Frontiers Records – 2020

Orianthi pubblica il suo quarto album studio da solista intitolato “O” a sette anni distanza dal suo ultimo disco “Heaven In This Hell”. La talentuosa chitarrista australiana ritorna in scena dopo vari anni di collaborazioni prestigiose con vari artisti del mondo del rock e della musica in generale, tra cui l’ultima collaborazione di quattro anni con l’ex chitarrista dei Bon Jovi, Richie Sambora (con cui ha formato il duo “RSO” pubblicando 2 EP e l’album “Radio Free America” nel 2018), e i tre anni trascorsi come touring guitarist di Alice Cooper, dal 2011 al 2014, prima di lasciare il posto all’attuale chitarrista Nita Strauss.

Orianthi ha saputo farsi distinguere con il suo talento da chitarrista fin da giovanissima, condividendo il palco con leggende come Steve Vai all’età di soli 15 anni e Santana all’età di 18 anni, solo per citarne alcuni… prima di aver avuto il grande privilegio di essere stata scelta da Michael Jackson come sua lead guitarist di quello che avrebbe dovuto essere la concert residency “This Is It” a Londra, che purtroppo non ebbe mai luogo a causa della tragica scomparsa del Re del Pop a poche settimane dall’inizio dei concerti. Orianthi ha dunque partecipato a tutte le preparazioni di questi show e condiviso il palco con Michael durante le prove di quella che avrebbe dovuto essere una serie di ben 50 concerti all’02 Arena di Londra, dal luglio 2009 a marzo 2010.

“O” è quindi l’album del suo ritorno alla carriera da solista, dopo l’acclamatissimo “Believe” del 2009, dalle sonorità rock molto energiche e shreddy, ed il seguente “Heaven In This Hell” del 2013, caratterizzato da una profonda anima blues rock. In questo disco Orianthi ci sorprende con un album dalle sonorità ancora diverse, un disco che sicuramente integra un suono moderno ma che allo stesso tempo è profondamente caratterizzato da dei riff di chitarra decisamente potenti in un elegante stile old school. Una combinazione sorprendente che si dimostra davvero azzeccata, sia per originalità che per freschezza. “O” dispone infatti di pezzi che hanno un’identità molto particolare, sono dei brani dallo stile rock/hard rock combinati ed elementi di tastiera in chiave più moderna. Non manca quindi quasi mai un grande assolo di chitarra in perfetto stile Orianthi, ma c’è quasi sempre anche una parte sperimentale, decisamente nuova rispetto allo stile blues / classic rock a cui ci aveva abituato l’artista australiana. Il risultato è quindi uno stile che si distingue in modo particolare, con dei pezzi che si potrebbero definire come innovativi ma allo stesso tempo molto eleganti. E non dimentichiamo in tutto questo che oltre al talento di chitarrista, Orianthi dimostra ancora una volta che ha una gran bella voce, che si adatta perfettamente a tutti gli stili dei suoi brani.

L’album inizia con il pezzo più energico dell’album dal titolo “Contagious”. Un ritmo sostenuto, un riff di chitarra potente e deciso, un ritornello accattivante ed un assolo in grande stile permettono di rompere il ghiaccio con un pezzo che convince fin da subito. Questo è anche il pezzo più simile ai brani degli album precedenti se vogliamo, come se fosse un punto di connessione con lo stile classico di Orianthi a fare quindi da transizione a quello che sarà l’evoluzione delle tracce seguenti.

Si prosegue infatti con il primo pezzo che comincia a mostrarci le novità di quest’album. Ed a mio avviso, anche il pezzo più bello di questo disco. “Synners Hymn” presenta infatti uno dei riff più “addictive” che abbia mai sentito. Grazie ad un suono di chitarra distorto gonfiato da un pedale fuzz estremamente heavy e ripetuto in modo quasi psichedelico si crea una sorta di dipendenza ad un riff che è davvero sensazionale! E con un leggero effetto d’echo applicato alla voce di Orianthi nelle strofe si crea inoltre un’atmosfera mistica davvero efficace, che permette poi quindi di sprigionare un ritornello su tonalità più alte che fa risaltare un contrasto molto suggestivo. Ci sono ben due assoli di chitarra conditi da pedale wah-wah molto entusiasmanti, di cui uno a completare l’outro in modo impeccabile. Sicuramente uno dei cavalli di battaglia di quest’album.

