Lo scorso novembre 2022 è stato pubblicato il terzo album dei DAMNATION GALLERY, ‘Enter the Fog‘. Album duro e particolare. Ho la possibilità di fare una chiacchierata con SCARLET e LOW, rispettivamente cantante e bassista della bamd, per poter parlare dell’album e, perchè no, dei Damnation Gallery

 

Ciao ragazzi e benvenuti su longliverocknroll.it

SCARLET: Ciao Francesco e grazie dello spazio che ci hai dedicato, è un piacere essere qui!
Colgo l’ occasione per salutare e ringraziare anche Andred di Ocularis Infernum per averci messo in contatto!

Come avete iniziato questo nuovo anno e quali i propositi artistici per il 2023?

LOW: In questo momento stiamo organizzando le future date in cui porteremo dal vivo ‘Enter the Fog’ e parallelamente andiamo sempre avanti nella composizione di nuovi brani.
Per noi l’importante è crescere costantemente senza fermarci mai.

L’anno si è chiuso con il vostro nuovo, terzo lavoro, pubblicato lo scorso 12 novembre, via Black Tears e dal titolo ‘Enter the Fog’. Duro, oscuro, cupo. Quali sono le sensazioni sul vostro album a circa due mesi dalla sua uscita? soddisfatti?

LOW: Siamo molto soddisfatti di come sia uscito il disco e lo riteniamo sicuramente un ulteriore passo avanti nel nostro percorso.
Sicuramente a distanza di tanti mesi dalla sua registrazione ci sono alcune cose che magari avremmo voluto cambiare, soprattutto a livello di produzione ma questo è direi normale per ogni band col senno di poi.
‘Enter the Fog’ rappresenta appieno quelli che erano i Damnation Gallery nel momento in cui lo hanno concepito e inciso, quindi va bene così.

Parliamo di ‘Enter the Fog’. Non è un concept album, come dicevate in una vostra presentazione, ma le tematiche sono comunque legate al concetto di abbandono e della conseguente sofferenza. Ne parlate a causa delle vostre esperienze e anche con un senso più metaforico. Da dove parte la scelta di una tematica del genere e perchè tale scelta? (se scelta è stata o un flusso che è nato in divenire).

SCARLET: ‘In Enter the Fog’, come del resto in tutti i nostri album, abbiamo raccontato noi stessi attraverso le nostre esperienze di vita, sofferenze, paure, incubi. Trovare una tematica comune tra noi e le esperienze di cui scriviamo è stata più una casualità che una scelta voluta; da lì però ne è nata una sorta di ricerca, di “gioco” se vogliamo: una volta che un album viene completato, cerchiamo un filo conduttore, il tema, che lega i pezzi. È un modo per noi di creare un organismo unico, non 4 persone distinte, in ciò che suoniamo e nel modo in cui vogliamo che arrivi a chi ci ascolta.

Sonorità molto particolari che richiamano vari stili musicali del metal. Secondo voi è stato un adattamento alle tematiche proposte o un ampliamento del vostro essere musicisti provando la necessità di andare avanti e non rimanere chiusi all’interno dell’horror metal dei vostri inizi?

LOW: È Stata una cosa assolutamente naturale.
Nella nostra musica ci sono più elementi che si mescolano insieme soprattutto perché ognuno di noi ha background e ascolti molto diversi e variegati tra loro…tutto questo aggiunto al fatto che ognuno di noi porta le sue idee in assoluta libertà e le mette al servizio della band e delle canzoni ci ha portati ad avere una proposta molto variegata in termini di sound.

Nella recensione ho parlato di tre brani che a mio parere possono rappresentare l’essenza di ‘Enter the Fog’, ovvero: ‘Fog’, ‘Angomarcia’ e ‘Old Cemetery’. Prima di tutto siete d’accordo con me? e qual è il vostro preferito e ovviamente perché (so che la domanda è un po’ complessa)… poi ‘Fog’, impossibilità nel vedere/trovare una via d’uscita, ‘Angomarcia’, l’angoscia profonda che ti porta ad un isolamento e solitudine, in ‘Old Cemetery’ il distaccamento dall’ambiente reale per lasciarsi trasportare verso riti e rituali ancestrale (i gemiti nel brano…)

SCARLET: Sicuramente i brani che hai citato sono rappresentativi dell’essenza di ‘Enter the Fog’, anche se ‘Angomarcia’ e ‘Old Cemetery’ sono più correlate tra loro in quanto entrambe parlano di morte, intesa come morte dello spirito annientato da sofferenze, costrizioni, delusioni che gli impediscono di esprimersi ed innalzarsi nella ricerca di una purezza interiore, e nel conseguente ritrovo della stessa proprio nell’accettazione di tutto il male ricevuto. Come dire che il male che si riceve, se usato e imparato correttamente, può essere un cammino che, attraverso un percorso interiore di isolamento e solitudine, porta verso la propria libertà e purezza di spirito e anima. Una sorta di trascendenza.

‘Fog’, invece, è un pezzo più “materiale”: esprime lo stesso concetto, ma in chiave più da guerra, da combattimento. Va detto che inizialmente parlava di tutt’altro ed era scritto in modo differente; abbiamo voluto modificarlo vedendoci del potenziale per renderlo più affine a ciò che volevamo esprimere.

