Sonic Park – Il Live Report del festival con Slipknot, Amon Amarth, Testament, Lacuna Coil & more… Bologna, 27 giugno 2019

Finalmente ci siamo. Si aprono le porte del Sonic Park, una giornata che sarà davvero infuocata. Il caldo e la musica metal, come sempre di questi tempi, sono i padroni indiscussi di questa che sarà e rimarrà una giornata memorabile!!!

Ecco il reportage del Sonic Park Festival dello scorso 27 giugno 2019 all’Arena Parco Nord di Bologna…

Black Peaks

Si comincia con i Black Peaks, una band di progressive rock da Brighton, Inghilterra.

Con un ritardo di un’ora sull’apertura dei cancelli e con la band che inizia a suonare poco dopo c’è ancora poca gente sia nel Prato 1 che nel Prato 2. Il suono è piacevole, un progressive rock tendente al metalcore. Perfetto per riscaldare l’ambiente (benché non ce ne fosse bisogno visto i 40° di Bologna).

I membri della band sono abbastanza statici sul palco, il che è comprensibile visto la temperatura, però la performance è di un livello più che soddisfacente. Il pubblico apprezza ed applaude considerevolmente alla fine del loro set.

Setlist:
Can’t Sleep – Eternal Light – The Midnight Sun – Electric Fires – Say You Will – Glass Built Castles

Eluveitie

Grandiosi! Sensazionali! Mostruosi! Epici!

Direi che non ci sono aggettivi per descrivere quanto questa band svizzera sia incredibile! Gestire dei brani con tutti quegli strumenti dal vivo richiede una coordinazione esemplare che loro applicano alla perfezione!

Dal primo brano “Ategnatos” il suono è pressoché perfetto a da una carica pazzesca ancora prima di arrivare al ritornello! Il brano titletrack del loro ultimo album uscito ad inizio aprile è un capolavoro di folk metal con un assolo di flauto assolutamente sbalorditivo!

Gli Eluveitie ci deliziano con una versione di “The Call Of The Mountains” cantata interamente in Italiano e tradotta quindi come “Il Richiamo dei Monti”. Un pezzo raro da sentire dal vivo, estratto dalla Limited Bonus Edition dell’album “Origins”. Semplicemente pazzesca!

Le tre canzoni che seguono “Deathwalker”, “Ambiramus” e “Rebirth”, tutte estratte dall’ultimo album sono una più spettacolare dell’altra, con un alternarsi di flauto, chitarra, basso, mandolino, batteria, arpa, violino, hurdy-gurdy (strumento di origine medievale che produce un suono di corde strofinate da un disco). Un assoluta goduria per gli occhi e le orecchie! Il growl di Chrigel Glanzmann, frontman e fondatore della band, è semplicemente fantastico! Preciso, potente ed impeccabile!

Fabienne Erni, la voce femminile che ha rimpiazzato Anna Murphy dal 2017, è un talento cristallino con una voce sensazionale! Fabienne incanta per qualità vocali e presenza scenica, capace di suonare l’arpa celtica mentre canta ed anche di dimostrare capacità di scream su “Rebirth”!

Il set si conclude con uno dei più grandi successi degli Eluveitie, “Inis Mona” cantata in maniera egregia e su cui il pubblico canta il ritornello a l’unisono incitata dalla band.

Gli Eluveitie dimostrano di essere una band di un talento infinito e che sono assolutamente da andare a rivedere ad inizio novembre quando ripasseranno in Italia con i Lacuna Coil e gli Infected Rain a Bari, Roma, Bologna e Trezzo Sull’Adda.

Setlist:
Ategnatos – Il Richiamo Dei Monti (Versione Italiana di “The Call Of the Mountains”) – Deathwalker – Ambiramus – Rebirth – Inis Mona

Corrosion of Conformity

È il momento dei Corrosion of Conformity, una band americana di crossover punk metal che rimpiazza i Trivium, inizialmente previsti nel lineup del festival.

I primi brani si distinguono con un sound estremamente difficile da definire (per quanto molto piacevole ed interessante). Ci sono sonorità che sono una via di mezzo tra un doom metal ed un stoner rock, ma poi accelerano sempre di più, con ritmi più veloci, assoli lavorati e riff potenti, lasciando sempre comunque molto spazio al basso.

Gli ultimi brani hanno melodie dal ritmo estremamente blues, mantenendo pur sempre sonorità metal. “Albatross” è letteralmente psichedelica, con un ritmo che rimane totalmente impresso.

