Il 2026 avanza in modi certamente poco sereni tra una terribile notizia di cronaca e l’altra: siamo al 29 di gennaio e c’è assolutamente bisogno di qualcuno che ci faccia dimenticare l’orrore del mondo là fuori almeno per una serata. Ci pensano Hellfire Booking e ERocks Production a dare la soluzione portando Kim Dracula per la prima volta in Italia ai Magazzini Generali di Milano, assieme ai VOWWS in apertura.
Il duo australiano trapiantato a Los Angeles formato da Matt James Campbell e Rizz Khanjani, porta in tour l’ultimo disco in studio dal titolo I’ll Fill Your House With An Army uscito lo scorso ottobre. Prodotto da Billy Howerdel, mente degli A Perfect Circle, l’album vanta collaborazioni del calibro di James “Munky” Shaffer – chitarrista dei Korn, Josh Freese – attuale batterista dei Nine Inch Nails e lo stesso Howerdel.
Non è la prima volta che li vediamo su un palco italiano: in apertura per i Crosses di Chino Moreno solo qualche anno fa, il loro genere viene definito death pop. Le atmosfere visive sono più cupe, ma il progetto musicale richiama influenze synthpop e post-punk. Sono l’ombra spettrale che precede il tornato che arriva poco dopo.
Kim Dracula fa il suo ingresso in maniera insolita, ed è un bene che ci sia ancora qualcuno in grado di stupirci: le luci si spengono, la band sale sul palco e il chitarrista fa cenno al pubblico di dividersi per creare un corridoio. Così arriva l’headliner, dal fondo della sala, in mezzo al pubblico e incappucciato quasi come a non voler farsi riconoscere. Sul palco poi sale davvero e attacca con Land of the Sun, tra le tracce migliori del suo primo disco A Gradual Decline In Morale.
Non è da tutti riuscire così bene in un disco di debutto e non è da tutti nemmeno riuscire così bene per la prima volta dal vivo su un palco mai calcato prima: Kim Dracula e la sua band – con tanto di sassofonista sfidano i suoni dei Magazzini Generali che non sempre riescono a rendere giustizia agli artisti presenti e portano in scena un numetal crossover che sa di Korn e di Incubus come in My Confession, ma che è assolutamente moderno e fresco abbastanza da creare un filone nuovo e continuativo coi grandi del passato.
C’è spazio anche per le cover, la sua famosa di Paparazzi di Lady Gaga e una sorprendente Even Flow dei Pearl Jam ma anche stralci di Romance Is Dead dei Parkway Drive, Careless Whisper di George Michael e Smooth di Santana qua e là come intermezzo a pezzi del calibro di Drown, Undercover, Industry Secrets, Rosé con tanto di bicchiere di vino in mano e Seventy Thorns – registrata in studio con la collaborazione di Jonathan Davis.

Il risultato è caotico ma sapientemente gestito e preparato: non c’è ordine né coerenza, solo dell’ottimo crossover che spazia dal numetal al jazz passando per il funky, il rap, il pop e la bossanova. Niente è lasciato al caso e niente rimane inesplorato: un’esperienza sonora e d’intrattenimento di certo non per tutti e proprio questo è uno dei suoi punti di forza. Ad aiutare moltissimo il tutto è il light design perfettamente azzeccato per il cambio repentino di generi e mood all’interno di una sola canzone.
In chiusura di set il trittico Make Me Famous, il nuovo singolo In Threes e Killdozer: un repertorio certamente migliorabile da costruire disco dopo disco, ma con cui siamo certi Kim Dracula arriverà a mangiarsi e distruggere altri palchi italiani ci auguriamo anche più grandi, in futuro.
Gallery a cura di: Piero Paravidino

Comments are closed.