Questa sera ci troviamo in una delle location storiche piu’ affascinanti del mondo occidentale… nel meraviglioso Théatre Antique di Orange va in scena il Positiv Festival 2025 con una lineup sensazionale composta dai The Last Internationale, gli Extreme e i Dream Theater.

Il teatro di Orange è stato costruito nel primo secolo A.C. sotto il regno dell’Imperatore Augusto ed è uno dei teatri romani meglio conservati al mondo. Con un muro esterno impressionante dell’altezza di 35m e largo 104m ornato di statue e colonne preservate in modo impeccabile a fare da sfondo, siamo al cospetto di qualcosa di davvero affascinante che ci riporta letteralmente indietro nel tempo. Con una capienza di 9000 spettatori il teatro garantisce un colpo d’occhio sensazionale di cui siamo estremamente lieti sia stato preservato ed allestito per continuare ad avere spettacoli e rappresentazioni anche al giorno d’oggi. Il teatro di Orange dispone infatti di un programma di concerti decisamente fitto con molti artisti rock e metal che hanno calcato questo palco negli anni passati come i Deep Purple, i Megadeth, gli Airbourne, i Trivium, i Within Temptation, gli Epica… nomi decisamente importanti che dimostrano la tradizione di questo luogo ad ospitare anche altri eventi rock/metal nel corso degli anni.

Ad aprire la serata troviamo i sensazionali The Last Internationale. Band americana di New York dal carisma e fascino irresistibile capace di essere la miglior scelta in assoluto per inaugurare questa serata epica. Per chi non li conoscesse, i The Last Internationale sono una rock band fondata nel 2008 dal chitarrista Edgey Pires e dalla cantante Delila Paz. Il loro brani sono un’esplosione di energia rock/blues con testi socialmente impegnati estremamente toccanti e profondi che trasmettono un vero e proprio messaggio di libertà e vita, passando per temi delicati come le ingiustizie e le oppressioni sociali, denunciando i problemi del mondo odierno e apportando un sostegno di speranza e ottimismo tramite le loro parole e la loro musica. Una vera e propria ondata di ribellione artistica trasmessa attraverso il rock, il folk e il blues in modo straordinario! E uno dei cavalli di battaglia di questa band sono proprio le performance dal vivo, vere è proprie rappresentazioni dell’essenza del rock! Quest’anno la band è infatti reduce da quasi 5 mesi consecutivi di concerti in giro per tutta l’Europa con l’esibizione di stasera che rappresenta la loro ultima data di un tour lunghissimo di cui hanno fatto parte anche tre date in Italia ad Aprile. Ad accompagnarli sul palco in questo tour troviamo quindi anche la talentuosissima Alice Atkins al basso e il sensazionale Pedro Vasconcelos alla batteria.

