Ieri sera giovedì 11 dicembre 2025 all’Atlantico di Roma gli Zen Circus hanno ricordato a tutti perché, dopo più di vent’anni di carriera, continuano a essere una delle poche band italiane capaci di trasformare un concerto in una festa collettiva. Niente fronzoli, niente sovrastrutture: solo sudore, chitarre che graffiano e quella miscela di ironia, urgenza politica e romanticismo disilluso che è il loro marchio di fabbrica.
Fin dall’ingresso sul palco, il trio ha dato l’impressione di essere in serata particolarmente feroce. Appino, come sempre mattatore, ha preso subito le redini dello show. “Più voi fate casino, più noi facciamo casino… non vorrete mica essere da meno del pubblico di Milano?” lanciando verso la platea con un sorriso un appello a metà tra la provocazione e la sfida. La risposta del pubblico romano è stata immediata: un boato compatto, come se tutta la sala avesse accolto l’invito a superare sé stessa.
Da lì in poi è stata un’escalation continua. La band ha macinato brani nuovi, tratti dal nuovo album Il Male, e vecchi con la sicurezza di chi quei pezzi li ha scritti con le vene, non con la penna. Il pogo sotto palco ha iniziato piano, poi ha inghiottito tutto: spalle, sudore, cori urlati all’unisono. L’Atlantico è diventato una camera di risonanza dove ogni parola di Appino rimbalzava come un detonatore.
Tra i momenti più memorabili, l’esecuzione del singolo Miao, primo brano pubblicato del nuovo album, ed ormai già un piccolo culto. Appino la canta con una furia quasi teatrale e, all’ultimo accordo, si lascia andare al grido: “Gattari del mondo unitevi!” Un manifesto punk-felinista che ha fatto esplodere un applauso liberatorio, di quelli che senti vibrare più nello sterno che nelle orecchie.
Il merito degli Zen Circus è proprio questo: riuscire a trasformare un concerto rock in una specie di assemblea emotiva, dove puoi ridere, urlare, sentirti vivo e completamente parte di qualcosa. Nessuna posa vintage, nessun revivalismo forzato: solo una band che sa ancora parlare alla pancia e alla testa di chi la ascolta.
A fine serata, mentre la sala si svuotava e gli ultimi cori si spegnevano in un’eco stanca ma soddisfatta, restava la sensazione di aver assistito a un concerto vero, uno di quelli che non replicano un disco ma lo superano. Roma ha risposto alla sfida di Appino, e ieri notte, ha fatto davvero più casino di Milano.
Si ringraziano Atlantico Roma e Big Time Ufficio Stampa per la Musica.
Vi lasciamo alle foto di Chiara Lucarelli.

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