Dopo aver scosso il Rock in Roma con uno spettacolo degno del loro nome, i NANOWAR OF STEEL si sono concessi a una chiacchierata surreale e lucidissima.

Giovedì 10 luglio la band ha regalato uno show fuori da ogni schema: tra il pubblico in delirio, cori, risate, un “wall of love” e la partecipazione di Giorgio Mastrota, i Nanowar hanno trasformato il live in una vera e propria esperienza multisensoriale.

E prima del concerto, ecco cosa ci hanno raccontato. Ironia, energia e nonsense al servizio del metal più imprevedibile.


Sappiamo che siete reduci da un tour transoceanico nelle Americhe: com’è andata questa epica crociata musicale? Più conquistadores o più Erasmus metal?
Vogliamo sapere come è stato accolto il vostro stile fuori dall’Europa, aneddoti particolari, e se c’è stato qualche momento in cui vi siete detti: “Ok, ora possiamo smettere… oppure fare un altro disco”.

«Ci siamo divertiti molto, in particolare in Messico. La cosa che mi è piaciuta di più è che ci sono cinque metropolitane, una città comunque abbastanza piccola… C’è il Duomo, c’è Parco Sempione… anzi… Sempionez. È molto bello.»


Parliamo del futuro: ci sarà un nuovo album all’orizzonte? E soprattutto, su quale nobile o ignobile tematica verterà stavolta?
Dopo le epiche trattazioni su kebab, Odino e le poste italiane, siete riusciti a trovare ancora qualcosa di sacro da profanare con stile?

«Beh, se posso dire una cosa, il futuro per definizione è incerto. Quindi potrei anche farti uno spoiler, ma non è sotto il mio controllo. Come tutti sappiamo, l’unico che ha il controllo sul futuro è Allah, e io ancora non ho una comunicazione diretta con Lui per sapere cosa accadrà.»


Avete annunciato il tour “Motocultor Across Europe 2026”: dobbiamo aspettarci solo musica… o ci sarà spazio anche per qualche colpo di teatro à la Nanowar?
Insomma, ci saranno sorprese, ospiti improbabili, cambi d’abito, piogge di wurstel o altro che possiamo (o non possiamo) raccontare?

«Ci sarà teatro, danza, reciteremo poesie in falsetto e balleremo a gamba tesa. Spoilero che faremo un Cineforum e cucineremo piatti in re minore.»

Bardomagno live @Live Club, Milano – 18/05/2025, ph Marilde Bondani

Il progetto parallelo Bardomagno continua il suo percorso nel Medioevo… digitale: come sta andando e quanto vi divertite a cantare in italiano usando un lessico del XIII secolo?
E già che ci siamo: come fate a distinguere il pubblico che viene per i Nanowar da quello che vi segue in tunica?

«Ci divertiamo tanto, sta andando molto bene… come in Messico. È abbastanza facile distinguere i fan: quelli che sono in tunica è evidente che sono lì per i Nanowar. Come spoiler aggiungo che con Bardomagno saremo in tour in autunno e ci sarà anche una data a Roma.»


Dopo anni di carriera, ci sentiamo in dovere di chiedervelo: qual è il confine tra il demenziale e il geniale nel metal? E soprattutto: voi lo vedete ancora, o ormai lo attraversate a caso?

«C’è un confine, e abbiamo costruito un enorme muro per evitare che il metal lo attraversi illegalmente. Il lato demenziale è l’aggressore e l’aggredito è l’heavy metal.»


In tutti questi anni siete riusciti a diventare una band di culto senza mai prendervi troppo sul serio. Ma c’è mai stato un momento in cui vi siete detti: “Ok, stavolta esageriamo”?
E se sì, chi è di solito il primo a proporre le idee più improbabili (e a convincere gli altri che siano brillanti)?

«È una bella domanda, ma non avrai una bella risposta. Non c’è uno che propone idee più improbabili, è un qualcosa di gruppo. Noi siamo intrinsecamente all’interno dei limiti della decenza, quindi non proponiamo mai cose esagerate. Siamo esagerati con moderazione.»


Chiudiamo con una domanda che farà tremare i vostri fan: vi siete mai immaginati a fare un disco serio?
Cioè, tipo… senza nemmeno una battuta su IKEA, i vichinghi o i parcheggiatori abusivi?

«Ma noi facciamo solo dischi seri. Il parcheggiatore abusivo è un’idea seria. Magari i nostri fan non colgono la serietà del nostro messaggio, ci prendono per demenziali, ma c’è uno scopo sociale. Noi abbiamo il senso della serietà, non dell’umorismo, e gli altri lo scambiano per quest’ultimo. I nostri dischi quindi sono già seri… quindi forse il prossimo disco non sarà serio.»


Grazie mille ragazzi per la chiacchierata!
Vi aspettiamo sul palco del Rock in Roma per l’ennesima dimostrazione che il metal, sì, può far ridere… ma solo se lo si prende maledettamente sul serio.

 

 

Testo di Giorgia Terrone
Fotografie di Tommaso Notarangelo

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