Tra il vecchio e il nuovo, la storia del passato e quella del presente: è la terza giornata di musica per il Mengo Music Fest di Arezzo e sul palco i protagonisti assoluti sono gli Afterhours, nel loro tour estivo per i vent’anni di Ballate Per Piccole Iene. Con loro e prima di loro Desert Kosmo, Elephant Brain, Ginevra e Fast Animals And Slow Kids.

Una giornata all’insegna dell’alternative indipendente italiano della vecchia a nuova scena: i Desert Kosmo sono uno dei gruppi emergenti scelti proprio dalla direzione artistica di Germi – la realtà “di contaminazione” nata dall’idea di Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, per il format “Carne Fresca”. Vengono da Roma e i suoni distorti del loro loud emogaze risuonano potentissimi dalle casse. Pochi pezzi ma essenziali: Sono Solo Polvere, Niente e Non m’interessa dal loro II Atto Primo – secondo disco diviso appunto in atti e due brani inediti, Corri Via e Fermo Immagine. Scelta un po’ paradossale forse quella di porre l’attenzione sulla band emergente per poi farla suonare poco meno di venti minuti penalizzati dal solo fatto di essere i primi, ma quel che è certo è che la band porti a casa un’esperienza indimenticabile, come l’inizio di ogni cosa bella.

Il cambio set prevede un djset – anche questo un po’ paradossale, vista la moltitudine di artisti presenti: tutto pronto per l’alternative rock degli Elephant Brain che ricorda molto, forse decisamente troppo, quello dei Fast Animals And Slow Kids. Il pubblico è prontissimo, i ragazzi sottopalco pogano, saltano e cantano a pieni polmoni canzoni come Blu, L’unica cosa che conta, Una casa in cui tornare e Weekend, con intermezzi di cover sorprendenti come Il Mondo di Jimmy Fontana e Non Me Lo So Spiegare di Tiziano Ferro.

Segnata sul tabellone di marcia della giornata come artista unexpected, poco dopo sul palco vediamo Ginevra: cantautrice di brani come ragazza di fiume, femina e spacco tutto – in featuring con Meg nella versione studio, regala un attimo di respiro ai ragazzi sotto il palco prima di tornare a scatenarsi di nuovo.

Il sole tramonta, ormai è buio e l’attesa per i Fast Animals And Slow Kids li sta quasi consumando. La vedi sui volti di tutti quella voglia di cantare ogni parola gli uni abbracciati agli altri, saltando così forte da smuovere la polvere sotto i piedi. Un concerto dei FASK è effettivamente proprio questo: un momento di felicità prolungata per il tempo di una dozzina di canzoni, ma soprattutto, di felicità condivisa. Lo si vede in primis dalla band: attaccano con Vita Sperduta per poi continuare con Come un animale, Una vita normale e Canzoni Tristi. “Questa canzone funziona se la cantiamo tutti assieme”, ordina Aimone Romizi prima di Annabelle. Tutti cantano un verso bellissimo che dice “che a suon di concerti ci ho preso la mano ed era la stessa che stringevi tu” e il tempo sembra fermarsi. L’encore è affidato ad Animali Notturni che è un continuo crescendo di volumi ed emozioni, Forse Non È La Felicità, Cosa Ci Direbbe e Non Potrei Mai.

Il tempo dell’ultimo cambio palco e poi si spengono le luci: ad illuminare il pubblico è il logo degli Afterhours: era il 2005 quando la band composta da Manuel Agnelli alla voce, Giorgio Prette alla batteria, Andrea Viti al basso e Dario Ciffo al violino dava vita a Ballate per piccole iene. Vent’anni dopo di nuovo insieme sul palco, con in aggiunta Giacomo Rossetti su chitarra, tastiere e percussioni, ripropongono quello stesso disco, arrivato ormai alle sue venti candeline.

Lo show è, infatti, diviso in due parti: la prima è composta dal disco per intero, traccia dopo traccia. Da La sottile linea bianca a Ci sono molti modi, passando per Carne Fresca, Male In Polvere e Chissà Com’è, chiudendo con Il sangue di Giuda e Il compleanno di Andrea. Il pubblico ascolta, canta, rivive le stesse emozioni di vent’anni prima e ne crea di nuove, vent’anni dopo.

“Esattamente trentaquattro anni fa suonavamo ad Arezzo Wave, e oggi siamo di nuovo qui in questa città. Oggi abbiamo completato un cerchio”, ringrazia Manuel Agnelli in formissima.

Ad aprire la seconda parte del concerto è la cover de La canzone di Marinella di Fabrizio De André. Il resto del concerto è una selezione di chicche in fila una dopo l’altra: Strategie, Lasciami leccare l’adrenalina, Dea – su cui si scatena un pogo composto da persone di ogni età ben istruite da Agnelli su cosa fare per creare più scompiglio possibile, e Male Di Miele.

Alla tempesta si aggiunge anche la quiete con Quello che non c’è e Padania, alternate ai suoni noise e più sperimentali su Non si esce vivi dagli anni ’80 e Bye Bye Bombay.

Siamo già alla fine e il secondo encore è composto da Non è per sempre e Voglio una pelle splendida: il tempo è volato, proprio come gli ultimi vent’anni. Gli Afterhours però hanno voglia di suonare e sono più vivi che mai, qui per restare.

Gallery a cura di Monica Ferrari.

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