“Rescue Me” inizia con degli accordi di chitarra molto dolci che precedono una strofa molto particolare in stile jazz/blues che ha un particolare tocco funky nel ritmo imposto in questa prima parte. Un ibrido davvero intrigante, soprattutto tenendo conto del contrasto del ritornello dove invece esplode un riff di chitarra decisamente heavy accompagnato da una interessante melodia di armonica in sottofondo. Potrebbe sembrare una combinazione un po’ caotica ma in realtà è una traccia davvero convincente. Tutti gli strumenti sono ben coordinati e le fasi di transizione sono molto ben gestite, il che sottolinea un gran lavoro di composizione.

Con “Blow” troviamo l’aggiunta di una gran dose di synth che mantiene una base melodica piacevole dove vanno ad aggiungersi tratti di chitarra a completare questa fusione davvero interessante. È un ibrido che sorprende perché fa nascere un suono davvero unico e curioso, tutt’altro che banale e davvero efficace. Una sperimentazione che sicuramente ha dato davvero dei bei frutti.

“Sorry” ha tutto per essere una hit pop/rock. Su questo pezzo troviamo la scelta particolare di introdurre beat elettronici programmati a dare il ritmo a quello che è sicuramente un groove caratterizzato da un’influenza pop ma che è perfezionato e decorato con dei passaggi di chitarra elettrica estremamente incisivi, suonati con tutta la classe inconfondibile di Orianthi. Aggiungiamo un ritornello catchy perfetto per i live e troviamo un pezzo che combina in modo impeccabile quello che si può definire come la parte migliore di due generi musicali.

Arriviamo a “Crawling out of the Dark”, una ballad davvero emozionante dove Orianthi ci dimostra una voce cristallina davvero sensazionale accompagnata da una melodia di chitarra acustica estremamente dolce. Un assolo di chitarra elettronico in clean sound completa un pezzo di una bellezza davvero singolare e che ci fa davvero pensare sia stato scritto in seguito ad un’esperienza di vita personale, sia per il testo che per l’intensità emotiva che si percepisce nella bellissima voce di Orianthi.

Si prosegue con “Impulsive”, un pezzo davvero ben riuscito che sottolinea la capacità di Orianthi di far valere una creatività davvero singolare. Orianthi riesce infatti a far valere le sue abilità da artista old school per costruire dei pezzi pop/rock davvero convincenti, basati su riff & assoli di chitarra di gran classe e sempre messi in primo piano che vanno a combinarsi con delle sonorità più moderne per creare dei pezzi dalle melodie accattivanti, che rimangono facilmente impresse e che si distinguono per eleganza di esecuzione.

Dopo due pezzi leggermente meno di rilievo come “Streams of Consciousness” e “Company” ma tutt’altro che mal riusciti, dove Orianthi continua a dimostrare una grande inventiva e predilezione nello sperimentare nuove combinazioni di suoni passato e presente, l’album si conclude con la particolare “Moonwalker”, che non può che farci pensare ad un tributo a Michael Jackson, con un testo che sembra veramente un omaggio al Re del Pop. Il pezzo, e quindi l’album, si concludono con un assolo di chitarra molto lento e particolarmente toccante.

“O” è un album che dimostra tutte le capacità di un artista dal talento cristallino, che ha saputo oltre che a sviluppare tutte le sue grandi capacità nel migliore dei modi, anche ad imparare dalle leggende con cui ha avuto il prestigio di condividere il palco, e saper quindi far tesoro di tutti i vari stili con cui ha avuto a che fare per far evolvere le sue caratteristiche da musicista. L’evoluzione degli stili nei suoi album è infatti la prova di quanto Orianthi sia un artista che ama sperimentare e provare nuove sonorità per arricchire sempre di più le sue capacità e trovare combinazioni davvero intriganti che creano dei pezzi ibridi davvero unici.

E l’aspetto più significativo della qualità di questa creatività è proprio il fatto che Orianthi, anche con delle sperimentazioni di sonorità che possono sembrare estreme o troppo moderne, non ha mai snaturalizzato la sua classe di chitarrista classic rock / blues rock. Al contrario, usa la sua maestria nel destreggiarsi nelle tecniche old school per creare dei pezzi moderni che sono sempre eleganti e caratterizzati da una composizione sempre meticolosa e ricercata. Un’impresa molto difficile che dà gran merito ad Orianthi. Sicuramente non si suona con leggende come Alice Cooper, Steve Vai, Eric Clapton, ZZ Top, Steve Vai e Prince se non si ha talento, ed Orianthi ne ha tanto da vendere.

Tracklist

Contagious
Sinners Hymn
Rescue Me
Blow
Sorry
Crawling out of the Dark
Impulsive
Streams of Consciousness
Company
Moonwalker

Sito Ufficiale: https://iamorianthi.com/

Metal Dan
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