1990 – Columbia / 30th Anniversary Remastered, 2020 – Sony Legacy

16 marzo 1990

L’ambulanza che sterza correndo a sirene spiegate nel pronto soccorso dell’Harborview Hospital di Seattle trasporta Andrew Wood il giovane frontman dei “Mothers Love Bone”. La fidanzata Xana l’ha trovato inerme sul letto di casa in coma da overdose. Il 19 maggio il macchinario che teneva in vita il giovane cantante verrà spento e questo segnerà in modo indelebile la comunità underground di Seattle.

Dicono che Seattle inizi a Pioneer Square. La mattina schiere di senzatetto cercano di procurarsi la colazione chiedendo elemosina, e sono lo specchio inverso dei negozi, librerie e gallerie d’arte che attirano turisti che vogliono fare shopping lontano dai grattacieli di Downtown. La sera tardi, quando i locali sono chiusi, l’area assume un aspetto tetro in quanto le strade sono preda di spacciatori e ubriachi. Chiunque è alla ricerca d’intravedere qualche celebrità dimezzata dal tempo, o a cercare cimeli della musica rock, è destinato a tornare a casa con la convinzione che questa non è una metropoli rock, che il suo successo è stato un incidente, che esiste nell’aria qualcosa di inspiegabile nell’ascesa di tanti musicisti di talento, tutto assieme, tutti nello stesso posto, affratellati dalle medesime radici geografiche. Lì ci trovavi il Music Bank che era una specie di capannone convertito ad ostello per i musicisti. Aperto ventiquattro ore su ventiquattro. Era il posto di ritrovo di decine e decine di band senza soldi che con pochi spiccioli potevano affittare una stanza, provare, bere e sperare che qualche casa discografica li vedessi suonare. Proprio come accadde agli Alice in Chains.

Layne Rutherford Staley era nato il 22/08/1967 a Bellevue, mezz’ora di auto da Seattle. Dopo sette anni di matrimonio i suoi genitori, Philip e Nancy, divorziarono. Nancy lavorava nel settore delle pubbliche relazioni, e durante un party natalizio conobbe Jim Elmer e ben presto iniziarono a frequentarsi. Intanto Staley si legava ancor di più alla sua unica sorella di sangue Elizabeth. All’ottavo compleanno di Staley, la madre e Elmer si sposarono. Layne viveva in perenne attesa di una visita da parte del suo vero padre. Quando ebbe compiuto 15 anni, ci fu la prima accesa discussione con la madre. Il giovane Staley passava i pomeriggi con il fratellastro, sfogandosi dietro una batteria e saltuariamente cantando.

Jerry Fulton Cantrell Jr. era nato a Tacoma il 18 marzo del 1966, il padre aveva combattuto per tre anni in Vietnam perdendosi la sua nascita. I genitori divorziarono quando aveva sette anni. Prima di allora Jerry aveva visto il padre solo un paio di volte e sempre in uniforme. Cantrell e i suoi non se la passavano bene e avevano sempre bisogno dei sostegni del welfare americano per sopravvivere. La svolta avviene al liceo, quando una sua insegnante lo convinse a cantare nel coro della scuola. La donna lo incoraggiava costantemente e si sarebbe rilevata fondamentale per la sua carriera da musicista. Poi però le cose in famiglia presero una piega drammatica. La nonna, alla quale Jerry era tanto affezionato, e la madre morirono nel giro di sei mesi, portate via dal cancro. Molti alla sua età avrebbero reagito in modo violento, lui invece affrontò la situazione suonando la chitarra anche fino a 12 ore al giorno. Il chitarrista si trovò di punto in bianco da solo, senza casa e senza famiglia. Dopo un paio di settimane Cantrell vide per la sua prima volta Layne Staley e ne rimase folgorato e stupito dall’energia. Per svoltare pagina, Jerry Cantrell decise che il primo passo da fare era quello di trasferirsi a Seattle. Quella sera al Music Bank, i due artisti per puro caso bevvero una Rainier, e Layne sapeva che anche Jerry voleva metter su una band, e per non lasciarlo da solo lo indirizzò verso Sean Kinney.

Sean Kinney si presentò al Music Bank con la sua ragazza Melinda Starr, nonché sorella di quello che diventò il bassista della band Mike Starr. Nel giro di qualche settimana Kinney, Starr e Cantrell si ritrovarono per suonare. Mancava la voce, il vero frontman.
L’obbiettivo era convincere Staley.
Dopo una serie di tiri e molla, ci fu La fusione di due band street-glam metal, gli Alice ‘N Chains e i Diamond Lie, i primi guidati dal cantante Layne Staley, i secondi dal chitarrista Jerry Cantrell . Fu l’inizio degli Alice in chains, che da da quel momento in poi non si separeranno più fino all’alba del 1995.

Il 21 agosto 1990 gli ALICE IN CHAINS pubblicarono Il loro primo album “Facelift” interamente dedicato a Wood scomparso mesi prima. Il riff che apre “”We Die Young” strizza l’occhio al metal condito di quel suono sporco etichettato “grunge” accompagnato dalla voce possente e malinconica di Layne Staley.
“Man in the box” è puro rock schiacciasassi condito con esplosioni di rabbia. È la canzone manifesto del gruppo ed è un duro attacco a i mass media. È il singolo che porterà i nostri alla ribalta e li catapulterà nel limbo delle rockstar.
“I Can’t Remember“ si muove come “Bleed the Freak” che hanno chiari riferimenti all’infanzia e questo sarà un tema centrale della poetica grunge.
“Real Thing” anticipa uno dei temi centrali che accompagneranno Layne Staley, vale a dire la tossicodipendenza, ma qui non è ancora stretto nel giro mortale e non ha ancora provato quelli che saranno gli effetti devastanti della dipendenza.
Merita essere citata “Love Hate Love” dove il testo sviscera in maniera ossessiva l’amore è il suo lato oscuro, e sembra anticipare la relazione burrascosa di Layne Staley con Lara Parrott. Il pezzo è formato da pochi tocchi di batteria nascosti da urla di chi è vittima di un amore estremo non ricambiato, perché spesso nasce il bisogno di essere amati nella stessa misura in cui si ama.

La giostra era partita e andava veloce, forse anche troppo, e niente e nessuno poteva fermarla… ma il cielo spensierato e sereno stava per lasciare il posto al grigiore delle nuvole che annunciano una tempesta….

 
Tracklist

1. We Die Young
2. Man in the Box
3. Sea of Sorrow
4. Bleed the Freak
5. I can’t Remember
6. Love/Hate/Love
7. It ain’t Like That
8. Sunshine
9. Put you Down
10. Confusion
11. I Know Somethin’ (‘bout you)
12. Real Thing

Band

Layne Staley – Lead Vocals
Jerry Cantrell – Guitars, Vocals
Mike Starr – Bass, Vocals
Sean Kinney – Drums, Percussion, Piano

 

Author

Write A Comment

X