Ted Poley – Intervista 2016

Se vi fosse capitato di assistere ad uno show di Ted Poley, avrete notato una curiosa assonanza tra la sua sigla introduttiva e la celebre “Unholy” dei KISS. Il pezzo sfrutta infatti la metrica pressoché identica del verso dicendo “Ted-Po-ley” invece di “Un-ho-ly” e rende l’inizio di ogni show un momento degno di una tifoseria da stadio. Il tutto nasce molti anni fa, nel lontano 1992, quando i Danger Danger accompagnarono i KISS nel loro “Revenge Tour” tra Stati Uniti e Canada, avverando uno dei più grandi sogni di un giovanissimo cantante: conoscere il suo idolo Paul Stanley. Accadde che una sera, prima dello show, i due che si erano fino a quel momento a malapena salutati, si ritrovarono faccia a faccia ai lati opposti di un lungo corridoio deserto dell’arena che conduceva ai rispettivi camerini. Ted vide Paul e pensò subito che quella sarebbe stata l’ occasione perfetta per presentarsi e fare finalmente due parole con il suo eroe…i due presero a camminare in silenzio, ma nel momento in cui si incrociarono a metà strada, la timidezza prese il sopravvento, e Ted abbassò lo sguardo passando oltre senza fiatare. Maledicendosi un secondo dopo per non aver tentato, Poley stava per entrare in camerino quando inaspettatamente, il grande Paul intonò da lontano a gran voce: “Ted-Po-ley” (nello stile del ritornello di “Unholy”) facendolo sobbalzare! Tutta la band saltò fuori dal camerino abbracciando l’amico incredulo ed emozionato, e Ted pensò che quel momento lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita.

Poley è un’artista che non ha bisogno di tante presentazioni, perché chi è da sempre fan di un certo tipo di rock’n’roll ha cantato, riso e pianto almeno una volta nella vita ascoltando le canzoni dei DANGER DANGER. Ted è invecchiato, certo, ma non ha perso quella sua aria a metà tra il cartone animato e la rockstar maledetta, una sorta di stella glitterata e tatuata che dispensa buonumore. Ammettetelo, se vi è capitato di godervelo almeno una volta dal vivo starete annuendo distrattamente ricordandovi la sensazione. Lo incontro virtualmente via Skype, e con un po’ di genuina emozione iniziamo quella che si rivelerà l’intervista più emozionante che abbia mai avuto il piacere di registrare, tra risate, musica, consigli sul make-up, gatti, sogni e costellazioni.330430-emp

Direi di cominciare subito dalla copertina del nuovo album: mi ha davvero molto colpita, salta all’occhio, ha dei colori molto brillanti e un concetto molto immediato, il contrasto tra il passato e il futuro.

Mi fa piacere che venga percepita così. Sai, la cosa che preferisco della mia etichetta (Frontiers Records) è che mi hanno sempre lasciato carta bianca su moltissimi aspetti di questo lavoro. Pensa che la copertina del disco è una mia idea, ed è nata dalla riflessione a proposito del fatto che oggi tutto ciò che ci circonda sia così insopportabilmente “moderno”. Siamo pieni di schermi piatti, micro dispositivi… non esistono più le vecchie radio e le vecchie tv con le quali sono cresciuto, e io ci ero davvero molto affezionato… un giorno mi sono ritrovato a pensare… chissà dove saranno finite tutte quelle vecchie cose ora che sono dismesse, considerate alla stregua di spazzatura… sarebbe buffo scoprire un giorno, durante una missione spaziale, che alcune di queste sono finite su un altro pianeta. Ho immaginato: “pensa se un astronauta avvicinandosi si rendesse conto che funzionano ancora, e che per qualche strano motivo trasmettono ancora tutte la mia immagine e i miei video… (ndr ride di gusto)” sono felice che tu mi abbia chiesto della copertina…vedi io ho sempre trovato essenziale l’immagine dei dischi, ai miei tempi non si poteva sentire una preview dell’album o vedere il video su YouTube…si andava nei negozi di dischi e si passavano ore a lasciarsi ispirare dalle copertine dei vinili, ed è proprio così che ho scoperto moltissime grandiose band come Journey, Yes, Kansas, Star Castle..

