Dopo dieci lunghi anni e grazie a Versus Music Project, i Dayseeker tornano in Italia e lo fanno in grande stile. Sono le 20:15 di un mercoledì sera di metà giugno, eppure il pit del Legend Club di Milano è già affollato per la prima band di apertura, i locals Summer Hailstorm. Ad unirsi nel supporto ai californiani, troviamo anche gli Shading da Venezia.

 

Summer Hailstorm
Ad aprire le danze sono i Summer Hailstorm, realtà locale che riesce immediatamente a catturare l’attenzione dei presenti, molti tra i quali già sono a conoscenza di ciò che sta per arrivare. Il loro potente metalcore si tinge di sonorità moderne, fondendosi con elementi synthwave, darkwave, techno e hip-hop, creando un’identità sonora fresca, ben definita e soprattutto spezza-ossa.
Già alla seconda canzone, l’atmosfera si scalda: una fan raggiunge il palco in crowd surfing e canta al fianco del vocalist in un momento di pura energia condivisa. Con la terza traccia, le parole del bassista – quasi un Mosè della musica – aprono il pit. Non manca la profondità emotiva: il bassista, Drav, dedica un brano a chi non è più tra noi, regalando un momento toccante e sentito. Il nuovo singolo Lyssa viene accolto con entusiasmo, mentre il sound della band, supportato dalle basi, si rivela grosso, corposo e granitico. Una performance che lascia il segno e alza l’asticella fin da subito.

 

Shading
Gli Shading, da Venezia, portano sul palco un metalcore più melodico, tendente all’alternative e arricchito da synth atmosferici. Il set parte con toni più soft, ma prende vigore con l’arrivo di brani inediti che mostrano un’anima più aggressiva: quando fry scream e breakdown prendono il sopravvento, scaldano nuovamente il pubblico, anche se l’energia rimane leggermente più contenuta rispetto a quella scatenata dai Summer.
La performance è arricchita da momenti introspettivi e tematici: si parla di conflitti interiori, citando però solamente il tema molto controverso del mese dedicato alla salute mentale maschile – perdendo l’occasione di citare tematiche come il Pride Month, ad esempio. In ogni caso, la band riesce a stabilire un contatto sincero con la platea. Verso il finale si alza l’intensità, e con il penultimo brano l’interazione col pubblico cresce visibilmente. Nel complesso, una buona performance.

 

Dayseeker
L’attesa finisce e l’entusiasmo esplode: i Dayseeker salgono sul palco accolti da un boato. Si parte con Pale Moonlight e già su Dreamstate il pit si apre in un pogo energico mentre tutto il Legend canta il ritornello a squarciagola. Il loro metalcore è emozionale e dinamico, capace di alternare energia pura a momenti di struggente malinconia.
Lacrime e abbracci accompagnano Burial Plot, cantata coralmente da tutta la sala. Seguono brani che scavano nel cuore, come Homesick (preceduta da un toccante discorso sulle malattie terminali) e Dark Sun, con il cantante semi-nascosto dietro il sipario. Il pubblico diventa protagonista con Crying While You’re Dancing, tra voci rotte dall’emozione e mani alzate.

Con Paper Heart, suonata e cantata al piano, si raggiunge l’apice emotivo della serata. La chiusura è affidata a due delle canzoni più amate: l’evergreen Sleeptalk e, come encore, una devastante Neon Grave.
Una serata che ha mostrato il volto più autentico della scena: giovani band italiane capaci di infiammare un pubblico affamato, e una band internazionale che ha saputo riconnettersi emotivamente con i propri fan. Dieci anni d’attesa sono stati ripagati con una performance intensa, intima, a tratti straziante, ma sempre sinceramente condivisa. Il Legend Club si conferma ancora una volta uno degli epicentri più vibranti della musica alternativa dal vivo in Italia.

Scaletta:
1. Pale Moonlight
2. Dreamstate
3. Crooked Soul
4. Burial Plot
5. Homesick
6. Midnight Eternal
7. Dark Sun
8. Without Me
9. Crying While You’re Dancing
10. Gates of Ivory
11. Paper Heart
12. My Immortal (Evanescence cover)
13. Sleeptalk
14. (Encore) Neon Grave

Comments are closed.