Venerdì 7 marzo 2025 il palco di Santeria Toscana 31 ospita, per la seconda sera di fila, lo chic rock dei Les Votives, secondi classificati di X Factor 2024.

Descrivere a parole il concetto di chic rock sembra all’inizio un po’ difficile, ma dopo averli visti dal vivo è davvero molto semplice: è un rock puro ma pettinato, è immagine che va di pari passo con le distorsioni delle chitarre, è identità e stile solidi ma non architettati.
Lo si vede anche nel pubblico: trucco nero, pantaloni e giacche di pelle vanno per la maggiore. C’è cura nel presentarsi secondo delle regole sociali non scritte di questo genere, come il classico metallaro che va a vedere una band e si presenta con una maglia di una band affine. È una questione di personalità ed è bello che si rifletta su un pubblico variegato di generazioni così diverse – seppur a prevalenza giovanile, ma unite da un interesse comune.
Nessuna band d’apertura, solo un po’ di indie garage nell’attesa. Dalla regia parte Reptilia dei The Strokes: c’è chi la riconosce e chi la salva tramite Shazam e la sensazione è un po’ quella di star assistendo a nuove scene di pubblico e di musicisti, bella e nostalgica allo stesso tempo.
I Les Votives si fanno attendere, ma le luci si spengono, si sentono dei rintocchi e arriva il momento di salire sul palco: iniziano con un nuovo inedito, dal titolo Priscilla, e proseguono con la loro Blister In My Heart. In un qualsiasi altro live report non avrei mai parlato di riff molto carini ma questo è chic rock, qui possiamo permetterci di dirlo.
“Siete la dimostrazione del fatto che il rock non è morto”, dicono dal palco, e hanno ragione. Sono giovani, ma hanno tutte le carte in regola per un tiro da futura band internazionale. Che si possa fare quasi un paragone coi Måneskin? Sì, ma qui sembra esserci più sostanza, come promettono le chitarre di un altro loro inedito, Supernaturally.
Sono giovani, la loro presenza sul palco è buona e nel tempo può andare sempre migliorando: un programma come X Factor può essere un tritacarne se non si ha l’attitudine giusta per affrontarlo, ma i Les Votives ne sono usciti a testa alta, in un certo senso ancor più formati per suonare dal vivo. Ovviamente, vista la loro provenienza, eseguono cover che live dopo live li hanno portati fino in finale: Someone Like You di Adele, Bang Bang di Nancy Sinatra, Sign of the Times di Harry Styles, tutte in chiave rock moderno, apprezzatissime dal pubblico che canta ogni parola diventando parte dell’esecuzione delle cover ma che ascolta attentamente ogni inedito, curioso e interessato.
La combo inediti/cover è scandita da qualche intermezzo strumentale che dà un senso di equità del gruppo: sono un trio che funziona perché ognuno di loro, nel suo strumento, funziona, e non potrebbe essere diversamente. Nessuno emerge più dell’altro perché ognuno è indispensabile, ed è giusto così.

Dopo una You Make Me Feel (Mighty Real) che fa ballare e saltare l’intera sala, è il momento di altri inediti: Pretty e Window, di cui il pubblico memorizza già il ritornello cantandolo sul momento, segno che questo chic rock un po’ pop-rock e un po’ brit rock funziona alla grande.
E a proposito di brit rock, c’è un momento acustico e suggestivo, in mezzo al pubblico, proprio dietro l’angolo: una Don’t Look Back in Anger degli Oasis accennata per un momento di condivisione che nei generi del rock è quasi percepito come necessario. E questa condivisione qui continua su Song 2 dei Blur che fa letteralmente scatenare l’intera sala.
Ci si saluta sulle loro Feel Alright e Monster, l’inedito presentato a X Factor, che dal vivo prende sempre più la forma proprio di una moderna Reptilia con cui abbiamo iniziato la serata.
Il glamour delle chitarre elettriche è in città e in ogni dove, raggiunge tutte le generazioni e si fa strada sfacciato e prepotente, pronto per una nuova era. È vero che il rock non è morto: dobbiamo solo avere i giusti occhi e le giuste orecchie per capire chi può realmente impersonarlo al meglio, in qualsiasi momento.
Testo di Martina L’Insalata
Foto di Patrizia Bazzani

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