Questa copertina è molto ispirata senza dubbio, e mi ha fatto venire una curiosità: se ti dessero la possibilità di spedire una tua canzone nello spazio, qualcosa da lasciare in eredità a qualche altra civiltà o semplicemente alle generazioni future, quale sceglieresti?

(ndr ride) Che figata! ho fatto almeno un centinaio di interviste e nessuno mi aveva mai chiesto niente del genere! (ndr ride di gusto) Caspita non avevo mai pensato di spedire una mia canzone nello spazio, è un’idea fantastica! Beh, credo proprio che una delle più appropriate potrebbe essere “Stars”, tratta dall’ultimo album, non trovi?

Ho riflettuto molto sul titolo che hai scelto per quest’ album: “Beyond the fade”…è un concetto molto poetico, sembra riferirsi a ciò che resta quando la musica sfuma, quando si spengono le luci, quando qualcosa finisce e va lentamente a scomparire…

Sai, la parte che preferisco delle canzoni è l’ultima, perché i musicisti solitamente in quei momenti fanno le cose più straordinarie, mentre l’ingegnere fa sfumare il finale e ti rimane quella bella sensazione… da piccolo alla fine delle canzoni alzavo al massimo il volume per sentire ciò che nessun altro ascoltava.

E alla fine dei tuoi live shows, quando le luci si abbassano e la gente comincia a defluire dal locale, e rimani solo a riflettere… cosa rimane?

Wow! un’altra domande più unica che rara! Beh guarda, le cose sono cambiate negli ultimi anni… il post show ora che sono meno giovane consiste principalmente nel farmi una doccia, ripensare alle belle sensazioni provate, riprendere fiato proprio come un atleta dopo una prestazione… non puoi immaginare quanto faticoso sia stare sul palco e quante calorie si riescano a bruciare! Poi mangio qualcosa, sai, cantare a stomaco pieno è davvero impensabile… mi rendo conto che possa suonare noioso, ma è la verità!

Vorrei parlare del rapporto meraviglioso che hai coi tuoi fans. Tutti noi che ti seguiamo siamo consapevoli di quanto tu tenga a far sentire il tuo pubblico parte integrante dello show, e del clima di spensieratezza e amicizia che si respira ai tuoi concerti, al punto che ti chiamiamo affettuosamente “Mr Sorriso”.

Sai, ho tenuto molto a realizzare il video di “Higher” (ndr il primo singolo del nuovo album) coinvolgendo i fans proprio per ringraziarli di questo calore. Con la tecnologia odierna nei video musicali è ormai praticamente possibile simulare qualsiasi cosa con un effetto speciale, ma non è ancora possibile simulare un vero sorriso, perché è qualcosa di troppo unico e spontaneo da ricreare. Adoro vedere i vostri sorrisi in prima fila, e ti dirò di più: ho intenzione prima o poi di brevettare la “prima fila unica”, un nuovo e rivoluzionario assetto da live targato Ted Poley in cui tutto il pubblico potrà disporsi lungo una transenna lunghissima che costeggia un palco altrettanto lungo, così che ogni singola persona presente ai miei concerti potrà sempre goderseli in prima fila!

Dev’essere pazzesco girare il mondo e ovunque tu vada i locali sono pieni di persone che sanno chi sei…

E’ davvero assurdo. Che tu ci creda o no, giù dal palco sono timidissimo, e andare all’estero, lontano da casa, da solo, mi fa sempre un po’ paura…ma quando arrivi lì, nel locale, e vedi tutte quelle persone che ti aspettano e ti accolgono come uno di famiglia… la nostalgia di casa pesa meno, e per quel breve tempo, sei magicamente a casa anche a miglia e miglia di distanza. I miei posti preferiti sono sempre stati il palco e casa mia… quindi quando non sono a casa, mi basta un palco, lì mi sento davvero bene, anche se casa è lontana.

Tu hai uno stile che io adoro, ti ho sempre visto con dei vestiti di scena fantastici, coperti di stelle e lustrini, come li scegli, te li fai confezionare?

Adoro indossare qualcosa di unico, con dettagli personalizzati, ho un paio di persone che ci lavorano e sono davvero bravissime… spesso io li disegno e loro li realizzano, non vorrei mai somigliare al modo in cui si veste già qualcun altro, e grazie per avermelo chiesto, sono dettagli che spesso vengono ignorati ma il look è un aspetto importante del nostro lavoro.

