Oggi facciamo quattro chiacchiere con Gabriele “Rusty” Rustichelli cantante chitarrista e fondatore dei Klogr che in questo momento così strano si apre a noi con le sue riflessioni…

 

Ciao Rusty e grazie per la collaborazione, averti nuovamente fra le nostre pagine e’ un vero piacere. Non posso non iniziare col chiederti, come state vivendo questo momento di lockdown forzato?

Grazie a te e a voi per l’invito. Il periodo è davvero surreale, ma la realtà dei fatti è evidente. Purtroppo la condizione attuale ha fermato tutte le nostre attività musicali e ci ha buttato in uno stato misto tra apatia e voglia di continuare a lavorare sul piano creativo. La lineup attuale è sparsa tra diverse regioni quindi non possiamo più interagire fisicamente tra noi. Continuiamo a sentirci e inviarci materiale ma, per una band old style come la nostra, non è facile lavorare al computer e rinunciare alla parte più emozionale che da il suonare insieme nella stessa stanza. Cerchiamo di avvalerci delle varie tecnologie per continuare la scrittura di nuovo materiale ma devo ammettere che non è la nostra situazione ottimale. Personalmente sto spendendo molto tempo a suonare cose che non suonavo da tempo, rispolverare vecchi metodi musicali, vecchi libri e mi sto perdendo un po’ nel vedere film mai visti.

Insieme ad altri musicisti hai recentemente colto l’invito a partecipare al nostro progetto LE VOCI DEL ROCK’N’ROLL UNITE e ti ringraziamo ancora per questo. Nel tuo video messaggio  parli di fragilità, di evoluzione, di emozioni, vorresti approfondire questi concetti.

– Per quel che mi riguarda ho sempre usato la musica come mezzo di comunicazione ed espressione. Non mi sento molto a mio agio in altri settori. In questo periodo vengono a galla le fragilità delle persone, a livello psicologico non sapere come poter programmare la propria vita crea disagi non piccoli. Siamo difronte a una situazione che ci fa riscoprire quando siamo fragili se intorno a noi le cose cambiano.Ci sarà un’evoluzione (o involuzione) non indifferente, molte cose cambieranno e bisognerà adattarsi volenti o nolenti.In tutto questo l’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale. Siamo costretti ad ascoltarci nel profondo, senza distrazioni esterne e questo fa rimbombare tutto all’interno.

 La prossima data vi avrebbe visti all’ HILLS OF THE ROCK, ora, allo stato dei fatti, come pensi sara’ il futuro della musica live ? 

– Molto difficile dirlo. In effetti non hanno ancora rimandato l’Hills of the Rock ma presumo lo faranno presto. Credo sia abbastanza improbabile vederci su un palco per i prossimi mesi.Lo scenario è davvero complicato da immaginare. Di certo concerti o festivals con il distanziamento sono impossibili. Quindi, se la rigidità e l’allerta rimarranno alti non si potrà godere di live fino ad autunno se non oltre. Per noi la musica live è contatto con le persone, scambio di emozioni e non lo vedo fattibile attraverso lo schermo. Se il futuro della musica live sarà attraverso i social…ci chiameremo fuori dai giochi. Continueremo a fare musica forse ma tutto sarà diverso. Spero che nel giro di mesi tutto possa tornare come qualche stagione fa.

 Che ruolo credi avra’ internet nel vostro futuro e in quello della musica in generale?

– Ritengo internet un ottimo mezzo di comunicazione. Ma come dicevo non lo vedo come sostituto alla musica live. Se in futuro l’unico mezzo per comunicare musica sarà via internet non credo che saremo in grado noi di andare avanti, almeno con il progetto Klogr. Ci sono band che lo fanno bene, pubblicano video live da sala prove o da studio, ok, può essere divertente ogni tanto per rimanere in contatto con i fans ma se diventerà l’unico modo saremo davanti ad un mondo più arido. Non so se mi abituerò mai a questa cosa. Abbiamo sempre usato internet come mezzo di comunicazione al fine di incontrare il nostro pubblico negli show dal vivo. Se deve essere fine a se stesso non credo ci sia posto per una band come la nostra.

Torniamo alle origini. Parlaci un po’ della band, di come e’ stata fondata e di come e’ stato scelto il nome.

– La band è nata come tanti altri progetti…da un’idea di fare qualcosa tra amici e passare tempo con la cosa che più ci legava.Durante un viaggio a Los Angeles fatto con Nicola Briganti (attualmente cantate chitarrista dei Celeb Car Crash) abbiamo iniziato a parlare dell’idea di formare un progetto che legasse i nostri gusti musicali. Lui stava vivendo un periodo di stallo con la sua band, io volevo ributtarmi sulla scena con qualcosa di più internazionale (prima avevo una band dove cantavo in Italiano).Da quel viaggio nacque l’idea di mettere insieme le forze e far nascere una band con determinate prerogative. Il nome della band, dopo svariate proposte, cadde sulla formula S = K log R, una formula matematica dei primi del 900 che tentava di spiegare le “sensazioni” attraverso la relazione tra individuo e input esterni. Scelta “ardua”, nome impronunciabile, nessun significato immediato! Era perfetto! ehehe

 Quali sono state le vostre influenze musicali?

Sia io che Nicola avevamo un background grunge, post grunge e alternative. Io tendevo anche più al Metal, lui al rock americano. Tutti i componenti delle lineup seguenti più o meno avevano in comune alcuni nomi e riferimenti ma ognuno con la sua personalità e sfumature di genere differenti. Partiamo da Soundgarden, Alice in Chains, A Perfect Circle, Deftones, Tool, ma anche classici del rock come Led Zeppelin, Pink Floyd. Come molti musicisti divoriamo molti stili, difficile racchiudere tutto in pochi nomi.

Nel corso degli anni ci sono stati diversi cambiamenti a livello di line-up, quanto ha influito questo nella vostra crescita?

– Da un lato arrivavano ottime vibrazioni ogni volta che subivamo un cambio di line-up, dall’altro era un po’ ripartire da zero nel creare interazione. Sotto certi aspetti stimolante, sotto altri deprimente. Anche perché i cambi di formazione non erano dettati da litigi o scontri. Per lo più da situazioni personali che non permettevano di seguire il progetto nel migliore dei modi. Questo a fatto si che il suono del progetto acquisisse sfumature differenti ogni volta. Pur mantenendo una matrice ben definita le influenze dei vari musicisti è sempre stata messa in risalto.

 L’ultimo album “Keystone” del 2017 e’ stata una conferma e vi ha proiettati verso una dimensione sempre più internazionale, ci sono nuovi progetti discografici sul tavolo?

– Di certo un nuovo disco ci sarà. Sto scrivendo materiale con Crivez (chitarrista dei Kismet e in formazione con i Klogr da un paio d’anni). Anche se in questi giorni è tutto molto confuso stiamo cercando di rimanere concentrati sulla musica. Non so ancora dirti quando uscirà qualcosa ma di certo entro la fine dell’anno qualcosa verrà fuori. Forse un singolo o forse un ep, aspettando di avere una visione più amplia di quando fare uscire un disco vero e proprio. Senza la previsione di un tour per promuoverlo sarebbe difficile per noi pubblicare nuova musica e non poterla portare sui palchi.

  Non mi rimane che ringraziarvi ancora una volta, lasciando a voi il saluto finale ai nostri lettori….

Ringrazio voi e tutti i vostri lettori. Sperando di rivederci presto sotto e sopra i palchi…teniamo botta a suon di musica! A presto.

 

Write A Comment

X