Da poco pubblicato il terzo album, ‘Failure In The System(qui la nostra recensione), abbiamo la possibilità di parlare con i CRΩHM, band di Aosta, nata a metà anni ottanta e rientrata in pista da qualche anno.  Una piacevole chiacchierata con quattro ragazzi adulti che hanno il fuoco nel cuore e la passione che li spinge a non fermarsi mai. Ecco il resoconto del nostro incontro epistolare con Sergio Fiorani, vocalist della band, il barbuto Riccardo Taraglio al basso, Claudio Zac Zanchetta alla chitarra e Fabio Cannatà dietro le pelli… 

 

Prima di tutto grazie per aver partecipato al nostro articolo ‘le voci del rock’n’roll unite’ per i nostri lettori e per tutti i rocker che in questo momento sono di emergenza ancora chiusi in casa… grazie ancora…

SERGIO FIORANI – Grazie a voi che ci date spazio! E grazie per la splendida recensione che ci avete fatto! Leggerla è stata un grande piacere!

CLAUDIO ZAC ZANCHETTA –  Grazie a voi per l’ospitalità, è un onore! 

Allora diteci un po’ come state vivendo questo momento di clausura, come trascorrete le vostre giornate se siete anche voi costretti a stare a casa…

SERGIO FIORANI – Come la maggior parte delle persone siamo costretti in casa alternando giornate al lavoro ad altre in pesantissimo “smart working”. Io intanto sto buttando giù nuovi testi pensando al quarto album! Mai fermarsi! In fondo abbiamo altri 50 anni davanti per suonare! 😉

CLAUDIO ZAC ZANCHETTA –  Il mio lavoro non si è fermato, cosa che io ritengo ovviamente una fortuna, vista la situazione in cui versano invece molti amici.

RICCARDO TARAGLIO – Insegno Scienze Umane in un Liceo e così mi districo nella follia della DAD (che è come mettere un tappo da bottiglia per chiudere lo squarcio sul fianco di una nave…) faccio video lezioni, preparo schede, seguo i miei figli, cucino, creo scompiglio e disordine così mia moglie non si annoia (ah ah ah), leggo e mi informo, fomento rivolte su Facebook così mi sento molto guerriero, scrivo brani nuovi, butto l’immondizia come “attività motoria entro i 200 metri da casa”, prendo per i fondelli i potenti che si atteggiano, stappo qualche birra… insomma tutto quello che dovrebbe fare un buon Metal Head classe ’67, con una vena rock ancora attiva.

Sto rivolgendo a molti vostri colleghi più o meno la stessa domanda che è la seguente… Internet e il mondo legato ad internet… da vecchiacci come me internet è sempre stato visto come un mezzo troppo virtuale e poco reale. Adesso senza internet saremmo tutti in casa senza la condivisione di questi momenti che ci permettono di parlare di musica e ascoltare cose nuove…

SERGIO FIORANI – Hai ragione, in quanto “vecchiaccio” non amo molto il web. È però indubbiamente molto utile per rimanere comunque in contatto in situazioni come questa e, in generale anche in condizioni normali, per raggiungere con la musica molte più persone di quante si riuscirebbe senza le piattaforme virtuali. Risulta ancora più evidente per piccole band come la nostra.

RICCARDO TARAGLIO – Per me il web è un mezzo di comunicazione, come un telefono attaccato al muro o un videoregistratore e come tale lo utilizzo. Serve per scambiarsi informazioni come scritti, notizie, musica, ecc., ma non a fare esperienze. Quelle sono cose da vivere con tutti i sensi e nel presente. Quindi non siamo favorevoli a esibizioni in virtuale, festival in virtuale, musicisti in ologramma o altre forme del genere. Una birra vogliamo berla, gustarla, sentirla andare giù per il gargarozzo e goderne gli effetti, non guardarla in video. Lo stesso per la musica. Come band non siamo “contro” queste forme perché siamo dell’idea che ciascuno fa quello che gli pare e che vada anche rispettata l’esigenza per chi vive con la musica (da chi allestisce attrezzatura e la trasporta a chi si esibisce) di potersi mantenere economicamente anche quando si è obbligati a stare chiusi in casa.

CLAUDIO ZAC ZANCHETTA – Sicuramente non sono un assiduo, come molti giovani di oggi nati in un’epoca internet-dipendente, ma è indubbio il beneficio delle ICT in tutti i campi. Sono certo che se non fosse per esse, la maggior parte delle band rimarrebbero nell’oblio di una notorietà poco più che locale.

E quale sarà il futuro della musica secondo voi? Concerti annullati si parla forse di concerti nel 2021, estate 2021… un grave danno per musica e musicisti.