Si parte con la cover esplosiva degli MC5 “Kick Out The Jams”. Uno degli ultimi brani della band e un biglietto da visita che non poteva essere piu’ azzeccato. Si nota fin da subito l’entusiasmo e la caratura dei The Last Internationale. Un gruppo che ha energia da vendere, messaggi da trasmettere ed emozioni da condividere. L’inizio del set è pressoché esplosivo con Delila, Edgey e Alice che corrono da una parte all’altra del palco ininterrottamente durante la performance senza mai fermarsi… cosa che faranno per praticamente tutto il set! “Life, Liberty, and the Pursuit of Indian Blood” tratto dal loro album capolavoro “We Will Reign” è uno dei brani di maggior successo della band e forse uno dei pezzi che racchiude meglio l’essenza dei messaggi di libertà che vuole trasmettere la band. Il pezzo parla infatti dell’impegno che sta mettendo la nuova generazione per liberare la società dalle oppressioni che stiamo vivendo. La rivoluzione americana, infatti, aveva come obbiettivo di liberare il popolo quando invece ha finito per opprimere altre persone per centinaia di anni… e il brano riporta quindi in gioco il vero obbiettivo di libertà della rivoluzione che i giovani di oggi stanno inseguendo prendendosi tutti i rischi possibili per far cambiare le cose in positivo. Ed è proprio questo uno degli aspetti geniali dei The Last Internationale… riuscire a trasmettere un messaggio forte su un tema delicato e totalmente di attualità tramite delle sonorità rock da pelle d’oca. La voce di Delila ha qualcosa di davvero unico e straordinario. Profonda, graffiante, intensa, emozionante… si coglie perfettamente il significato del testo tra le sue corde vocali. Il carisma che emana nell’interpretazione viscerale di ogni pezzo è qualcosa di veramente unico nel suo genere. C’è tutta la resilienza e la determinazione di una band che crede fermamente nel cambiamento e che sappiamo lotterà fino in fondo per questi principi fondamentali. E che dire di Edgey? Un chitarrista fenomenale che dà proprio l’impressione di essere tutt’uno con la sua chitarra! Riff graffianti, carisma, tecnica e precisione sono solo alcuni degli elementi straordinari di questo artista… un chitarrista viscerale che rappresenta proprio quel tipo di artista che ti fa innamorare di uno strumento, che ti dà voglia di imparare a suonare la chitarra per poter un giorno magari poter suonare come lui… assolutamente fenomenale! E poi c’è il carisma di Alice al basso. Una musicista sensazionale che, per quanto abbia iniziato a suonare con la band solo da marzo di quest’anno, sembra che faccia parte della formazione da sempre! Tecnica sopraffina e un groove penetrante rendono la sua tecnica egregia una vera goduria dando quel tocco magico ad ogni pezzo. La sinergia dei musicisti è davvero evidente e vedere come ognuno di loro cerca il loro compagno per suonare un assolo insieme o un riff spalla a spalla non ha uguali… c’è coesione, complicità e tanto lavoro e dedizione per poter ottenere una tale performance. Le emozioni sembrano non finire mai ed infatti possiamo viverle in modo ancora piu’ intenso su un pezzo come “Soul On Fire” dove Delila ci delizia suonando il pianoforte e facendoci trasportare su una ballad piena di malinconia e speranza. E per permettere ancor di più la condivisione di questa performance con il pubblico, Delila raggiunge il parterre e sale addirittura fino in cima all’arena cantando! Un momento davvero intenso e bellissimo che dimostra la vicinanza di questa band ai propri fan e al pubblico presente. E come non finire in bellezza con altri due pezzi straordinari dei The Last Internationale! Invito chiunque non lo conoscesse ad ascoltare l’intro di “Hard Times” perché è qualcosa di sensazionale che dà una carica incredibile! Vedere l’alternanza dei riff di chitarra di Edgey con le parti vocali a cappella di Delila è da vera pelle d’oca! L’intero brano è ancora una volta un messaggio fortissimo che suona come un vero proprio inno moderno che è allo stesso tempo pieno di rabbia e speranza, con quella costante tonalità ottimistica che piace davvero moltissimo. La chiusura è un vero fuoco d’artificio di emozioni su “1968”, pezzo simbolo di desiderio di cambiamento che invoca le persone ad essere unite e a prendere in mano i propri destini, con l’amore e la rivoluzione che sono gli elementi chiave di questo testo. Con l’intera band a correre e ballare con un’energia esuberante come se il set fosse appena iniziato il pubblico acclama e applaude fortemente l’esibizione di una band che ha dimostrato la vera essenza del rock. Una performance eccezionale, autentica e che incarna alla perfezione quello che questo genere vuole trasmettere. Passione, condivisione, voglia di far cambiare le cose e agire per permettere alle persone di vivere una vita migliore senza ingiustizie o ineguaglianze. Siamo al cospetto a dei paladini del nostro genere tanto amato, degli interpreti magistrali che meritano una standing ovation infinita.

