In un Alcatraz stracolmo come mai avremmo immaginato per un evento black metal, va in scena quella che è effettivamente una serata storica per il genere più cupo della musica estrema. Certo, per gli amanti e gli intenditori del genere, una lineup composto da Emperor & Mayhem è forse il massimo che si possa desiderare come bill di serata… ma onestamente sono rimasto davvero (piacevolmente) sorpreso di vedere un “Sold Out” per un concerto a tema black metal, che è indubbiamente un genere che purtroppo fatica di più rispetto ad altri a portare numeri di rilievo nelle sale e nei festival… per fortuna stasera le cose sembrano diverse e ne siamo davvero entusiasti! Ad accompagnare i due colossi norvegesi troviamo stasera anche il gruppo toscano Necromass, che ha potuto godere anche di un set allungato a causa dell’assenza dei Selvans, annunciata pochi giorni prima del concerto.

Il gruppo italiano di Firenze apre quindi la serata con un pubblico già molto numeroso per essere le 18:20, approfittando quindi dell’estensione del loro set per metter su uno show celebrativo del loro trentesimo anniversario incentrato sugli album “Mysteria Mystica Zothyriana” e “Abyss Calls Life”. Che dire… un set sicuramente perfettamente allineato con il tema di serata, con un black metal tanto semplice quanto efficace… i Necromass hanno il merito di fare il loro compito rispettando perfettamente gli standard del genere, magari senza apportare nulla di veramente particolare o suonando brani di particolare spicco, ma sicuramente rispettando a pieno i parametri tecnici e atmosferici che definiscono il genere. Cupi, aggressivi… sicuramente non particolarmente carismatici e decisamente statici… ma d’altronde non gli si chiedeva di inventare cose che non fanno parte della loro storia o del loro repertorio, con già tanti anni di carriera alle spalle che gli hanno permesso di aprire stasera a band di un calibro immenso… il che vuol dire che se lo sono sicuramente guadagnato facendo ciò che sanno fare meglio. I Necromass ci hanno quindi permesso di entrare nell’atmosfera black metal di serata con discrezione ed efficacia, senza nessuna esaltazione particolare ma sicuramente anche senza nessuna osservazione negativa di rilievo.

Setlist

Sadomatic Orgy of Hate
Black Mass Intuition
The Bornless One
(An Animal) Forever
Vibrations of Burning Splendour
Fair of Blasphemy
Mysteria Mystica Zothyriana 666
Sadomasochist Tallow Doll

 

