Zu – Ferrum Sidereum

09/01/2026 – House Of Mythology

Ci sono dischi che si ascoltano e ci sono dischi che si attraversano. “Ferrum Sidereum” degli Zu appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. È un corpo celeste sonoro che non ti passa accanto, ma ti cattura nella sua orbita e ti costringe a seguirlo fino all’ultimo frammento incandescente.

Fin dal primo impatto è chiaro che questo non è un album che cerca scorciatoie o ammiccamenti. Gli Zu suonano come se stessero incidendo simboli su una lastra di metallo caduta dallo spazio, con la calma rituale di chi sa che ogni colpo deve essere definitivo.

La lunga durata non è un vezzo, ma una necessità narrativa, perché i brani hanno bisogno di respirare, di stratificarsi, di mutare lentamente forma, come magma che raffreddandosi diventa roccia.

La forza di “Ferrum Sidereum” sta nel suo equilibrio instabile tra istinto e controllo. La matematica del prog si intreccia con la ferocia del metal, mentre il jazz agisce come una forza carsica, pronta ad emergere nei momenti meno prevedibili. Il risultato non è mai freddo o autoreferenziale, ma è una musica che colpisce il corpo prima ancora della testa, con le linee di basso di Massimo Pupillo che sembrano colonne portanti di un tempio arcaico e la batteria di Paolo Mongardi che alterna precisione chirurgica ad esplosioni tribali. Il sax di Luca Mai è una creatura viva che ringhia, si contorce e si innalza come una colonna di fumo cosmico, guidando l’ascoltatore tra fenditure improvvise e aperture quasi mistiche, diventando la vera voce narrante delle tracce.

C’è una dimensione quasi esoterica che attraversa l’intero album. I titoli, le atmosfere, le tensioni interne ai brani evocano cosmologie antiche, miti, simboli alchemici. Non è un immaginario decorativo, ma una vera e propria grammatica sonora. Ogni pezzo sembra un sigillo, ogni passaggio è caratterizzato da una forza che non può restare innocua. Alcuni momenti sono taglienti come lame rituali, altri invece si aprono in spazi dilatati e contemplativi, come se il trio osservasse la Terra da una distanza siderale.

La produzione di Marc Urselli gioca un ruolo fondamentale nel rendere tutto questo vivo e tangibile. Il suono è denso, tridimensionale, ma mai soffocante. Ogni strato trova il suo spazio, ogni dettaglio emerge al momento giusto. Sembra di trovarsi al centro di una tempesta cosmica, dove il caos è solo apparente e sotto la superficie pulsa un ordine severo.

Ferrum Sidereum” non è un disco accomodante e non vuole esserlo. Richiede attenzione, tempo ed una certa disponibilità a perdersi tra le sue note. La ricompensa però è enorme, perché ti accompagna in un viaggio sonoro che sembra scolpito nel ferro delle stelle, antico e futuribile allo stesso tempo.

Gli Zu non dimostrano nulla a nessuno, se non a sé stessi, e proprio per questo firmano, a mio parere, uno dei lavori più intensi e personali della loro carriera.

Questo è un album che non segue le regole del presente e sembra provenire da un altrove remoto e necessario.

 

Voto: 8,5/10

 

Tracklist:

  1. Charagma
  2. Golgotha
  3. Kether
  4. A.I. Hive Mind
  5. La donna vestita di sole
  6. Pleroma
  7. Fuoco Saturnio
  8. The Celestial Bull And The White Lady
  9. Hymn Of The Pearl
  10. Perseidi
  11. Ferrum Sidereum

 

Formazione:

  • Luca Mai (sax baritono)
  • Massimo Pupillo (basso)
  • Paolo Mongardi (batteria)

 

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