Roger Waters, musicista britannico ed ex membro dei Pink Floyd, è protagonista di una lunga intervista rilasciata in esclusiva a Il Fatto Quotidiano, nella quale affronta temi politici e sociali legati all’attualità internazionale, ribadendo il proprio storico impegno antimilitarista.
Secondo l’artista, i governi europei starebbero sostenendo una crescente corsa al riarmo perché funzionale agli interessi delle grandi industrie belliche, con conseguenze dirette sull’impoverimento delle popolazioni.
“È un mondo perfetto per i nazisti che stanno prendendo il controllo.”
Nel corso del colloquio, Waters estende le sue critiche anche alla politica italiana, paragonando la retorica sulle spese militari della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a quella dei regimi autoritari del passato.
“La guerra è un racket. Mi incoraggia sapere che organizzazioni come l’USB in Italia si stanno ribellando a questi Mussolini contemporanei. Oggi Meloni è il vostro Mussolini.”
L’intervista intreccia più volte l’attualità con la produzione artistica di Waters, richiamando brani e album simbolo del repertorio dei Pink Floyd. Tra questi, “The Wall” e “The Final Cut”, opere in cui l’autore aveva già espresso una critica radicale al potere, al militarismo e all’alienazione politica.
“Siamo già in ‘1984’, il controllo è sempre maggiore, ma abbiamo ancora gli strumenti per reagire.”
Ampio spazio è dedicato anche ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. Waters ribadisce la propria posizione sulla Palestina, respingendo le accuse di antisemitismo e definendo la situazione in corso come un genocidio, coerentemente con le posizioni che ha sostenuto negli ultimi anni anche sul piano pubblico e artistico.
“Ho detto che suonerò ‘The Wall’ in Palestina quando sarà libera. Sarebbe fantastico farlo con il mio ultimo respiro.”
Nel finale dell’intervista, il musicista torna a riflettere sul significato di “Wish You Were Here”, rivendicandone la paternità e sottolineando come il brano rappresenti una scelta morale tra conformismo e dissenso, un tema che continua a considerare centrale anche nel presente.
“Ho scelto di prendere parte alla guerra, anche se solo come comparsa. È questo il senso della canzone.”

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