Al termine di una giornata particolarmente umida ed arsa ci rechiamo al Parco Musica Milano, un neonato spazio per concerti alle porte della città meneghina. Precisamente, l’area è parte integrante del Parco Esposizioni Novegro e da molto tempo ci si chiedeva perché non venisse utilizzata anche per tale tipologia di eventi. Pertanto, oltre i soliti spazi ultimamente al centro di forti polemiche, si aggiunge una valida alternativa suscettibile di divenire uno dei futuri poli attrattivi per i metalheads!
Ma andiamo con ordine, nell’approssimarci all’evento cogliamo due fattori indicativi di un’affluenza importante: i bar, trattorie e alberghi della zona presi d’assalto da fan provenienti da tutto lo stivale e la Polizia Locale che modifica parte della viabilità.

Ed infatti, nonostante la concomitanza cittadina con altri eventi di spessore, i LINKIN PARK da una parte ed i SAVATAGE dall’altra, la partecipazione è visivamente massiva. L’ingresso è dalla via Novegro ed arrivando con la M4 il percorso è rapido (circa 6 minuti a piedi) e ben indicato.
Appena varcato l’ingresso troviamo subito un parcheggio per biciclette sulla destra, apprezzabile soluzione sostenibile, e una prima area food & drink sufficientemente capiente, posta prima dei controlli e validazione tickets. La piccola cassa biglietti ed accrediti è posta sulla destra del secondo varco ma, in tutta onestà, è scarsamente visibile, tantomeno segnalata, quindi fate attenzione, se no dovrete tornare indietro! Siamo finalmente all’interno e notiamo una suddivisione del pit in tre aree: “parterre”, “pit 1” (la più vicina al palco) e “pit 2”. La scelta, da un punto di vista della sicurezza, è sicuramente ben congegnata perché si avrebbero tre aree distinte di deflusso, peccato solo che, avendo un solo varco di ingresso/uscita, in caso di emergenza si creerebbero delle criticità. Si sarebbe potuto aprire un secondo varco solo per l’uscita, ad esempio utilizzando l’ingresso principale della fiera in via Rivoltana.

Il palco è molto alto, pertanto la visibilità è garantita anche dalle retrovie. Presenti come consuetudine due schermi laterali che garantiscono oltremodo un’ottima visibilità da qualsiasi postazione. Criticità per quanto riguarda le file in cassa e amarezza, vista la calura, per la mancanza di acqua gratuita, soluzione già adottata in altri contesti nostrani (Rock The Castle, Circolo Magnolia…).
Prezzi della birra da contestualizzare, considerando i costi di gestione (8,60 euri per una Ichnusa non filtrata), in tale ottica il rapporto qualità-prezzo non è stato disprezzabile e, peraltro, si è visto di ben peggio in giro! Pulizia curata, con bidoni posizionati anche nella zona delle transenne e personale che raccoglieva la spazzatura in giro per il parterre. Promosse anche le cibarie: noi abbiamo optato per 15 polpettine a 10 euri al chioscetto di Meatball Family, nota catena del mitico Diego Abatantuono!

Ad aprire la serata tal BOYS NOIZE, DJ tedesco che, nonostante possa vantare più di mezzo milione di follower su FB, davvero non era minimamente pertinente con il tema della festa. Indicativo in tal senso è stato il fatto che la quasi totalità della platea è rimasta immobile, se non addirittura infastidita da cotanto supplizio per le orecchie di chi ascolta tutt’altro genere. Peraltro, l’esibizione sarebbe durata oltre un’ora (di musica techno…) causando un leggero ritardo sull’orario di inizio dei NINE INCH NAILS. Dopo insulti e dita medie alzate in aria, finalmente iniziano i preparativi per il main event.

 

Constatiamo all’istante, con un certo rammarico, l’assenza del palco secondario in mezzo al pubblico, che aveva caratterizzato precedenti date estere, ma ciò era in parte prevedibile in quanto, per ragioni tecniche, il secondo palco si poteva allestire soltanto in arene al chiuso. Dopo l’intro di rito il primo a salire sul palco è Trent Reznor, che si aggrappa all’asta del microfono e intona “Somewhat Damaged”, opening track dell’album The Fragile del 1999. La band appare fin da subito potente e coordinata, i suoni, in particolare la voce, risultano cristallini, bilanciati e ben percettibili. Un inizio brillante che accelera il passo con la successiva “Wish”, ballata e cantata all’unisono da tutta la platea.

Saltuariamente si registrano problemi coi microfoni dei cori, ciò nondimeno, come da tradizione dei NINE INCH NAILS, un gruppo che punta da sempre (raggiungendola) all’eccellenza in sede live, il concerto risulta emozionale e scorre via senza soluzione di continuità. Soltanto dopo quasi un’ora senza alcuna sosta Trent si concede una breve pausa per salutare e ringraziare i presenti, finanche, dopo un’ora e un quarto di sudore, presentare la band. Verso fine concerto si registreranno dei problemi coi pannelli laterali – spenti nonostante il cameraman fosse in azione – fortunatamente risolti con prontezza.

La scaletta risulterà bilanciata e d’impatto, con grandi classici quali “March of the Pigs”, “Closer”, “The Perfect Drug” e chicche quali “The Good Soldier” o “Find My Way”, assenti da molti anni dalla setlist. Peccato per la scenografia, come detto, più minimale rispetto ad altre date. Inoltre, essendo di fatto l’unico act, qualche pezzo in più non avrebbe guastato.
A termine il deflusso è stato ordinato su percorsi differenziati ma, come esaminato in apertura, rallentato dall’“imbuto” creatosi dalla presenza di un solo varco d’uscita.
In conclusione, un’altra bella serata in un contesto ove, curate alcune piccole lacune che abbiamo evidenziato, sicuramente speriamo di rivederci nel futuro prossimo!

Setlist:

  1. Somewhat Damaged
  2. Wish
  3. Letting You
  4. March of the Pigs
  5. Piggy
  6. The Lovers
  7. Echoplex
  8. Less Than
  9. Copy of A
  10. Closer
  11. Discipline
  12. Find My Way
  13. The Big Come Down
  14. The Good Soldier
  15. I’m Afraid of Americans (cover)
  16. Burn
  17. The Perfect Drug
  18. Gave Up
  19. Head Like a Hole
  20. Hurt

 

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