Band veramente interessante ed originale, capace di spiazzare con la varietà dei loro pezzi e che dimostra una padronanza tecnica notevole.

Setlist:
Seven Days – (Unknown) – (Unknown) – Vote With a Bullet – Albatross – Clean My Wounds

Lacuna Coil

Tocca alla nostra band italiana di riferimento mondiale nel mondo del metal, i Lacuna Coil!

La band si presenta con gli ormai noti costumi introdotti dall’uscita dell’ultimo album “Delirium”, estremamente d’effetto con Cristina Scabbia che invece veste un bellissimo abito rosso fuoco.

Il set inizia ed ancora una volta il suono risulta da subito regolato in maniera egregia! Cristina Scabbia ed Andrea Ferro sono in grandissima forma e dimostrano da subito dall’inizio di “Our Truth” che sarà una grande performance. A dimostranza della solidità della band è la reazione di Cristina nell’aver pronta subito una cover a cappella di “Highway to Hell” appena c’è un problema tecnico che capita alla fine del primo brano. Ovviamente tutto il pubblico canta all’unisono ed il problema tecnico è totalmente dimenticato.

Il basso manda costantemente delle ondate di suono pazzesco ed il pubblico interagisce a meraviglia dimostrando di conoscere le canzoni benissimo. La famosa versione dei Lacuna Coil di “Enjoy The Silence” dei Depeche Mode è cantata all’unisono. Cristina ringrazia il pubblico è ricorda che loro e le band che suonano su questo palco sono lì grazie al pubblico, ricordando varie volte che la metal community è una sola ed unica grande famiglia. Fa sempre molto piacere quando le band sottolineano questo fatto. “Trip The Darkness” e “Blood, Tears, Dust” sono eseguite in modo fantastico. Cristina interagisce molto con il pubblico e scherza dicendo che certe persone pagano per il solarium e noi oggi abbiamo la fortuna di avere solarium e buona musica!

Come sempre i Lacuna Coil offrono una performance di livello egregio, potente e con melodie che ti rimangono impresse. Il set finisce con “Nothing Stands in Our Way” che è un inno a non avere paura di niente. Cristina infatti incita varie volte il pubblico a ripetere con lei “We fear nothing” che è ripetuto più volte nella canzone. E ‘sempre un piacere immenso vedere una band metal italiana di questo livello che è riuscita a girare il mondo ed a calcare i palchi più prestigiosi dell’ambiente rock/metal!

Setlist:
Our Truth – Die & Rise – Trip the Darkness – Blood, Tears, Dust – My Demons – The House of Shame – Enjoy the Silence (Depeche Mode Cover) – Heaven’s a Lie – Mothing Stands in Our Way

Testament

È il momento di una delle band più importanti della storia del genere thrash metal, la band californiana Testament. Lo stato americano della West Coast ha prodotto una quantità pazzesca di band di altissimo livello nel thrash metal tra cui ovviamente Metallica, Slayer, Megadeth ma anche Death Angel, Exodus, Machine Head…solo per citarne alcuni! Ed i Testament tengono altissima la bandiera di questo genere dimostrando di essere assolutamente all’altezza.

Il loro set è puro thrash metal. Veloce, potente e coinvolgente. Tutto quello che si desidera dal genere. Impossibile non apprezzare questo sound per qualsiasi fan di ogni genere di metal. Una band che potresti ascoltare ore e ore, ed anche se non rimangono tutte le canzoni impresse, ogni brano è sempre e comunque un’ondata di energia e di piacere musicale. È veramente incredibile come non si vorrebbe mai che smetteste il loro set. Una particolare curiosità da sottolineare è che Chuck Billy usa un microfono con asta semi-lunga su cui simula alla perfezione gli accordi della chitarra che vengono suonati a varie riprese durante tutto il set.

Setlist:
Brotherhood of the Snake – The Pale King – More Than Meets the Eye – D.N.R. (Do Not Resuscitate) – Eyes of Wrath – Legions of the Dead – Low – Into the Pit – Electric Crown – Over the Wall – The Formation of Damnation

Amon Amarth

I colossi del Melodic Death Metal svedese offrono una performance semplicemente devastante! Con i loro testi basati sui racconti & leggende vichinghi, un palco bellissimo con una batteria piazzata su un enorme casco da guerriero vichingo ed una coreografia arricchita da fuoco & fiamme praticamente su ogni brano, gli Amon Amarth suonano un set spettacolare!