 

Tocca ad un colosso del rock. Una band che ha fatto la storia e che ancora ad oggi continua ad emozionarci per la loro classe inimitabile, i loro pezzi favolosi e la loro capacità di trasmettere tanta allegria e buon umore, facendoci cantare ed emozionare su ogni pezzo. Gli Extreme sono una colonna portante del rock e grazie al loro enorme successo ottenuto tra fine anni 80’ ed inizio 90’ (soprattutto grazie all’album capolavoro del 1990 “Pornograffiti”) hanno ispirato moltissime band giovani che probabilmente non sarebbero mai esistite senza i loro album. Gary Cherone, Nuno Bettencourt, Pat Badger e Paul Geary ci deliziano con una performance piena di autenticità e di storia, con pezzi tratti dal loro primo album “Extreme” fino al loro ultimo disco del 2023 “Six”. Il set non poteva iniziare in modo piu’ esplosivo con “It (s’ A Monster)” e “Decadence Dance”, due dei brani piu’ amati tratti proprio da “Pornograffiti”. Gary sfodera un look di gran classe con completo nero e sciarpa rosa fluo davvero appariscente e non si ferma un secondo correndo ovunque e sfoderando doti da vero ginnasta! Avere 64 anni e non sentirli… questa è la vera definizione della performance magistrale di Gary! Sia vocalmente che fisicamente il frontman degli Extreme dimostra una forma sensazionale e sembra non siano mai passati gli anni d’oro di questa amatissima band. Se per quanto ci sia dispiaciuto moltissimo dover aspettare ben 13 anni per l’uscita del loro ultimo album, bisogna dire che ne è valsa assolutamente la pena! Perché, se magari dopo il terzo altro grande successo della loro carriera “Sides to Every Story” nel 1992, i seguenti album “Waiting for the Punchline” (1995) e “Saudades de Rock” (1998) avevano colpito un po’ meno la critica, non si può dire lo stesso di “Six” che è un vero e proprio gioiello con brani bellissimi che ricordano moltissimo le origini del quartetto di Boston! Tutti i pezzi di serata suonati da quest’album sono infatti stati molto apprezzati da tutto il pubblico presente. “#REBEL”, “THICKER THAN BLOOD”, “BANSHEE” e “RISE” suonano proprio come dei veri successi consolidati di questa band, per quanto recentissimi! Penso non ci sia niente di piu’ bello di poter avere nuovi pezzi di questo calibro da parte degli Extreme. Dobbiamo però parlare dell’icona assoluta di questa band, sua maestà Nuno Bettencourt. Nuno potrebbe davvero essere definito come uno dei chitarristi (se non il chitarrista…) piu’ impressionante della sua epoca! E non solo per la tecnica sopraffina e per gli assoli folli che probabilmente solo lui sa fare come su “Flight of the Wounded Bumblebee”, ma per la bellezza dei riff, la classe delle melodie e la maestria con cui Nuno riesce ad esibirsi ad ogni concerto. Per darvi un semplice esempio di quanto Nuno sia rispettato e riconosciuto nell’intero mondo rock/metal, basta vedere che al recente concerto evento di addio di Ozzy Osbourne e i Black Sabbath “Back to the Beginning” tenutosi a Birmingham il 5 Luglio di quest’anno, Nuno ha suonato per ben 12 pezzi tra tutti i supergroup di giornata invitati per questa occasione unica! Se non è questo un testimone della sua grandezza… Ed ovviamente in un’ora e mezza di pezzi energici straordinari non poteva mancare l’immancabile momento emozionante dei set degli Extreme… la meravigliosa “More Than Words” cantata in modo sublime da Gary e Nuno con la chitarra acustica insieme a tutto il pubblico del teatro che intona ogni parola della ballad iconica di questa band. Da pelle d’oca! E quindi, dopo una chiusura stellare con il mega successo “Get the Funk Out” e la già citata “RISE”, la band ci delizia con un bellissimo ultimo omaggio a Ozzy Osbourne con una cover di “I Don’t know”. Leggendari, non c’è altro da aggiungere.

