Al bellissimo Live Club di Trezzo sull’Adda va in scena la data italiana di uno dei tour più attesi dell’anno… quest’autunno ci ha ormai abituato a lineup di livello impressionante, dovuto principalmente al fatto che la musica dal vivo si è letteralmente fermata per due anni ed ora ci troviamo con moltissime band a recuperare in simultanea questo lungo periodo di assenza dai palchi. L’incremento vertiginoso dei costi di organizzazione di tour e la grande quantità di artisti volenterosi di ritornare finalmente “on the road” hanno fatto sì che si creassero co-headline tour di un livello incredibile, con l’altrettanto supporto di ulteriori band di assoluto livello. Abbiamo quindi potuto godere in questo periodo di serate con tante band estremamente valide nel contesto dello stesso concerto, band che avrebbero potuto esibirsi ognuna di loro tranquillamente anche in un tour da headliner a sé, in un epoca normale… e quindi, in un certo senso, questo periodo storico molto buio ha creato l’aspetto positivo di poter vedere in questi mesi una grande quantità di band straordinarie nella stessa sera. Questo concerto è stato senza alcun dubbio il fiore all’occhiello di questi ricchi tour autunnali, con un poker di band da capogiro composto da Amorphis, Eluveitie, Dark Tranquillity e Nailed To Obscurity.

Non avendo purtroppo potuto assistere al set dei della prima band di serata, i tedeschi Nailed To Obscurity, a causa dell’orario anticipato della loro performance, arriviamo in un Live Club praticamente già gremito all’inizio del set dei Dark Tranquillity, dove va in scena la classe e l’eleganza di una delle band simbolo del melodic death metal. Fondatori del Göteborg sound e pionieri del genere insieme ad altre band straordinarie come gli In Flames e gli At The Gates, i Dark Tranquillity di Mikael Stanne salgono sul palco e cominciano subito a macinare riff e melodie sensazionali. Ad eccezione delle immancabili “Cathode Ray Sunshine” & “Hours Passed in Exile” del fantastico album “Damage Done” e le iconiche “Terminus” & “Misery’s Crown” di “Fiction”, la scaletta si concentra sugli ultimi 3 album della band, con una maggioranza di pezzi tratti dall’ultimo disco uscito nel 2020 “Moment”.

Da grande appassionato del melodic death metal, non posso che constatare sicuramente la solidità della performance della band svedese, sempre capace di orchestrare maestosamente sia la componente aggressiva che la bellezza delle melodie, ma purtroppo anche una leggera mancanza di coinvolgimento… ho percepito la band un po’ distaccata e poco affiatata. Certo, Mikael è l’immagine della band e molta dell’attenzione è ovviamente incentrata intorno a lui, ma anche in questo caso, ho trovato il granitico Stanne meno dinamico del solito… più che altro ho notato quasi una leggera mancanza di entusiasmo rispetto al recente concerto di inizio Ottobre con gli The Halo Effect, dove invece sia Mikael che la band avevano dimostrato un affiatamento strabiliante! Forse quindi la mia unica nota negativa della performance dei Dark Tranquillity deriva dal paragone con la più recente band di Stanne fondata con ex-membri dei DT appunto e deli In Flames, che ho trovato molto più dinamica ed esplosiva, magari proprio solo dovuto al fatto dell’entusiasmo che può generare l’inizio di una nuova band con amici del passato che si ritrovano dopo vari anni per condividere la passione per un genere musicale e un nuovo progetto. Detto questo, il set dei Dark Tranquillity rimane una performance più che godibile e di gran qualità di esecuzione.

Setlist

Identical to None
Terminus (Where Death Is Most Alive)
What Only You Know
Atoma
Cathode Ray Sunshine
The Dark Unbroken
Hours Passed in Exile
Phantom Days
Misery’s Crown

 