SERGIO FIORANI – Nonostante la pausa forzata che danneggia tutti, per il futuro della musica sono fiducioso. La musica è una necessità viscerale dall’alba dei tempi e non si lascerà schiacciare da un fottutissimo virus!

RICCARDO TARAGLIO – Tutte le espressioni artistiche che prevedono la presenza di pubblico hanno subíto uno stop obbligatorio in tutto il mondo. Al dispiacere dei fans (e anche perdita di denaro per prenotazioni non rimborsabili) si unisce il grande danno economico per tutti coloro che vivono l’arte anche come lavoro e non solo come hobby o passione. Nella musica tutti i tecnici di suono e luci, i facchini, i proprietari di locali, i promoter e gli organizzatori, ma anche autisti, baristi, tipografi, ecc. e in ultimo i musicisti ha subito una bella botta. Ma la voglia di vivere la musica è forte sia in chi la fa che in chi la gode, e certamente la pausa obbligata chiusi in casa sta facendo crescere in tutti il desiderio di riscatto e aumenta la voglia di partecipare. Ci vorrà del tempo e bisognerà anche essere creativi nel proporre nuovi spazi, improvvisando forme, luoghi e modi di suonare live, ma torneremo a sentire musica ovunque. A questo proposito spero che diminuisca l’invadenza della burocrazia che si traduce sia in carte da compilare, tempo e denaro da spendere, quando, alla ripresa, non ce ne sarà molto da spendere…

CLAUDIO ZAC ZANCHETTA – E’ questo il “core” più sconvolgente dello scenario, un vero calcione negli stinchi. Il concerto è ciò che più vogliamo sia come fruitori che come protagonisti, il concerto è il momento più vivo in cui porti te stesso e il tuo lavoro svolto con cuore e dedizione alle orecchie di chi ti ascolta con interesse o ti ha appena conosciuto. Attendo con impazienza che sia di nuovo possibile organizzare shows – anche se credo che per un po’ di tempo, momenti scatenati ed energici come pogo o moshpit non saranno possibili.

E quale sarà il vostro futuro, proprio adesso che il vostro nuovo album è in circolazione…

SERGIO FIORANI – Abbiamo dovuto annullare alcune date live interessanti che avevamo programmato per la promozione di “Failure In The System”, una purtroppo con i nostri amici dei Black Phantom con cui è sempre un piacere condividere il palco perché oltre ad essere dei “ragazzi” molto simpatici sono anche dei bravissimi musicisti. Anche loro hanno un disco appena pubblicato. Quindi riprenderemo da dove siamo stati interrotti, recuperando le date nei luoghi già previsti in Italia e aggiungendo qualche data all’estero che stavamo per concludere, come in Germania e Svizzera.

RICCARDO TARAGLIO – Speriamo di poter riprendere al più presto l’attività live perché, come dici giustamente tu, abbiamo un nuovo lavoro da promuovere. Inoltre ci piace molto suonare in concerto perché ci divertiamo e traiamo un fracco di soddisfazione quando vediamo nel pubblico un buon apprezzamento della nostra musica.

CLAUDIO ZAC ZANCHETTA – Il nostro cd è distribuito su centinaia di piattaforme musicali in tutto il pianeta ed è praticamente tutto preascoltabile su youtube e altri canali. Per ora purtroppo  le rehearsal non sono possibili

Failure In The System’. Quando ho rivisto la copertina mi sono venuti i brividi… Perché proprio la copertina con le maschere antigas… un ritorno all’antico che è diventato attuale…

SERGIO FIORANI – La copertina è stata scelta diverso tempo prima di questa pandemia. Pensa che la copertina alternativa cui avevamo pensato prevedeva una gigantografia di un virus al microscopio! Questa immagine rappresentava bene la summa di quanto si racconta nel disco. Il genere umano, rappresentato anche dai filamenti di DNA sullo sfondo, che con la sua stupidità danneggia sé stesso e il mondo in cui viviamo. E di Terra ne abbiamo una sola!

Un grintoso e ruvido contributo musicale, tanta energia e tanto metal. Noto che siete legati al metal più classico, quello che ascoltavate negli anni 80, quando è nata la band…

SERGIO FIORANI – Indubbiamente abbiamo un legame profondo con il Metal degli anni ’80, veniamo da lì. Credo però che la nostra musica non sia una mera riproposizione di quel periodo. Mi permetto di dire che, senza disconoscerne le radici, sia un’interpretazione molto attuale. E’ anche il frutto dell’incrocio delle cose diverse che ognuno di noi ha ascoltato in questi 35 anni. Pur essendo tutti “metallari” abbiamo influenze differenti. Zac apprezza ad esempio il metal estremo, Riccardo è più saldamente ancorato ai classici anni ’80, Fabio ascolta anche rock più classico (è un fanatico dei Queen!), io ho un range molto ampio che va dai Blue Oyster Cult (mia grande passione) agli Slayer, con una particolare predilezione per una certa parte di Progressive Metal come ad esempio Fates Warning, Threshold, Evergrey.