 

A chiudere la serata troviamo i maestri del metal progressivo. I nostri amatissimi Dream Theater chiudono anche loro il loro tour estivo questa sera al Theatre Antique di Orange celebrando quindi la fine del tour anniversario dei 40 anni di carriera. Come abbiamo anche potuto vedere nelle nostre date italiane, la band ha un certo fascino per le location storiche in quanto ha potuto suonare sia nello storico Teatro Grande di Pompei che nel bellissimo Teatro Antico di Taormina, mantenendo quindi anche stasera questa tendenza di suonare in luoghi storici spettacolari. Ovviamente questo tour porta con sé due elementi chiave: la promozione del loro recentissimo sedicesimo album “Parasomnia” e, come ben sappiamo, il ritorno di Mike Portnoy alla batteria dopo ben 13 anni di assenza. E un set come quello dei Dream Theater, con la magia di musicisti tecnicamente impeccabili, la bellezza dei lunghi pezzi strumentali, i giochi di luci e proiettori in un contesto del genere, non poteva che essere uno spettacolo assoluto per gli occhi e per le orecchie. Con l’inizio del set sulla magistrale “Night Terror” comincia un vero e proprio viaggio attraverso la carriera dei Dream Theater. Un viaggio che ci farà apprezzare a pieno quanto di straordinario fatto dalla band, pionieri, precursori e leggende di questo genere tecnicamente impressionante sotto ogni aspetto, ma allo stesso tempo profondo e anch’esso emozionante. Se le note di chitarra fantascientifiche di John Petrucci incantano su ogni brano, non sono ovviamente da meno le linee di basso mostruose di John Myung, così come le tastiere di Jordan Rudess e ovviamente l’imperiale Mike Portnoy dietro la sua batteria imponente. Tutto è perfetto in ogni singolo dettaglio, così come la voce di James LaBrie, che sostengo fermamente sia ancora sublime su molti aspetti e che come sempre si adatti perfettamente all’equilibrio tra le parti vocali melodiche e i passaggi strumentali. È proprio questo equilibrio vincente a fare dei Dream Theater un progetto sensazionale. Non è né un progetto puramente strumentale né una band con canto costante, è un equilibrio perfetto affascinante che ci permette di godere a pieno dei loro brani. Ed infatti nel trittico di pezzi tratti da “Metropolis Part 2: Scenes From A Memory” del 1999, “Act I: Scene Two: II. Strange Dèjà Vu”, “Act I: Scene Three: I. Through My Words” e “Act I: Scene Three: II. Fatal Tragedy” apprezziamo pienamente tutte le metamorfosi musicali che può prendere la band, dalla bellezza delle parti vocali di LaBrie fino alle parti strumentali sensazionali dove si rimane ammaliati su ogni melodia. E se altri pezzi storici come “Panic Attack”, “Hollow Years”, “Peruvian Skies” e “Take The Time” ci dimostrano la grandezza dei capolavori del passato, pezzi piu’ recenti come “Barstool Warrior” da “Distance Over Time” del 2019 o “Midnight Messiah” da proprio l’ultimo album “Parasomnia”, dimostrano come questa band sia piu’ viva che mai e in grado di scrivere ancora capolavori assoluti. Si rimane quindi ammaliati e in silenzio solenne ad ascoltare e godere ogni nota di quello che i Dream Theater sanno fare. 90 minuti di una bellezza unica che volano letteralmente senza neanche rendersene conto. Il ritorno del piu’ grande batterista al mondo in ambito metal ha riportato un tocco di classe unico ad una band che ha sempre e comunque dimostrato il suo valore, ma che con il ritorno di Mike ha ricomposto la famiglia di cui ci siamo tutti innamorati. E sia i risultati dell’ultimo album “Parasomnia” che l’esibizione di stasera ne sono la prova vivente. Termina quindi il loro set con l’immancabile “Pull Me Under”, sempre stupenda e ancor di piu’ maestosa in questo magnifico teatro.

 

Cala il sipario sul Postiv Festival 2025 e rimaniamo con una sensazione bellissima, quella di aver vissuto una serata indimenticabile in una location storica mozzafiato. Tre band fantastiche hanno dato vita ad un concerto meraviglioso che rimarrà per sempre impresso nella nostra mente e nei nostri occhi. La bellezza della location si è combinata a meraviglia con quanto di straordinario dimostrato dai The Last Internationale, gli Extreme e i Dream Theater, e non possiamo che essere eternamente grati di aver potuto assistere ad un concerto unico come questo.

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