Arriva l’attesissimo momento di una band unica nel suo genere. Una band che ha creato un concetto musicale di una bellezza davvero singolare, capace di esprimersi attraverso ben 9 musicisti sensazionali di un talento stratosferico. Gli Eluveitie sono il simbolo del melodic folk death metal, una creazione a dir poco geniale che ha saputo in tutti questi anni di carriera lasciarci a bocca aperta ad ogni singola esibizione. Ed ovviamente, stasera, non poteva essere diverso. Anzi, per quanto sembrava impossibile migliorare quanto di eccezionale visto nei concerti precedenti degli Eluveitie, la band svizzera ha saputo ancora una volta alzare l’asticella… dall’inizio delle nuova era di Chrigel & Co (cominciata nel 2016 con l’arrivo di Alain Ackermann, Michalina Malisz, Jonas Wolf e Fabienne Erni) e fino alle performance magistrali viste quest’estate sui mainstages dei maggiori festival europei come l’Hellfest, il Sweden Rock o il Tuska Open Air, gli Eluveitie hanno sempre dimostrato di giocare in un campionato a parte. Questa sera, gli Eluveitie hanno un nuovo palco, nuovi costumi e un nuovo sound che ha guadagnato un intensità e una componente heavy ancor più sbalorditiva, creando una corposità di suono sensazionale che aggiunge ulteriore enfasi ad un concetto musicale già eccezionale! Si percepisce nella sala un adrenalina senza uguali, grazie anche all’esibizione dei due nuovissimi singoli “Exile Of The Gods” e “Aidus”, che dispongono di questa particolare componente strumentale estremamente energica e che sull’ondata dell’entusiasmo ha in qualche modo intensificato ancor di più anche i già eccezionali pezzi degli anni precedenti. Se Chrigel Glanzmann rimane l’ideatore e l’immagine principale di questa band, con i suoi fantastici growls e il suo talento infinito da flautista e mandolinista, chi ormai ruba la scena è sempre la fenomenale Fabienne Erni!

Non riesco a trovare altri aggettivi che divina! La sua voce e la sua performance sono letteralmente da pelle d’oca, con una padronanza e una maestria nella gestione delle sue corde vocali che, onestamente, non trovo in nessun altro cantante in circolazione. Fabienne dimostra una capacità straordinaria nel raggiungere note vertiginose così come anche nel destreggiarsi su tonalità più basse con una facilità disarmante… non c’è che da rimanere in totale ammirazione di fronte a quelle che a mio parere è la migliore cantante in assoluto di tutto il panorama metal attuale. Oltre ai due nuovi singoli menzionati precedentemente usciti negli ultimi mesi, gli Eluveitie suonano anche un nuovo brano non ancora pubblicato dal titolo “Anu”, anch’esso estremamente intenso e accattivante di cui non vediamo loro di riascoltare anche in versione studio. Chi segue gli Eluveitie regolarmente saprà che questo tour presentava anche l’arrivo di un nuovo membro e che quindi stasera era alla sua sola terza apparizione di sempre con la band svizzera… si tratta della nuova ghirondista Annie Riedeger, che rimpiazza quindi Michalina Malisz dopo ben sei anni trascorsi insieme agli Eluveitie.

La separazione tra Micha e la band è stata del tutto pacifica, dovuta unicamente alla volontà dell’artista di intraprendere un nuovo capitolo con una band fondata da lei (Lyrre), incentrata su un metal neo-medioevale focalizzato intorno alle sonorità della ghironda. Annie aveva quindi un compito non facile e devo ammettere che la sua performance è stata di assoluto livello. Non ha neanche dimostrato timidezza, apparendo a suo agio e disinvolta, spostandosi spesso di fronte al pubblico a bordo palco nei momenti dove il suono della ghironda veniva più esaltato con tanta naturalezza e convinzione… chapeau! Non possono ovviamente mancare in scaletta pezzi storici come “A Rose for Epona”, “King”, “Inis Mona” e l’esclusiva “Il Richiamo dei Monti”, versione Italiana del brano di maggiore successo della band “The Call Of The Mountains”, cantata ancora una volta dall’incredibile Fabienne con una pronuncia degna di un’artista di madrelingua italiana. Rimango ugualmente estremamente entusiasta nel vedere che certi pezzi dell’album capolavoro della band “Ategnatos” uscito nel 2019 come “Deathwalker”, “Ambiramus”, “Breathe” e appunto “Ategnatos” siano ormai presenza fissa in scaletta da vari anni, sperando davvero che questo rimanga tale anche negli anni a venire. La combinazione degli strumenti folk tradizionali con l’energia delle melodie metal è da sempre il cavallo di battaglia degli Eluveitie, con un lavoro eccezionale del fonico nel riuscire a fare risaltare ogni dettaglio e fare quindi spiccare anche elementi come l’arpa, i flauti, la cornamusa o il mandolino in mezzo ai riff devastanti di chitarra suonati da Jonas Wolf e Rafael Salzmann. Vedere gli Eluveitie dal vivo è come assistere ad un incontro tra passato e presente… alla creazione di un legame veramente affascinante dove le melodie tradizionali di tempi remoti possono coesistere con l’eleganza del melodic deth metal dei nostri tempi più recenti, formando un progetto di una bellezza senza uguali. Anche solo vedere il nostro talentuosissimo Matteo Sisti macinare melodie strabilianti di flauti e cornamuse, ovvero strumenti storici, accompagnato dalle ritmiche estremamente sostenute della batteria di Alain Ackermann con la corposità del basso di Kay Brem è una pura goduria per le orecchie! Mettiamoci la classe delle armonie di violino di Carmen Busch (che rimpiazza anche in questo tour Nicole Ansperger, compagna di Chrigel e da poco mamma del loro primo figlio) e abbiamo un esplosione di suoni di una bellezza senza uguali. Il set degli Eluveitie vola… 70 minuti che sono sembrati 10! Il mio sogno è di vedere un set degli Eluveitie di 3 ore, e molto probabilmente non ne avrei neanche abbastanza… semplicemente epici!