Le loro melodie associate ai riff esplosivi rimangono impressi dalle prime note ed è praticamente impossibile non farsi coinvolgere dal suono stratosferico. Johan Hegg si esprime in un perfetto italiano: Ciao Italia? Come va? Bene? Praticamente senza accento!

C’è spazio quasi su ogni canzone per fiamme a ripetizione, un combattimento vichingo, e la presenza di un guerriero/stregone con le somiglianze da teschio. Non possono mancare ovviamene i vari mosh pit, in particolar modo su “Shield Wall”. Le canzoni del nuovo album “Berseker” uscito ad inizio maggio suonano molto bene dal vivo. “Raven’s Flight” risalta in modo davvero particolare con un intro in tapping che da una gran carica al pezzo. Su “Raise your Horns” la band brinda alla salute del pubblico con i classici corni potori scandinavi dell’era vichinga.

Johan Hegg brandisce il martello del Dio del Tuono sull’ultimo pezzo “Twilight Of The Thunder God” e da inizio ad un ultimo brano epico per chiudere il set.

Setlist:
The Pursuit of Vikings – Deceiver of the Gods – First Kill – The Way of Vikings – Asator – Crack the Sky – As Loke Falls – Legend of a Banished Man – Death in Fire – Shield Wall – Raven’s Flight – Guardians of Asgaard – Raise Your Horns – Twilight of the Thunder God

Slipknot

Con un ritardo di ben 30 minuti sul programma, il gigantesco telo con la sigla degli Slipknot si colora di rosso e da inizio al loro set.

Il palco è costruito su tre livelli, con Corey Taylor & Co sparsi per il palco con le due simboliche percussioni ai lati e sopraelevate. C’è spazio anche per un nuovo membro che agisce come una figura spettrale che si sposta continuamente in giro per il palco senza suonare strumenti. Il palco è spettacolare perché questi 3 piani sono sostanzialmente costruiti con schermi che cambiano continuamente colore rispetto alle varie coreografie. Le nuove maschere sono molto elaborate benché ricordino sempre i tratti maggiori più caratteristici di ogni membro che hanno segnato la storia degli Slipknot.

Il suono è ancora una volta regolato molto bene sin dalla prima canzone “People=Shit” e con gran piacere è da notare che le percussioni sui lati non coprono assolutamente il resto degli strumenti per tutto il set ma sono regolati alla perfezione (questo era un gran problema che ci fu l’ultima volta che vidi gli Slipknot dal vivo).

Premetto che il sottoscritto non è un grande fan degli Slipknot, ma posso dire che mi siano piaciuti di più dell’ultima volta che li vidi. Corey è un grandissimo showman ed interagisce molto con il pubblico sottolineando quanto siamo tutti una grande famiglia. È in gran forma e canta davvero a delle velocità pazzesche su certi brani. Personalmente, continuo a pensare che certi brani non siano molto impressionanti da un punto di vista melodico, ma il concetto Slipknot funziona ed il pubblico dimostra di apprezzare. “Before I Forget”, “Psychosocial” e “Duality” creano un entusiasmo pazzesco nel pubblico che canta le canzoni dalla prima all’ultima parola.

Le due nuove canzoni “Unsainted” e “All Out Life” suonano molto bene dal vivo e si nota la volontà di far evolvere lo stile Slipknot nel prossimo album. Uno stile più ricercato, con variazioni di ritmo ed un alternarsi più spesso della voce di Corey dal growl al clean vocals, con delle tonalità simili a quelle che usa con gli Stone Sour. Il set finisce con un encore che comprende “Spit It Out” e “Surfacing”. Corey ringrazia il pubblico e promette che per certo rivedremo gli Slipknot dal vivo.

Setlist:
People = Shit – (sic) – Get This – Unsainted – Disasterpiece – Before I Forget – The Herectic Anthem – Psychosocial – The Devil in I – Prosthetics – Vermilion – Custer – Sulfur – All Out Life – Duality – Encore: Spit it Out – Surfacing

Un grande applauso ai fonici del Sonic Park che sono riusciti ad impostare un suono praticamente perfetto con tutte le band sin dal primo brano! Cosa veramente rara in festival come questi con tantissime band e quindi molti suoni diversi da impostare.

Infine, ed in particolar modo, un grandissimo applauso a tutte le band che hanno suonato nelle ore più calde della giornata con un palco piazzato letteralmente fronte sole in una giornata con record di temperature massime.

 

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