Oggi, 18 novembre, è il terzo anniversario della morte dell’ex degli AC/DC Malcolm Young. Malcom è deceduto, a 64 anni, a Lulworth House, a Elizabeth Bay, Sydney, il 18 novembre 2017. Gli era stata diagnosticata la demenza alla fine del tour mondiale della sua band a sostegno del loro quindicesimo album in studio, Black Ice del 2008.

All’epoca gli AC/DC rilasciarono una dichiarazione che descriveva Young come “la forza trainante della band”.

“Come chitarrista, cantautore e visionario, era un perfezionista e un uomo unico”, si leggeva nella dichiarazione. “Ha sempre tenuto duro e ha fatto e detto esattamente quello che voleva. Era molto orgoglioso di tutto ciò che faceva. La sua fedeltà ai fan era insuperabile”.

In un’emozionante nuova intervista con 60 Minutes Australia, Angus Young ha riflettuto sull’idea originale di Malcolm per la band e sulla sua morte nel 2017.

“È stata la sua creazione, la sua idea, il suo intero progetto”, ha osservato Angus. “Quando ero più giovane e lui ha detto: ‘Io e te suoneremo insieme’, ho detto: “Stai scherzando? Lui disse: “No, tu hai la stoffa”. Io dissi: “Sei sicuro adesso, vuoi che suoni accanto a te sul palco? e lui disse: “Sì, sì, sei un chitarrista bravo come chiunque altro”. E’ stata tutta una sua idea”.

Come ricorda Angus Young, la musica ha dato a Malcolm conforto e gioia nei suoi ultimi giorni a Lulworth House, una casa di cura nella zona est di Sydney, specializzata nella cura della demenza.

“Credo che la parte più difficile non sia stata tanto la sua morte, perché quella è stata una sorta di fine, il sollievo”, ha osservato Angus. “Penso che la parte peggiore sia il declino – questa è la parte difficile. Per come lo conoscevi, e poi vedere che non c’era più”.

“Direi che, anche alla fine, se fossi stato lì, avrebbe avuto un grande sorriso da orecchio a orecchio”, ha continuato il chitarrista visibilmente emozionato. “E per me, questo mi ha sempre dato una sorta di gioia. Anche se era in quello stato, questa era sempre la gioia. E aveva ancora un gran calore se gli suonavo la chitarra”. Provava a battere il piede. Ma ha sempre saputo che io ero lì. Quindi era una cosa grossa. Ero con lui verso la fine”.

 

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