Setlist

Exile of the Gods
Nil
Deathwalker
Epona
Anu
A Rose for Epona
Thousandfold
Ambiramus
King
Breathe
Il Richiamo dei Monti

Encore

Aidus
Ategnatos
Inis Mona

Con estrema puntualità alle 21:40 salgono sul palco gli attesissimi Amorphis, co-headliner con gli Eluveitie per questa unica data italiana del tour Europeo 2022. C’era moltissima attesa da parte di tutti anche per loro, i quali fanno il loro ingresso sul palco accolti da un boato di voci acclamanti; come sfondo un enorme telo con il logo della band e la copertina di “Halo”, album uscito quest’anno. Ed è proprio con due canzoni tratte da quest’ultimo che ha inizio l’atto finale di questa straordinaria serata milanese: “Northwards”, incisiva, carica, a tratti aggressiva, dove growl e voce pulita si alternano e adattano perfettamente a cambi di ritmo improvvisi ma ottimamente studiati; segue “On The Dark Waters” nella quale invece growl e voce pulita si contrappongono e si scontrano, tra sonorità death metal e una vena più dark della precedente.

Si susseguono una serie di brani che scuotono il Live Club: “Death Of a King” (2015), cantata praticamente all’unisono da Tomi Joutsen e da tutto il pubblico; “Silver Bride” (2009), ispirata dalla mitologia norrena, dall’inizio melodico e malinconico, cantata in pulito, e dallo stravolgente e graffiante finale in growl dal quale si riesce quasi ad esperire l’angoscia del protagonista della canzone; successivamente troviamo “Into Hiding” (1994), “Wrong Direction” (2018) e un’altra novità, “The Moon”, singolo di lancio dell’album “Halo”, che dimostra ancora una volta l’impeccabile maestria della band finlandese nel far collidere e compenetrare tra loro morbide melodie canore e decisa potenza strumentale.

Gli Amorphis si dimostrano ancora una volta all’altezza delle aspettative. Si dimostra ancora e ancora una band potente, strumentalmente eccezionale e con la capacità di trasmettere ed affascinare il pubblico. L’esecuzione di ogni brano non è mai mera riproduzione di tecnicismi elaborati in studio, ma è sentita, personale, è intrinseca voglia di raccontare, raccontarsi, di trasmettere e di arrivare alle persone; e senza eccessivi sforzi riescono da trent’anni nell’intento! Ed una delle cose che più penetra nell’animo del pubblico è l’immensa voce di Tomi Joutsen, che alterna senza fatica alcuna un growl incisivo ad una delle voci pulite (a parere mio) più belle del mondo del metal.

Setlist

Northwards
On the Dark Waters
Death of a King
Silver Bride
Into Hiding
Wrong Direction
The Moon
Seven Roads Come Together
Black Winter Day
My Kantele
The Bee
House of Sleep

 

Live report a cura di Giada Barbieri (Amorphis) e Daniele Fanizza (Eluveitie/Dark Tranquillity)

Foto di Daniele Colombo e Daniele Fanizza

Si ringrazia Vertigo Hard Sounds

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