Avete creato un Lyric Video per ‘Angomarcia’. Perché questa scelta e avete dei progetti per realizzarne di altri o dei video veri e propri?

LOW: Attualmente è in fase di realizzazione un nuovo video in cui abbiamo cercato di fondere nella nostra musica l’animazione e il fumetto… sarà pronto a breve e non vediamo l’ora di mostrarvelo!
Di quale canzone si tratta?
Lo scoprirete al momento opportuno.

Adesso, dopo circa 7 anni dalla vostra nascita artistica, essere definiti una band di horror metal può andare ancora bene?

SCARLET: sì, assolutamente. Horror Metal per noi non è mai stato un genere o un’etichetta. E’ “solo” ciò che rende la nostra musica e i nostri concerti un’esperienza non solo uditiva ma anche visiva, teatrale. E’ un modo di rappresentare noi stessi, soprattutto, come artisti in continua crescita ed evoluzione sia musicale che personale. E’ come guardare dentro noi stessi e lasciarci trasportare da ciò che impariamo e in cui ci trasformiamo.

Poichè questa è la ‘nostra prima volta’, ovvero la prima volta che abbiamo l’opportunità di fare una chiacchierata, ci parlata anche di voi, le vostre influenze, la necessità di essere una band, il nome, i vostri nomi e le scelte dei nomi da dove nascono e i relativi simboli, la line up cambiata… insomma…
e come definireste voi come singoli che compongono una band…

SCARLET: Quando abbiamo iniziato questo progetto, avevamo tutti necessità di raccontarci attraverso le nostre parti istintive e oscure; attraverso le nostre paure, sofferenze e le cicatrici che ci sono rimaste addosso e che fanno parte di noi. Abbiamo scelto di farlo portando sul palco dei personaggi che sono a tutti gli effetti i nostri alter ego. Abbiamo voluto “giocare” sul concetto di maschera e di apparenza che si usa nella vita reale e sociale: per essere se stessi, bisogna nascondersi, mascherarsi e truccarsi. Diversamente non si verrebbe accettati dalla società. Ma le vere maschere sono proprio quelle che si portano fuori dal palco, tutti i giorni. Attraverso i nostri personaggi, noi portiamo in scena i veri noi stessi.

Per quanto riguarda le nostre influenze, va detto che noi abbiamo sempre cercato di mettere il singolo a servizio della band, ognuno mette se stesso e si amalgama con gli altri senza alcuna prevaricazione e il tutto è equamente mescolato al fine di creare qualcosa che sia figlio di tutti. Non abbiamo “fondatori”, siamo 4 musicisti ognuno al servizio dell’altro e lasciamo che ciò che proponiamo si fonda spontaneamente fino a creare il pezzo. Dal momento che lo citi, il nostro recente cambio di line up verte proprio su questi aspetti: nel momento in cui per uno di noi non è stato più possibile essere parte di un organismo unico, desiderando un percorso che esprimesse il singolo e non il gruppo, la scelta condivisa di separarsi è stata inevitabile. Fa parte dell’evoluzione personale di ciascuno, l’importante è accettare i cambiamenti, non limitarsi reciprocamente e andare avanti. Ora più che mai siamo pronti a farlo al meglio e con una marcia in più.

In passato avete suonato con tantissime band di notevole spessore, tra Death SS, Necrodeath, Labyrinth, Vanexa, Deathless Legacy e altri e partecipato a tribute album di valore. Cosa vuol dire per una band emergente ritrovarsi a contatto con tali realtà e cosa porta alla vostra esperienza?

LOW: Dando per scontato che per noi è stato un onore e un’emozione suonare in apertura di band di tale calibro (oltre a quelli citati da te ricordo anche che abbiamo aperto anche per Mario “The Black” Di Donato e per i Pestilence) bisogna dire che esibirsi in tali contesti è stata sicuramente una grande scuola che ci ha insegnato tanto sul come porsi sul palco e nel backstage.
Sono tutte esperienze di cui facciamo grande tesoro!

Come state affrontando la promozione di ‘Enter the Fog’? Date dal vivo nel 2023?

LOW: Per il momento suoneremo il 14 gennaio al Babilonia in provincia di Imperia, nel frattempo stiamo organizzando più date sia in Italia che all’estero che annunceremo la più presto.

Bene, siamo arrivati al termine di questa chiacchierata. Grazie ancora per la vostra disponibilità e prima di lasciarci però cosa vorreste dire di ‘Enter the Fog’ che non abbiamo ancora detto in questa intervista? Spero di incontrarvi presto dal vivo e abbandoniamoci con un saluto ai lettori di www.longliverocknroll.it e ai vostri fan…
Grazie ancora ragazzi e in bocca al lupo…

LOW: Vorrei invitare tutti a seguirci sulle nostre pagine social (facebook e Instagram), di dare una chance a ‘Enter the Fog’ ascoltandolo su Spotify e a lasciarci il proprio feedback…
Chiunque volesse acquistare la propria copia o del nostro merch può farlo a questi link:

https://damnationgallery.bandcamp.com/album/enter-the-fog
https://blacktearslabel.bandcamp.com/

Chiaramente speriamo di vedervi tutti sotto il palco!

Ti ringraziamo per lo spazio concessoci e a presto!

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