Quanto è difficile rimanere legati alle concezioni del vostro stile oggi che gli stili si fondono e si mescolano con enorme facilità.

SERGIO FIORANI – In realtà non è difficile. Il legame con gli anni ’80, come dicevo, per noi è naturale. Inoltre non ci sforziamo di rimanere in un recinto predefinito. Cerchiamo di suonare quello che ci piace che non ha problemi a “fondersi” anche con altre influenze.

RICCARDO TARAGLIO – Il nostro concetto di stile è quasi più rivolto a quando ascoltiamo che a quando componiamo. Come ha detto Sergio suoniamo quello che ci esce dall’animo e nella nostra musica e testi sgorga un’energia che prende forma interpretata da riff, assoli, pause, ecc. più che dal dover seguire certe linee predefinite o decise a priori. Sicuramente abbiamo un anima Rock se dobbiamo proprio dare un linea guida molto generale. Personalmente mi ritrovo nelle parole di Maurice Jouanno de Les Ramoneurs de Menhirs quando in un’intervista ha detto “The Rock is energy. It is a particular energy. The Rock is not a style. The Rock is Spirit. It’s a Wild Spirit.

Failure In The System’ molto epico nei toni e cattivo nel significato… ma nel testo della title track, nel ritornello, dite ‘we’re the failure in the system’. WE siamo noi genere umano o noi che con orgoglio ascoltando diverso tipo di musica ci sentiamo diversi?

SERGIO FIORANI – Siamo noi “genere umano”. Ritengo che l’umanità, noi compresi, con egoismo, stupidità e cupidigia sia il problema del pianeta, il sistema appunto. Questo concetto traspare un po’ ovunque nei testi e riprende il racconto cominciato con il nostro precedente album “Humanity”. C’è però anche spazio per la speranza e per una visione più introspettiva.

Quale brano dell’album è il più indicato a rappresentare i Crohm di questo periodo? E quello che vi piace di più… e ovviamente perché. I miei sono ‘Castles of Sands’ e ‘Ride the Storm (I Am Crohm)’, belli tosti, le line vocali, i solo di chitarra… insomma mi piacciono…

SERGIO FIORANI – Condivido con te i brani che hai indicato, soprattutto “Ride The Storm” che rappresenta lo spirito dei CROHM, anche se mi risulta difficile dirne uno per tutti. Se proprio dovessi scegliere per rappresentare la mia personalissima visione più introspettiva ed intimista opterei per “Castles Of Sand” e “The Man Without Voice” che raccontano di alcuni momenti in cui mi sono veramente sentito schiacciato dalla vita e in cui credo in tanti potrebbero riconoscersi.

RICCARDO TARAGLIO – Come avete detto entrambi “Ride the Storm (I Am Crohm)” è quella che ci rappresenta molto e aggiungerei anche “What is behind” per il ritmo incalzante, il ritornello che ricama dopo le dure parole che chiedono di continuo “Cosa c’è dietro…”. Questo brano nasce, musicalmente parlando, dall’ispirazione del chitarrista Diego Zambon che è stato con noi per tutto il tempo di promozione di “Humanity”. Chiediamo “What is behind…?” a chiunque si avvicini con una “proposta interessante” in termini ideologici, politici, religiosi, economici, scientifici. Direi che è questo l’atteggiamento dei Crohm; prendiamo in giro bonariamente un po’ tutti, senza distinzioni di colore della pelle, sesso, religione, posizione sociale e potremmo sembrare irriverenti. Ma prendiamo di continuo in giro anche noi stessi, anche il Metal, facendo battute che rivelino se c’è uno spirito ribelle e critico verso se stessi, oppure una boria da palloni gonfiati ed esaltati detentori della verità. Ma i Crohm sono anche seri e profondi e amano il Metal epico, ecco perché a questi brani affiancherei anche “Until you Disappear”.

Avete scelto un brano bellissimo dei Beatles e inserito nell’album album ELEANOR RIGBY… perché? Non devo fare la classica domanda… Beatles o Rolling Stones vero?