Inizia la prima parte di quello che è il vero evento della serata, il set dedicato ai Mayhem. Una delle band black metal più controverse di sempre… con eventi terribili che, come ben noto, hanno contraddistinto la loro storia in modo davvero significativo… non c’è bisogno di ricordare quale sia stato il passato cupo di questa band perché siamo tutti il corrente delle vicende legate al suicidio di Dead e all’omicidio di Euronymous da parte di Varg Vikernes (alias Burzum)… ci soffermeremo quindi esclusivamente su quello visto stasera dal punto di vista musicale. Non c’è davvero motivo di ricordare ulteriormente questi eventi macabri collaterali… anche perché non sarebbero neanche gli unici eventi controversi da riepilogare quindi ci sarebbe davvero da dilagare… detto questo, invito i curiosi non ancora a conoscenza di tutto questo passato dalle caratteristiche decisamente cupe di andare a ripercorrere questi fatti, perché hanno comunque sicuramente influito sulla fama di questa band in modo considerevole. Focalizzandoci quindi sulla performance dei Mayhem di stasera, siamo sicuramente di fronte a una band che sa creare un set capace di andare al di là dell’esibizione musicale. Il black metal è un genere affascinante che spesso è incompreso a causa delle oscure pratiche extra-musicali oppure per l’inevitabile mancanza di varietà melodiche che lo compongono… ma non è questo il bello del black metal. Il black è bello per l’atmosfera introversa che riesce a creare, quell’aspetto cupo e spettrale capace di apportare veri e propri brividi… questo genera quindi sempre una reazione di adrenalina molto spiccata che ti permette di godertelo in modo davvero particolare. E i Mayhem sono proprio maestri in questo… non solo perché i loro brani hanno effettivamente una componente leggermente più articolata rispetto alla media di quello che si vede sulla scena black metal globale… ma anche perché quei pochi elementi scenografici che portano sul palco come il face painting, il mantello e lo scettro d’ossa del cantante Attila Csihar, sono piccoli inserimenti macabri che stanno benissimo con il genere senza cadere nell’esagerato… ma è proprio Attila a guidare con fervore il timone di questo progetto! Carismatico, teatrale e imponente… il suo growl e le sue gesta sul palco ricordano le gesta di uno sciamano capace di ipnotizzare l’attenzione della folla, incutendo allo stesso tempo terrore e incitamento. Davvero efficace! Il set della band norvegese si compone quindi in tre atti che sembrano davvero tre fasi di un’opera teatrale… con cambi di costume e sceneggiatura delle luci ad apportare tanta enfasi a un set che dal punto di vista strumentale ho trovato solido, ben eseguito e capace di essere decisamente coinvolgente. Soprattutto anche grazie ad un’esibizione straordinaria del batterista Hellhammer, un metronomo mostruoso sotto ogni punto di vista! L’intero concerto dei Mayhem dà comunque la sensazione che i loro pezzi rendano molto meglio dal vivo che non da album, con una componente death metal più pronunciata e meno nascosta, così come l’imponente base black più definita e meno caotica… cioè, sembrano pezzi molto più elaborati dal vivo rispetto a quello che si percepisce da studio, il che è ovviamente un gran punto a favore della band! Globalmente ho davvero apprezzato il loro set… certo, sicuramente perderei la concentrazione dopo magari due ore di un concerto dei Mayhem… ma perché è il genere, non loro, che definisce uno spettro melodico molto più ristretto rispetto al death metal, al thrash metal o anche doom per intenderci… Però la durata del loro set è proprio quella durata che risulta coerente e facilmente godibile fino in fondo, apprezzando quindi magari quei particolari avvolgenti del black metal che sono davvero interessanti ed incisivi. Set senza alcun dubbio carismatico e ben eseguito, con una componente cupa che si è percepita proprio come speravamo e una parte strumentale che ha sostenuto pienamente le aspettative.

Setlist

Act I

Falsified and Hated
To Daimonion
Malum
Bad Blood
My Death
Symbols of Bloodswords
Voces Ab Alta

Act II

Freezing Moon
Pagan Fears
Life Eternal
Buried by Time and Dust

Act III

Silvester Anfang
Deathcrush
Chainsaw Gutsfuck
Carnage
Pure Fucking Armageddon

 

“Sono passati ben venticinque anni dalla nostra ultima visita a Milano, ed è davvero un piacere essere qui stasera”. E’ con questa affermazione quasi catartica per tutto l’Alcatraz che Ihsahn introduce il live di una delle band pilastro della scena black metal norvegese, intoccabile istituzione di rara bravura in un genere che rischia troppo spesso di cadere nella ripetitività ritmica e tematica. Gli Emperor sono invece dei veri e propri colossi del genere, mai stati banali, mai stati ridondanti. Per questo attesissimo concerto che celebra (un anno in ritardo per noti motivi) trent’anni di carriera, decidono di aprire con l’intro del loro primo album in studio: In the Nightside Eclypse, pubblicato il 21 febbraio 1994 e considerato come uno degli album precursori del symphonic black metal.
La scenografia è molto minimale, nessun visual, solo un telo con uno stemma al centro; al contrario dei Mayhem non vi è teatralità, non vi sono gesti ritualistici e altisonante mimica, con gli Emperor c’è solo la musica.
Il primo pezzo è In the Wordless Chamber (2001), tratto da “Prometheus: The Discipline of Fire & Demise”, quarto album della band che precederà poi il loro scioglimento per intraprendere carriere soliste di altra e varia natura. Ad oggi infatti, su loro stessa affermazione, fanno quasi solo live-reunion, esibendosi sui palchi di alcuni noti festival e organizzando tour con poche date ma mirate per continuare ad accontentare un pubblico che dopo vari anni e vari eventi, ancora (e giustamente) li reclama a gran voce.
E’ dunque iniziato il concerto/evento di questo inverno, un po’ in ritardo sul programma ma di sicuro col botto: l’Alcatraz è strapieno di gente, sui balconcini, sulle scale, accalcati nella sala, vengono da praticamente tutta Italia; in apertura suonano l’intro del primissimo album e la sesta traccia dell’ultimo. Coincidenza? Mi piace pensare che possa essere voluto, che possa voler simboleggiare una sorta di inizio e fine nota a tutti, che racchiude però la storia di un gruppo titanico e ancora acclamato; guardandosi intorno in questa sala ci si rende conto che ciò che sta in mezzo a quelle due tracce è e sarà un lavoro immortale, e che gli Emperor, consapevoli di ciò sono prontissimi a dimostrarcelo anche stasera.

