Il sogno di un “Museo del Rock” dedicato a Steven Tyler nel borgo calabrese di Cotronei, paese d’origine dei suoi nonni, si è trasformato in un caso giudiziario dai contorni amari.

L’artista statunitense, vero nome Steven Victor Tallarico, ha infatti diffidato il Comune dall’utilizzare il proprio nome, dopo aver scoperto che l’iniziativa a lui intitolata era al centro di un’inchiesta per corruzione, truffa e appalti falsi.

L’indagine, condotta dalla Procura di Crotone, coinvolge quindici persone tra ex sindaci, assessori e funzionari comunali, accusati di aver gestito in modo illecito fondi pubblici europei per un valore complessivo di 1,3 milioni di euro (fonte: Leggo).

Come riportato anche da Adnkronos, il progetto, avviato nel 2013 e concepito per valorizzare le radici italiane del leggendario frontman degli AEROSMITH, avrebbe dovuto sorgere nello storico Palazzo Bevilacqua, antica dimora del nonno Giovanni Tallarico, emigrato negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. Tuttavia, il museo sarebbe stato spostato in un altro edificio acquistato a prezzo gonfiato, con irregolarità nella rendicontazione dei fondi.

A seguito di tali scoperte, Steven Tyler ha deciso di prendere le distanze dal progetto e di agire legalmente per tutelare la propria immagine.

La vicenda, che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione di rinascita culturale e turistica per la comunità di Cotronei, si è così trasformata in un simbolo di promesse mancate e speranze tradite. Sulla questione è intervenuto anche l’antropologo Vito Teti, che in una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto – pubblicata dal Corriere della Calabria – ha lanciato un appello accorato:

«Chiami Steven Tyler e lo convinca a tornare in Calabria. La fine di questo sogno, che avrebbe potuto unire musica, identità e rinascita culturale, rappresenta l’ennesimo tradimento verso chi desidera restituire vita ai nostri paesi spopolati.

Un “Museo del Rock” avrebbe potuto diventare un segnale di riscatto, di apertura, di dialogo tra le Calabrie del mondo».

 

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