2025 – Better Noise Music
A distanza di tre anni dal precedente “The War to End All Wars”, lo scorso 17 ottobre gli svedesi Sabaton hanno pubblicato il loro ultimo album intitolato “Legends”. La band, capitanata dal carismatico frontman Joakim Brodén, è nota per la sua fissazione nel raccontare storie reali nelle loro canzoni. Questo nuovo lavoro riprende alcuni personaggi storici della Prima Guerra Mondiale che non erano stati narrati in precedenza, come altri personaggi storici quali Napoleone e Giovanna D’Arco.
Undici canzoni che si aprono con i cori gloriosi e l’incedere quasi elettronico della canzone iniziale “Templar” e si chiudono con “Till Seger”, che inizia con un organo da chiesa e prosegue con un ritmo epico, saltellante e allo stesso tempo evocativo e oscuro, incentrato su una figura non nuova per la band, Gustavo Adolfo di Svezia, re scandinavo dal 1611 al 1632, tributato con una canzone nella madrelingua della band e, ovviamente, del defunto sovrano. La band ha raggiunto numerosissimi fan e si è imposta come una delle realtà più solide e convincenti in campo power metal. Forse per qualche appassionato sono troppo pacchiani, ma indubbiamente non sono mai banali nei loro testi, anche se alcune volte si autocelebrano con citazioni di altre canzoni del loro passato.
“Legends” è il loro decimo album e, dopo l’opener “Templar”, si prosegue con una canzone dedicata a Gengis Khan, intitolata “Hordes of Khan”, molto veloce e basata su una batteria rapidissima, riffs di chitarra taglienti e assoli in primo piano. Nulla di eclatante, ma i cambi di tempo presenti servono a immettere il tono narrativo in territori consoni alla narrazione. L’album è stato registrato tra la primavera 2020 e la primavera 2021 e, nel frattempo, la band ha anche intrapreso svariati tour internazionali, che l’hanno portata anche nel nostro Bel Paese. Insolitamente, questo disco vede più pezzi mid-tempo che veloci ed è presente anche una piacevolissima eccezione chiamata “Maid of Steel”, ispirata alla storia di Giovanna D’Arco, che viaggia sprezzante e decisa per tutta la durata del pezzo. Molto grintosa ed epica allo stesso tempo, è il classico brano che canterai a squarciagola nei loro prossimi concerti. Da segnalare anche il breve stacco quasi barocco a un certo punto, che prelude a un bel assolo di chitarra.

Subito dopo c’è un altro pezzo incentrato su un noto personaggio storico, ossia Vlad l’Impalatore. Quest’atroce figura viene tributata con un pezzo molto evocativo e cadenzato, con la voce tetra di Joakim in primo piano. Onestamente è un pezzo gradevole, ma forse già sentito tante volte anche dalla stessa band, ma comunque non brutto. Anzi. Tra le cose da segnalare di questo lavoro c’è anche il ritorno in formazione del chitarrista Thobbe Englund, al posto di Tommy Johansson. La band ha anche collaborato nel corso degli anni con svariati musei, vista la loro attività di divulgatori storici tramite la loro arte musicale.
Molto bello è anche uno dei singoli scelti per introdurre l’album, ossia “Lightning at the Gates”, mid-tempo molto cadenzato caratterizzato da un coro assai epico e da un assolo davvero perfetto. Perfetta è la produzione, perfetta è la scelta della copertina assai bella, perfetta è la scelta dei personaggi storici presenti. Decisamente, invece, il disco non è un capolavoro assoluto, con alcuni momenti di stanca rappresentati da pezzi quali “The Duelist”, ma alla fine “non è malaccio” nel suo insieme. Altra pecca è la mancanza d’originalità, se si è già fan di lungo corso della band scandinava. Nulla toglie, nulla aggiunge al loro status di assolute superstar del loro genere.
Mauro Brebbia
TRACKLIST:
- Templar
- Hordes of Khan
- A Tiger Among Dragons
- Crossing the Rubicon
- I, Emperor
- Maid of Steel
- Impaler
- Lightning at the Gates
- The Duelist
- The Cycle of Songs
- Till Seger
FORMAZIONE:
- Joakim Brodén – voce
- Pär Sundström – basso
- Chris Rörland – chitarra
- Thobbe Englund – chitarra
- Hannes Van Dahl – batteria

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