KISS: Paul Stanley esalta gli avatar “più reali di me”, ma le parole di Gene Simmons raccontano un’altra verità

Il futuro dei Kiss continua a far discutere, e le ultime dichiarazioni di Paul Stanley rischiano di dividere ancora di più i fans. Parlando del tanto atteso show con avatars digitali, Stanley ha alzato l’asticella delle aspettative: secondo lui, non si tratterà di semplici oleogrammi o esperimenti tecnologici, ma di qualcosa di “reale quanto me” e capace di “lasciare tutti a bocca aperta”. 

Un entusiasmo che punta dritto al cuore dello spettacolo: non una nostalgia digitale, ma una nuova forma di concerto, pensata per superare i limiti fisici della band e proiettarla in una dimensione virtuale permanente.

Ma è proprio qui che il confronto con Gene Simmons diventa inevitabile.

Se Stanley insiste sull’impatto emotivo e sulla “realtà” dell’esperienza, Simmons negli ultimi anni ha sempre adottato un approccio più pragmatico e quasi aziendale:  per lui gli avatars rappresentano il futuro del brand KISS, un modo per rendere la band “immortale” e continuare anche senza concerti tradizionali. Non a caso, ha parlato apertamente di investimenti enormi (circa 200 milioni di dollari) e di tecnologia destinata a migliorare continuamente.

Due visioni che, pur convergendo sul progetto, raccontano filosofie diverse:

  • Stanley vende l’esperienza come qualcosa di autentico, quasi umano
  • Simmons la presenta come evoluzione inevitabile del business e dell’intrattenimento

Ed è proprio questa divisione  che alimenta il dibattito tra i fans. Per molti, l’idea di un concerto senza musicisti in carne e ossa rappresenta una rottura definitiva con lo spirito del rock. Per altri, è semplicemente il prossimo passo, coerente con una band che ha sempre fatto dello spettacolo e dell’innovazione il proprio marchio di fabbrica.

Dopo l’addio alle scene nel 2023, i Kiss hanno già chiarito che la loro storia continuerà in forma digitale, con uno show previsto nei prossimi anni che promette di ridefinire il concetto stesso di live. 

Resta però una domanda aperta, e forse scomoda: se il futuro del rock è fatto di avatars perfetti, che spazio resta per l’imprevedibilità, l’errore e l’energia umana che hanno reso leggendari i concerti?

E’stata anche smentita la voce che parlava di una serie futura di concerti degli avatars dei Kiss allo Sphere di Las Vegas.

 

Mauro Brebbia
Author

Comments are closed.