! Avevate annunciato 9 date iniziali, ma il Mai Dire Mai Tour si è arricchito e a fine mese vi vedremo impegnati in altre 3 date (le ultime) consecutive tra Roma, Napoli e Putignano. Che risposta avete avuto dal pubblico? Quella che immaginavate?
Giulio Ragno Favero: Il tour è andato molto bene. Abbiamo riempito quasi tutti i posti in cui abbiamo suonato, a parte un paio di defezioni, e questo diciamo che descrive in pieno l’amore del pubblico che ancora sostiene una proposta come la nostra, completamente disallineata alle attuali. Direi che è un segno che fa ben sperare, sia per la band, che per la possibilità di prevedere una “liberazione” della scelta.
Isabel: All’inizio del tour avevate espresso la speranza che anche un pubblico giovane potesse scoprire il Teatro degli Orrori e appassionarsi a un rock “non innocuo” permettendovi di arrivare dove non siete riusciti nemmeno in passato. L’impoverimento culturale di quasi 10 anni dal vostro scioglimento però lo abbiamo sentito tutto! Siete riusciti a farvi comprendere anche da un pubblico così legato al mainstream?
Giulio Ragno Favero: Con nostra sorpresa è stato bello vedere le prime file, e non solo, piene di ragazzini appena maggiorenni. Più volte abbiamo incrociato genitori che accompagnavano i figli ventenni, in una sorta di staffetta generazionale. Non potevamo chiedere di meglio, in fondo abbiamo sempre considerato la musica l’unica vera macchina del tempo emotiva, che ad oggi può funzionare alla grande.
Isabel: Qualcuna di queste nuove reclute è anche per caso riuscita a regalare una nuova chiave di lettura al vostro lavoro, una particolare interpretazione a cui magari non avevate mai pensato?
Giulio Ragno Favero: Questo non lo sapremo mai credo, bisognerebbe fare dei lunghi confronti dopo i concerti e a dire il vero siamo troppo vecchi per fare le 5 di mattina a parlare… Però ci auguriamo che le nostre canzoni abbiano saputo arrivare fino in fondo, nel cuore e nel cervello anche dei più giovani.

Isabel: Si tornerà mai a ridare valore alla musica? A valorizzare il genio, la personalità, l’unicità? O è utopia ormai?
Giulio Ragno Favero: Rispondo per me: SÌ!!! Presto arriveranno nuove realtà discografiche che imporranno all’utente la scelta di contribuire in modo consono al mercato. Questi ultimi dieci anni hanno insegnato alle persone un concetto a dir poco letale: la musica non vale nulla, con 10 euro al mese puoi avere tutto quel che vuoi. Vorrei vedere se questo approccio fosse applicato al mondo delle auto o degli immobili: la gente si accoltellerebbe nei saloni o nelle immobiliari. Credo che oggi ci voglia il coraggio di lasciare le piattaforme, e trovare nuove forme di distribuzione più utili al sostegno di una filiera che è stata depredata da questi colossi senza scrupoli che hanno fatto della pigrizia il gettone energetico per riempire le proprie tasche, magari sponsorizzando anche strumenti di morte con i loro investimenti. Questa bolla social è destinata a scoppiare ed evolvere. Sono fiducioso che i prossimi 10 anni vedranno una vera e propria rivoluzione nel merito.
Isabel: Parlando di valore della musica, anzi del suo potere: avete giustamente fatto notare in alcune interviste che molti musicisti (anche noti) che in passato si erano esposti e schierati, attualmente non si stanno alzando contro un evidente e generale peggioramento della società e contro conflitti armati sempre più insensati e gravi. Al di là delle motivazioni politiche ed economiche che possono sicuramente influenzare il loro silenzio, può essere che questo eccessivo silenzio sia anche dovuto a un sentimento di resa? Alla percezione che anche la musica stia perdendo il mordente che ha dimostrato in passato?
Giulio Ragno Favero: Personalmente penso che sia dovuto dal fatto che la gente ha paura di infastidire un già ultrasensibile pubblico e perdere consenso. Quante volte leggiamo “pensa a suonare, i discorsi di politica lasciali fare a chi ne sa qualcosa!”? Ecco il paradosso di oggi sta nel fatto che spesso chi siede gli scranni del potere sa far di tutto tranne che politica: prevaricazioni, abusi intellettuali, furberie e cialtronerie assolute, magari da indagati per bancarotte e altro. Io dico da sempre che il lavoro del politico è da sempre stato troppo pagato: nella convinzione del mantenere lontana la corruzione con ottimi stipendi, abbiamo semplicemente alzato i costi di questa. Dal mio umile punto di vista i politici dovrebbero essere pagati come dei normalissimi impiegati, perchè è un lavoro “vocazionale” e deve esser fatto da chi crede di poter migliorare la vita di ogni singolo cittadino, e non solo quella dei suoi loschi amici o la propria. Io però sono un inguaribile socialista, invecchiato male, che vede il marcio ovunque. Spero tanto nelle nuove generazioni, e nella capacità di sovvertire i sistemi attuali.
Isabel: Se potessi guardare negli occhi la tua vita oggi… Cosa vi direste? Dall’Impero delle Tenebre a oggi tutte quelle speranze sono state esaudite?
Giulio Ragno Favero: Le direi “Te l’avevo detto io che la musica non cambia il mondo!” e lei mi risponderebbe “Non importa: se ti guardi indietro e non ti vergogni del segno che hai lasciato, il mondo lo hai cambiato.”

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