PONTE DEL DIAVOLO – De Venom Natura
Season Of Mist – 13/02/2026

Suoni che ti attraversano e si impossessano di te come una febbre lenta, lasciandoti addosso una patina sottile, quasi tossica. Musica che si trasforma in una sostanza volatile che evapora nell’aria e finisce nei polmoni, per poi aggrapparsi ai nervi, sedimentare nelle ossa. Ecco “De Venom Natura”, il nuovo lavoro dei Ponte del Diavolo.
Nati da quell’humus sotterraneo che ha sempre alimentato le forme più irrequiete della scena torinese, i Ponte del Diavolo hanno forgiato negli anni una lingua personale: un idioma fatto di ombre e stratificazioni, dove doom, black metal, post-punk e suggestioni wave, si intrecciano come radici sotto terra. Con questo album, pubblicato da Season of Mist, l’intensità comunicativa si fa ancora più marcata.
“De Venom Natura” si manifesta come un trattato ermetico sui veleni, che non li dipinge solamente come sostanze letali, ma li percepisce come simboli di seduzione e metamorfosi. L’ascolto ricorda l’ingresso in una serra notturna, dove le piante brillano di una bellezza inquietante, eppure sai che basta sfiorarle per restare segnato, marchiato.
La registrazione conserva una ruvidità viva, quasi epidermica, che restituisce la sensazione di trovarsi davanti alla band mentre respira e vibra nel tuo stesso spazio. Le linee di basso scorrono come correnti sotterranee, la voce si diffonde come un cerimoniale, le chitarre disegnano spirali dense ed avvolgenti, mentre la batteria colpisce con l’istinto di qualcosa di primordiale ed antico.
I brani non cercano mai la facile presa e sono capitoli di un grimorio sonoro.
L’apertura di “Every tongue has its thorns” punge con eleganza austera, mentre “Lunga vita alla necrosi” affonda nella decomposizione trasformandola in danza ipnotica.
“Spirit, Blood, Poison, Ferment!” ribolle come un’alchimia lasciata troppo tempo sul fuoco e la title track si espande con lentezza narcotica, come un filtro versato goccia a goccia.
La seconda metà del disco intensifica la trance, con “Delta-9 (161)” che pulsa di inquietudine lucida, “Silence walk with me” che sembra muoversi tra i resti di una cattedrale abbandonata e la conclusiva “In the Flat Field” che lascia una scia sospesa, come il fumo dopo un rituale.
La produzione accompagna senza sterilizzare, mantenendo quella tensione fragile e viva che rende il disco pulsante. Non leviga ma amplifica. Proprio in questo equilibrio, tra controllo ed istinto, si trova il fascino dell’album, che decadente e rivelatorio allo stesso tempo, si insinua come un sogno febbrile che non sai se temere od inseguire.
“De Venom Natura” è un’opera che seduce senza compiacere. I Ponte del Diavolo incantano e destabilizzano, plasmando raro ed oscuro splendore, con suoni che non sono da consumare ma da abitare.
Benvenuti nei meandri di un giardino notturno, nel quale vale la pena perdersi, anche sapendo che sarà difficile uscire senza qualche cicatrice.
Voto: 8/10
Tracklist:
- Every tongue has its thorns
- Lunga vita alla necrosi
- Spirit, Blood, Poison, Ferment!
- Il veleno della Natura
- Delta-9 (161)
- Silence walk with me
- In the Flat Field
Durata: 40 minuti
Line-up:
- Erba del Diavolo (Voce)
- Khrura Abro (Basso)
- Kratom (Basso)
- Nerium (Chitarra)
- Segale Cornuta (Batteria)
Musicisti ospiti:
- Francesco Bucci
- Sergio Bertani
- Vittorio Sabelli
- Gionata Potenti
Produzione:
- Registrato al The Deepest Sea, Torino, Italia
- Prodotto e ingegnerizzato e mixato da Danilo Battocchio
- Masterizzato da Magnus Lindberg ai Redmount Studios, Stoccolma, Svezia
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