SERGIO FIORANI – In realtà per me, con tutto il rispetto, né Beatles né Rolling Stones! Non picchiano abbastanza duro! 😉 A parte le battute, nel 2017 ci è stato chiesto dal giornalista Gaetano Lo Presti, di partecipare con un brano all’”Happy Birthday Sgt. Pepper’s” in occasione del 50° anniversario della pubblicazione e così Zac ci ha proposto un arrangiamento molto interessante di “Eleanor Rigby” su cui abbiamo lavorato. Inoltre il testo di questa canzone ben si adattava ai temi trattati nel nostro disco.

Come è nato quest’album?

SERGIO FIORANI – I nostri brani crescono sempre con un lavoro collettivo. Ognuno porta delle idee che vengono sviluppate assieme. Può essere un testo sul quale tiriamo fuori una musica che ben lo rappresenti, o un riff di chitarra, piuttosto che di basso che ben si adattano a una delle storie che ho scritto.

26 anni per rientrare in pista… vi chiedo due cose… perché siete spariti e, senza malefica intenzione, perché siete tornati?

SERGIO FIORANI – Siamo spariti a causa delle vicissitudini della vita delle persone comuni quali siamo, non c’è stato un motivo scatenante. Il motivo scatenante c’è invece stato per il ritorno. Una serata organizzata ad Aosta, con tutti quelli che negli anni ’80 facevano musica dalle nostre parti, in memoria di un batterista molto conosciuto e prematuramente scomparso. Quella sera ci siamo molto divertiti e abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico. E quello che doveva essere un “one shot” si è trasformato in 3 album e molti concerti! E siccome continuiamo a divertirci contiamo di proseguire ancora. Inoltre ci fornisce la scusa per abbandonare momentaneamente le vesti di ultra-cinquantenni padri di famiglia e professionisti in vista della pensione! ;-D

RICCARDO TARAGLIO – Personalmente, oltre a condividere tutto quello che ha detto Sergio, ho colto l’occasione per tornare sul palco da musicista perché dal 1997 organizzo un festival di musica celtica e guardare gli altri divertirsi come scimmie urlatrici, senza partecipare attivamente, mi mancava un po’…

Ci parlate dei Crohm, con l’omega, del 2020… perché l’omega nel vostro nome?

SERGIO FIORANI – In effetti negli anni ’80 eravamo semplicemente CROM. Era riferito al dio dei Cimmeri (Conan) che ben incarnava lo spirito che ancora ci guida, riassunto nel nostro motto “Keep Your Dragon Alive”. (acronimo KYDAH! Con la “h” che dà enfasi finale). Poi negli anni ’90 una band (tedesca) ha registrato con lo stesso nome. Per cui quando siamo ricomparsi, volendo mantenere lo stesso nome con il suo significato e la sua sonorità, l’abbiamo modificato con l’omega e l’aggiunta di una “H” prima della “M” che sta per l’acronimo di “Heavy Metal”. L’omega inoltre ha anche un grande significato simbolico sia perché rappresenta il ciclo universale (l’Alfa e l’Omega) sia perché è rappresentato come un “torque” con le teste di drago (rieccolo!) simbolo dei Celti (molto cari soprattutto a Riccardo che sa tutto su di loro) con i quali condividiamo sia la discendenza (i valdostani erano Celti, recenti ritrovamenti archeologici ad Aosta l’hanno confermato) che la visione della vita legata assolutamente a quella della natura, del pianeta Gaia.

Avete poi fatto il release party il 29 febbraio con The Cards, la band del chitarrista dei Saxon Paul Quinn e com’è andato?

SERGIO FIORANI – Il release party è stato fatto ma purtroppo i The Cards all’ultimo minuto hanno rinunciato a causa del maledetto coronavirus che li costretti a rientrare in Inghilterra interrompendo la tournée. Ci è veramente dispiaciuto, era un sogno che si realizzava suonare insieme a Paul Quinn che già negli anni ’80 era per noi un mito. Loro sono comunque stati gentili scrivendoci che gli dispiaceva molto non poter suonare con noi e dicendo che sperano si possa recuperare la data. Incrociamo le dita!

Ho visto anche un video piuttosto ‘rabbioso’ WHAT IS BEHIND?. Perché la scelta su questo brano e com’è stato realizzarlo?

SERGIO FIORANI – “What Is Behind” ben rappresenta ciò che il genere umano è diventato e forse è sempre stato. Un concentrato di egoismo ed ingordigia celato dietro tutte le ideologie che nel corso dei secoli hanno vomitato tonnellate di bugie sui popoli per fini personali di pochi. È rabbioso e duro come dici e purtroppo anche molto realistico. La realizzazione è avvenuta alternando immagini della band ad estratti di filmati che rappresentano tutte, ma proprio tutte, le ideologie di cui parlavo poco fa. Da quelle politiche a quelle religiose, dalle tecnocratiche alle negazioniste. Alla fine instilliamo il dubbio della bugia perfino nell’anarchia, che in teoria dovrebbe essere quella che non mente…!

