Venerdì 5 dicembre 2025 Hellfire Booking ha portato i Rise of the Northstar al Legend Club di Milano per una notte infuocata. In apertura Deez Nuts e Half Me. Freschi di una nuovissima release, i Rise of the Northstar arrivano a Milano con l’energia di chi ha fame di palco e zero intenzione di risparmiare colpi. La serata profuma di crossover e hardcore, un incrocio perfetto tra cattiveria, groove e quel senso di comunità che è simbolo del genere.

Half me

Gli Half Me entrano in silenzio, accompagnati da un velo di sonoro atmosferico, come se volessero trattenere il respiro della sala. Pochi istanti dopo esplodono con doppia cassa, muri di chitarre e un’aggressività che stacca qualsiasi conversazione ancora in corso.

La band si muove tra blast beat, breakdown da far vibrare lo sterno e sezioni metalcore più melodiche, con transizioni che spingono il pit a crescere. Il pubblico risponde in fretta: si apre il vuoto al centro del Legend e partono i primi mosh. Quando il cantante chiama il two-step, tutti sono già lì pronti a pestare come si deve.

Il mix è un frullato di chitarre chugga-chugga, scream belli pieni e una sezione ritmica martellante. Forse le linee pulite soffrono un po’ nel mix generale, ma l’impatto resta devastante. Ottimo, anzi ottimissimo modo di dare fuoco alle polveri.

Deez Nuts

Il pubblico è decisamente in crescita, ci si aspetta un sold-out o giù di lì prima degli headliner. Entrano in scena e il vocalist butta subito benzina sul fuoco, esortando il Legend a farsi sentire: ovviamente la risposta è pronta e forte.

Il mood vira verso un crossover più giocoso, con quell’attitudine tra Suicidal Tendencies e Nu Metal che ti fa ridere, pogare e incazzare in dieci secondi netti. Chi conosce già i Deez Nuts è carico a molla, e infatti i cori iniziano già dalla seconda canzone. Il pit è ormai caldo, le spalle ballano e le gambe scalciano da tutte le parti. Stay True è un inno collettivo, esplode tutto: pogo, cori, primo crowd surfer e volume alle stelle.

Di tanto in tanto, il vocalist passa il microfono al pubblico, che risponde come un unico organismo affamato. È una festa, punto. Un set che scorre via veloce e che tiene alta la barra dell’adrenalina prima dell’arrivo dei francesi.

Rise of the Northstar

Il cambio palco è quasi teatrale: estetica giapponese ovunque, dalle insegne rosa alle scritte in kanji, dal finto ciliegio al distributore automatico piazzato come se fossimo a Shibuya. Durante il cambio palco, in sottofondo scorrono hit city pop come Plastic Love, Mayonaka No Door e Windy Summer. Tutto super curato, ma mai forzato. Le vibes sono Tokyo core al 100% e non è solo una facciata: è una cultura che permea testi, attitudine e spirito.

Quando le luci si accendono e riparte l’audio, la sala esplode: è il momento. I ROTN partono diretti dall’ultimo disco con Neo Paris. Chitarroni droppati, groove che ti fanno muovere anche se non vuoi e un vocalist che governa il palco con sicurezza assoluta.

La venue è pienissima, praticamente sold-out, e dal pit parte un’onda continua che arriva fino alla transenna senza pietà. Underrated fa già volare via metà della dignità presente, Here Comes the Boom è devastante come da manuale. Quando arrivano pezzi del disco precedente come Showdown, sembra impossibile che l’energia possa ancora crescere — e invece succede. Troviamo un momento di respiro con Kozo, poi si riparte. Personalmente, Back 2 Basics (con i Landmvrks) è uno degli highlight emotivi della serata.

Il pit, nel frattempo, completa la checklist hardcore: pogo, mosh, ruote, crowd surfing, stage diving, non manca nulla. Tolto il cratere del pit, il resto della sala è un po’ compresso, ma l’atmosfera è talmente buona che nessuno sembra preoccuparsene troppo.

A un certo punto il cantante pesca dal distributore automatico delle lattine e le regala alla prima fila: momento iconico, degno del loro immaginario. La chiusura è un uno-due micidiale: Demonstrating My Saiya Style seguita da Again and Again. Ed è il caos totale.

Resoconto della serata? Una bomba. Non serve dire altro.

Un ringraziamento sentito a Hellfire Booking per continuare a tenere viva la scena – real recognize real.

Testo di Riccardo Giuffrè.
Foto di Patrizia Bazzani.

Scaletta:

  1. Neo Paris
  2. Showdown
  3. Welcame (Furyo State of Mind)
  4. Underrated
  5. Here Comes the Boom
  6. One Love
  7. Raijin
  8. Kozo
  9. Third Strike
  10. Back 2 Basics
  11. Falcon
  12. A.I.R. Max
  13. Rise
  14. Demonstrating My Saiya Style
  15. Again and Again

 

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