Dopo il vortice di emozioni iniziale avviene un salto nel lontano 1997: in successione propongono Thus Spake the Nightspirit (1997), Ensorcelled by Khaos (1997), The Loss and Curse of Reverence (1997), The Acclamation of Bonds (1997), With Strenght I Burn (1997). Praticamente quasi la totalità del capolavoro stilistico quale è Anthems To The Welkin At Dusk. Parole chiave: velocità e precisione. Perfezione. Ihsahn ha uno scream graffiante ed energico, che si accompagna alla sua chitarra e quella dello storico Samoth; riff affilati e potenti, le atmosfere sono valorizzate dalla batteria, martellante e secca, incalzante, il basso si sente il giusto e sostiene le note aggressive, donando al contempo un sottofondo cupo e costante; la tastiera è la componente melodica che si fonde perfettamente con l’impeccabile e studiato caos degli altri strumenti, senza domarlo, ma spingendolo anzi ad un livello superiore, elevandolo a epico inno.

Seguono altri pezzi targati anni ’90, tra cui Inno a Satana (1994) che scalda l’Alcatraz e lo fa addirittura cantare davanti ad un Ihsahn divertito mentre incita il suo pubblico. Sono brani che ispirano inevitabilmente una sorta di cupa nostalgia, progressivamente carichi, in un climax ascendente di potenza e reattività, che sfocia con tutta la sua energia nella violentissima e attesa Ye Entrancemperium (1997), il cui riff di apertura fu scritto originariamente da Euronymous (Mayhem). Un tripudio di velocità e cattiveria, delle quali massimo esponente è sicuramente la batteria, con una doppia cassa che a tratti sembra stia per essere distrutta dai colpi inferti.
E’ storia. E’ black metal.

E’ già quasi mezzanotte e purtroppo il tempo volge al termine. Sulle note di The Wanderer (1997), malinconica e solenne colonna sonora con struggenti assoli di chitarra accompagnati da una riverente batteria, si chiude un concerto di rara epicità. Quest’ultimo brano pare una pietra scagliata con forza al centro del petto.
E’ una fine che rattrista, è stato troppo bello, troppo breve, ed è troppo incerto il futuro… Quanto ancora si attenderà per vederli nuovamente live in Italia? Andrebbe bene qualche anno, ma che non siano altri venticinque…

Setlist

Nightside – Intro (1994)
In the Wordless Chamber (2001)
Thus Spake the Nightspirit (1997)
Ensorcelled by Khaos (1997)
The Loss and Curse of Reverence (1997)
The Acclamation of Bonds (1997)
With Strenght I burn (1997)
Curse you all men! (1999)
Towards the pantheon (1994)
The Majesty of the Nightsky (1994)
I am the Black Wizards (1994)
Inno a Satana (1994)
Opus a Satana (1997)
Cosmic Keys to my Creations & Times (1994)
Ye Entrancemperium (1997)
The Wanderer (1997)

 

Live report a cura di Giada Barbieri (Emperor) e Daniele Fanizza (Mayhem – Necromass)

Foto di Monica Ferrari (sfoglia la gallery!)

Si ringrazia Vertigo Hard Sounds

 

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