 

 Ci avete preso gusto con i video visto THE WASH-SIN MACHINE… Brano e video verranno inseriti in un film. Di cosa si tratta esattamente?

CLAUDIO ZAC ZANCHETTA –  Qui rispondiamo tutti… eh eh eh. La canzone è carica di ironia e sarcasmo ed è una sorta di dialogo fra il “narratore/uomo comune” alle poche migliaia di persone che, di fatto, decidono le sorti del mondo basandosi esclusivamente su interessi economici. I vertici di nazioni, multinazionali e grandi industrie (simboleggiati dall’opulenza di donne e uomini ricchissimi e meravigliose ballerine fluttuanti nell’aria senza toccare terra) sembra vivano con distacco le conseguenze ecologiche, sociali ed economiche delle loro scelte, quasi non li riguardassero perché apparentemente non ne vengono toccati. Non sembra infatti che le loro coscienze vengano scosse dai chiari segni del disastro globale che sono sotto gli occhi di tutti e che in modo quasi profetico abbiamo sottolineato, situazione che poi è accaduta in queste settimane.

FABIO CANNATA’ – Questi ‘personaggi’ è come se avessero la coscienza di gomma, dove tutto ‘rimbalza via’ e come se le loro responsabilità e i loro “peccati” fossero “lavati” dalla WASH-SIN MACHINE, la “macchina lava-peccati”.

SERGIO FIORANI – Questi potenti credono di essere dei predestinati perché si ritengono ‘investiti’ di un qualche merito nell’occupare posizioni sociali ed economiche invece che alla casualità del destino che li ha fatti nascere ricchi e potenti. C’è poi il concetto malato secondo la quale “il fine giustifica i mezzi” in nome del profitto. L’idea di inserire il personaggio di Greta ci è venuta quando è sotto gli occhi di tutti che persino un’idealista ecologista viene sfruttata per i loro affari, accogliendola non come simbolo per un cambio di stile di vita generale, ma come fonte di ulteriori guadagni, sfruttando abilmente l’impatto mediatico. In chiusura del brano “l’uomo comune” gli dà appuntamento all’Inferno, sia perché il destino del nostro pianeta riguarda ineluttabilmente anche loro e i loro figli, sia perché, simbolicamente trasformato nel diavolo tentatore e ingannatore, lascia intuire che così senza peccato… non sono.

RICCARDO TARAGLIO – Il video e il brano “THE WASH-SIN MACHINE” sono stati scelti per essere inserito nella produzione cinematografica del film “THE CHAIN, girato a cavallo tra Valle d’Aosta, Piemonte e Los Angeles. Si tratta di un suspence-thriller che dovrebbe essere pronto per il Marché du Film del prossimo Festival di Cannes. La produzione è tutta americana, diretto da Stefano Milla e nel cast ci sono Jason R. Moore (Curtis Hoyle in “The Punisher”) e Mishael Lopes Cardozo (“Vikings”, “Game of Thrones”).

 

E adesso lascio a voi carta bianca per la conclusione di questa chiacchierata… un saluto ai nostri amici e lettori di longliverocknroll.it e chiudete voi…

RICCARDO TARAGLIO – Un saluto a tutti voi che credete in noi come gruppo emergente, anche se, data l’età, siamo più un gruppo “risorgente” dalle nebbie del tempo!

FABIO CANNATA’ – Qui potete leggere tante belle parole, ma veniteci a conoscere in live non appena potremo tornare a spaccare!

CLAUDIO ZAC ZANCHETTA –  Grazie dell’ospitalità e delle belle domande che ci hanno permesso di presentarvi un po’ chi c’è dietro l’immagine e la musica dei Crohm.

SERGIO FIORANI – Grazie a chi ha avuto la volontà di conoscerci meglio attraverso questa intervista. Speriamo di vedervi quando torneremo in concerto. Nel frattempo se la nostra musica vi piace comprate o scaricate il nostro album così contribuirete alla causa dei CROHM! In questo modo ci aiuterete a partorire altra musica in futuro! Ve ne saremo molto grati!

Grazie ragazzi per il vostro contributo e in bocca al lupo

SERGIO FIORANI – Grazie ancora a voi per la calorosa accoglienza e l’ospitalità! Long Live Rock’nRoll!

 

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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