Se penso a ieri, il mondo attuale scomparirebbe. In pochi anni la musica ha perso così tanti personaggi, eroi e leggende che l’assetto affettivo, strumentale, logico e passionale del mondo artistico in senso lato, è completamente mutato. È troppo semplice, quasi banale, utilizzare l’espressione “la musica è cambiata”, ma è davvero così. Le radici di ciò che si ascolta oggi affondano in un humus che si sta lentamente impoverendo, privato dei suoi più vigorosi alberi maestri. Tra questi, la figura di LEMMY, Ian Fraser Kilmister, spicca come una quercia abbattuta dal fulmine: impossibile non sentirne il vuoto, impossibile non avvertire la silenziosa devastazione che ne consegue.
Ricordo perfettamente quel maledetto messaggio ricevuto prima dell’accendersi del giorno da Los Angeles da parte di un caro amico e collaboratore di questo magazine che vive lì. Una serie di tristi parole che annunciavano la scomparsa dell’incarnazione del Rock’n’Roll: di colui che era noto al di là dei confini conosciuti semplicemente come LEMMY. Ancora oggi, il pensiero di quel momento riporta alla mente una sensazione di assenza, di perdita irreparabile che, da quell’istante in poi, si sarebbe manifestata in modo tanto silenziosa quanto funesta.
LEMMY non è stato soltanto il fondatore frontman di una delle band più influenti della storia del rock’n’roll, MOTÖRHEAD, non solo leader della band più rumorosa al mondo, non solo capitano del cambiamento sociale e del mondo musicale di un’epoca, non solo l’incarnazione della ribellione e della coerenza artistica, non solo il bassista dal suono inconfondibile, né semplicemente l’uomo dal cappello e dagli stivali o il biker pirata gentiluomo. Era l’incarnazione stessa di uno stile di vita, di una filosofia che si specchiava e ribolliva in ogni sua nota, in ogni sua parola, in ogni suo gesto, in ogni suo sorso di whiskey e coca. Non la fama o il successo, ma la libertà di vivere la vita al massimo, la libertà di espressione, un modo di intendere la musica senza compromessi, senza maschere, a viso scoperto.
Born To Lose, Live To Win!!!
Con la sua scomparsa, insieme a quella di tanti altri giganti, la musica ha perso non solo interpreti, ma veri e propri custodi sapienti di un modo di vivere e di essere, pur nella magnifica diversità di ciascuno e nella peculiare differenza caratterizzante dello stile musicale e di quello di vita, di un modo di intendere l’arte. Da David Bowie a Prince, da Freddie Mercury a Chris Cornell, da Ronnie James Dio a Ozzy Osbourne, da Edward Van Halen a Neil Perth, da Bon Scott a Paul Di’Anno e aggiungendone cento ed altri cento, senza dimenticare i mostri come Jimy Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain, John Lennon, Joey Ramone, Cliff Burton e non dimenticando di certo i suoi compagni di band “Philthy Animal” Taylor, “Fast” Eddie Clarke, Michael “Würzel” Burston, Larry Wallis. Ogni addio ha tolto un mattone dalle fondamenta di quel tempio emotivo che era la scena musicale internazionale. LEMMY, in particolare, era, è stato e sarà il ponte fra generazioni: la sua influenza ha avuto un valore determinante tanto nelle band emergenti quanto nei dinosauri del rock. Non era solo “uno che fa rumore”, ma la voce e il volto di una genuinità ormai rara come l’acqua nel deserto.
Troppo facile, dunque, dire che “la musica è cambiata”, perché, in realtà, il cambiamento è avvenuto dentro di noi, privati di riferimenti che ci guidano e ci provocano. Abbiamo dieci anni in più, più esperienze, più vita, più delusioni e più soddisfazioni, le sensazioni e i sapori mutano così come le scelte di vita e noi per fortuna andiamo avanti, ma la perdita di LEMMY ha lasciato una ferita che non si rimargina, il vuoto di cui parlavo prima, l’assenza. Quell’energia e quell’insolenza artistica saranno difficile da trovare in qualsiasi altro personaggio e in qualsiasi altro brano musicale… un tramonto di un sole che non riesce più a sorgere.
LEMMY non sarà mai solo una leggenda: è un mito che supera il tempo, un’icona la cui ombra resterà sempre più grande della storia stessa. La sua musica rimarrà per sempre così come la sua essenza vivrà immortale nell’Olimpo del Rock’n’Roll….
Noi, orfani del rock’n’roll, continueremo a cercare in ogni nota, in ogni assolo, in ogni sussurro la traccia di quell’anima unica e selvaggia che ha riempito in nostri giorni e scosso le nostre vite.
We are MOTÖRHEAD and we play Rock’n’Roll!!!

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