Giovedì, 27 novembre: tornano all’Alcatraz di Milano i Katatonia, per il tour a supporto dell’ultimo disco Nightmares as Extensions of the Waking State, uscito lo scorso luglio. Con loro sul palco i loro connazionali Evergrey e i nostri italo-americani Klogr.

Sono proprio loro ad aprire la serata: i Klogr portano sul palco il loro quinto album, Reborn, uscito ad ottobre per Zeta Factory. Un’apertura alternative metal in voce clean, in linea con la lineup della serata. Tra i pezzi proposti la nuova Green Star e Bleeding, registrato con Art Cruz – già batterista dei Lamb Of God.

A seguire, gli Evergrey: inizio a bomba con A Silent Arc, dal disco The Atlantic datato 2019. Doppia cassa death, chitarre heavy, voce clean: proseguono con King of Errors e Distance, dall’album The Storm Within pubblicato nel 2016. Un viaggio all’interno della loro musica, un muro di suono potentissimo composto anche da Where August Mourns, Cold Dreams e Falling From The Sun, queste ultime pescate dal loro ultimo lavoro in studio Theories Of Emptiness. Gli Evergrey chiudono il set con l’ultimo singolo uscito, OXYGEN!, presentando una scaletta variegata e una performance in grado non solo di settare al meglio il mood e i ritmi della serata, ma anche di accrescere l’entusiasmo per gli headliner che salgono sul palco poco dopo.

 

 

I Katatonia si presentano quasi in punta di piedi, presentati più dal calore del pubblico che da scenografie o altro: l’apertura è affidata alle sonorità dell’ultimo disco Nightmare As Extensions Of The Walking State come Thrice, seguita da Soil’s Song e Liquid Eye. Il pubblico è in contemplazione e tutte queste canzoni dal vivo sembrano reggersi molto più sulle parti strumentali che sulla voce di Jonas Renkse, anima e motore della band. In Austerity e Rein, il light design accompagna la musica e fa da padrone sul palco, pur continuando a rendere lo show piuttosto minimale nel suo genere.

Il ritmo cambia su Leaders e Dead Letters: finalmente riff heavy importanti, finalmente un po’ di sano headbanging, ma l’atmosfera cambia subito dopo con Nephilim e The Longest Year, direttamente dai tempi di Night Is The New Day, quest’ultima a lasciare un po’ più di spazio alla voce e ad alleggerire un po’ più l’atmosfera coi suoni dei synth udibili in sottofondo. Si arriva ora a July e Lethean accolte calorosamente da parte del pubblico così come No Beacon to Illuminate Our Fall, da Sky Void of Stars datato 2023.

A chiudere il concerto sono In The Event Of e Forsaker, lasciando però spazio a un quesito: si è trattato, senza ombra di dubbio, di uno show professionalissimo suonato da grandi professionisti, ma quanto è realmente azzeccata la scelta dei brani in scaletta? Un solo pezzo da The Great Cold Distance e nessuna proposta dai dischi precedenti a quello rendono forse un po’ tutto molto tecnico ma meno emozionale, meno coinvolgente, probabilmente anche un po’ meno catartico di quanto i fan di vecchia data si aspettassero. Non di certo una brutta esperienza, ma con qualcosa che manca. Riusciranno, al prossimo giro, a restituirci il pezzo che manca a completare il puzzle? Lo scopriremo solo al prossimo tour.

 

 

Gallery a cura di: Piero Paravidino

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