Quello a cui ho assistito ieri sera non è stato solo un concerto: è stato un momento di incontro, un rito di riconciliazione, un cerchio che si è chiuso.
Un pubblico caldo, partecipe, quasi elettrico ha accolto sul palco del Live Club di Trezzo sull’Adda il ritorno di due figure che hanno segnato un’epoca del metal sinfonico: Marko Hietala e Tarja Turunen. Ex compagni di viaggio nei Nightwish, oggi artisti indipendenti maturi e forse più liberi che mai.
Ad inaugurare il palco e a preparare il pubblico per questo incontro tanto atteso sono stati i Serpentyne e i Rok Ali and The Addiction.
I Serpentyne ci hanno regalato un set compatto, puntando su sonorità solide e ben rodate.
La risposta del pubblico è stata composta, più attenta che calorosa, ma costante lungo l’esibizione.
A seguire Rok Ali & The Addiction hanno portato sul palco un rock diretto e senza fronzoli.
Un inizio di serata lineare, che ha preparato il terreno senza particolari picchi emotivi.
É arrivato poi il turno di Marko, che in modo quasi cavalleresco è salito sul palco non come semplice opening act, ma come chi vuole preparare il terreno a un’amica di lunga data. E il pubblico lo ha percepito.
La sua energia è stata contagiosa. La voce, ruvida e calda sembra aver guadagnato profondità negli anni. Il suo percorso solista lo vede ormai muoversi tra progressive rock, folk e metal sinfonico, una miscela che caratterizza anche il suo ultimo album Roses From the Deep, uscito nel 2025. I brani nuovi dal vivo rivelano con forza il loro respiro più ampio, cinematografico, con testi che scavano nelle zone d’ombra dell’esperienza umana e nella volontà di rinascita.
Sul palco proprio quel senso di rinascita si è percepito fino in fondo. La band che lo accompagna crea un tessuto sonoro ricco, stratificato, che gli permette di sperimentare senza perdere la sua identità. Il risultato è stato un set sorprendente, intenso, che ha conquistato anche chi lo conosceva solo per il passato nei Nightwish.
Quello che abbiamo incontrato ieri sera è un Marko Hietala innamorato della musica, presente, vivo!
E’ stato poi il turno di quella che i fan chiamano dolcemente “Diva” o “Dea”: Tarja Turunen. Tarja si è presentata sul palco e dopo la prima canzone ha disarmato tutti con una sincerità spiazzante: confessa di non sentirsi bene, ma promette che darà comunque tutto ciò che ha. “Voi siete tutto ciò di cui ho bisogno”, dice. E il Live Club si è stretto attorno a lei accogliendo tanto le sue probabili difficoltà, quanto il suo impegno a essere salita comunque sul palco.
La cosa sorprendente poi è che, da lì in avanti, nessuno si è accorto di una reale sofferenza. Anzi, tra il pubblico è serpeggiato un pensiero comune: se questa è Tarja non al massimo della forma, cosa potrebbe fare quando sta bene? La risposta è semplice: potrebbe incendiare il mondo. Perché già così, ieri sera, ci ha regalato uno show impeccabile, vibrante, professionale fino all’ultimo respiro.
Durante I Walk Alone, quando ha pronunciato “Go tell the world I’m still around” qualcuno ha certamente pensato al passato. Dal quel lontano 2007 a oggi, Tarja non solo ha dimostrato di poter camminare da sola senza i Nightwish, ma ha anche costruito un percorso artistico che l’ha resa più coraggiosa, più sfaccettata, più vera. E ieri sera lo ha ricordato a tutti.
Il momento più emotivo arriva quando Tarja e Marko si ritrovano sullo stesso palco. Non importa cosa sia successo, quali ferite o quali scelte li abbiano portati lontani dal progetto che li ha consacrati alla fama mondiale. Ieri sera tutto questo è sembrato un ricordo sbiadito, un passato ormai elaborato. Sul palco c’erano due amici che celebravano ciò che è stato, con un rispetto e una dolcezza che hanno commosso tutti.
Il pubblico ha trattenuto il fiato quando è partita I Wish I Had an Angel. È un brano simbolo, un pezzo che porta con sé un’intera epoca. Ma proprio nel crescendo, un imprevisto: uno spettatore si è sentito male. La musica si è interrotta, gli addetti del Live Club sono intervenuti con prontezza, e la sala è rimasta sospesa in un silenzio carico di preoccupazione.

Non abbiamo potuto ascoltare la fine del brano, perché Tarja e Marko hanno deciso di non riprenderlo ma in quel momento è contato solo che la persona soccorsa stesse bene. Tarja ha ripreso il concerto solo a soccorsi terminati, portandoci verso un finale dal sapore della gratitudine.
Quando ha salutato il pubblico Tarja era visibilmente emozionata. Ha ringraziato più volte, quasi incredula dell’affetto che l’Italia continua a riservarle. E noi, sotto quel palco, abbiamo avuto la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di un semplice concerto: un incontro umano, un ritorno, una conferma.
Tarja non era in forma. Eppure, ieri sera, è stata immensa.
Testo di Isabella Memmo
Foto di Monica Ferrari

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