Adoro anche il tuo smalto glitterato, ti fa brillare come una vera stella!

(ndr ride) ti ringrazio, faccio davvero schifo a mettere lo smalto! Però mi piace, aggiunge allo show quel qualcosa di speciale, e faccio così fatica a metterlo che odio quanto ho solo uno show, perchè poi pur di tenerlo su vado in giro per casa e per negozi per settimane con le unghie glitterate (ndr ride)! Comunque lascia che ti sveli un segreto che tutti quelli che usano lo smalto per le unghie dovrebbero sapere: “lo smalto non si asciuga mai! Anche quando tu pensi che lo sia. Non è vero! Anche se lo hai messo perfettamente alla prima occasione lo rovinerai!” (ndr ridiamo fino alle lacrime) Accidenti, dovrei aprire un canale YouTube e dare consigli di bellezza e make up! (ndr io non ce la faccio, sto ridendo a crepapelle)

Durante la registrazione di “Beyond the fade” hai trascorso del tempo in Italia, e goduto del nostro cibo e del nostro bel paese collaborando con Alessandro del Vecchio che ti ha prodotto e con la band italiana che ti ha accompagnato anche live (Mario Percudani alla chitarra, Alessandro Mori alla batteria, Anna Portalupi al basso) Che ricordi hai di questo periodo e soprattutto dì la verità: quanti kg hai preso?

(ndr ride) ohhh, troppi, sul serio! Che bella gente, che grandi musicisti, mi sono divertito tantissimo! Sono tutte persone piene di passione, e certamente abbiamo mangiato di gusto! Pensa che Alessandro è vegano, e mi ha tenuto in riga cucinando per me, altrimenti avrei vissuto di pizza! E’ stato un periodo meraviglioso, non solo registrare un album, ma vivere il vostro straordinario paese sulla mia pelle. Avevo un appartamento tutto mio a Somma Lombardo, mi sono sentito davvero a casa. Andavo a fare la spesa, e poi ogni giorno si andava in studio, e lavorare con Alessandro è così speciale… è una persona estremamente intelligente e ci sa davvero fare. Non era la mia prima volta in Italia, ma questa volta l’ho proprio vissuta, non come un turista, e l’ho trovata spettacolare. Però, e questo potremmo aggiungerlo alla mia rubrica di consigli di bellezza su YouTube, se mai vi capitasse di dover girare un video, fatelo prima di trascorrere dieci giorni a mangiare bene in italia, ci guadagnerete in apparenza e forma, ve lo posso garantire! (ndr ride) Certo che ne so un po’ troppe di cose sullo smalto e sui consigli di bellezza per essere uno a cui sono sempre piaciute così tanto le donne… (ndr ride)

Hai avuto occasione di ascoltare qualche band italiana mentre eri qui?

Ooohh! la band di Mario! Gli Hungryheart! Adoro quei ragazzi e la loro musica (ndr gli Hungryheart hanno anche aperto il concerto di Ted al Druso – BG) ma aspetto altri consigli, mi piacerebbe ascoltare musica italiana in lingua originale!

E tornando al nuovo album, se dovessimo consigliare al pubblico che non lo ha ancora scoperto una canzone “rappresentativa” che ne racchiuda l’essenza, quale suggeriresti di ascoltare?

Direi “Let’s start something”. E’ una canzone che mi somiglia, è l’effetto Ted Poley! E per concludere vorrei ringraziare tutti i fans che supportano la musica originale e la musica live, e se posso aggiungere questa cosa, tengo molto a chiedere a chiunque mi segua di condividere con me l’amore e il rispetto per gli animali. Dono sempre qualcosa dei miei profitti ai rifugi e mi occupo di tanti animali.

Avete presente quella sensazione che si prova nel vedere l’arcobaleno, un bambino che ride di gusto o un cielo scuro punteggiato di miriadi di stelle ad alta quota? Quel formicolio che vi costringe a spalancare occhi e bocca e a liberare un sorriso spontaneo? Sono davvero poche le persone che riescono ad suscitare la stessa genuina meraviglia… una di queste è Mr Ted Poley, non perdete l’occasione di farvi emozionare dalla sua musica, sorridere fa bene al cuore.

 

 

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