BMG – 2021

Gli Evanescence pubblicano il loro quinto album studio a quasi quattro anni di distanza da “Synthesis” e a ben dieci anni di distanza dal loro self-titled album “Evanescence”, che fu l’ultimo album a contenere esclusivamente materiale inedito della band dell’Arkansas. “Synthesis”, infatti, è un disco che contiene sostanzialmente versioni rilavorate del materiale pubblicato dalla band negli album precedenti, con arrangiamenti orchestrali ed elementi di musica elettronica, fatta eccezione per due sole tracce nuove inserite in quest’album. Era quindi davvero tanto tempo che aspettavamo questo disco. Un album di una band che ricordiamo debuttò nel 2003 con “Fallen”, un album che divenne uno dei dischi più venduti del ventunesimo secolo, con più di 17 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Un album che contiene singoli che hanno fatto la storia del rock contemporaneo come “Bring Me to Life”, “Going Under”, “My Immortal” e “Everybody’s Fool”. Un album che posizionò la band come una superstar con grandi meriti e che ebbe un grande impatto su quella che diventò la grandissima fanbase di questa band. Un album che forse, in qualche modo, poteva anche rappresentare un peso, perché qualsiasi lavoro successivo della band sarebbe stato comparato a questo disco, ed eguagliare quanto fatto in “Fallen” sarebbe stata un’impresa a dir poco titanica. E con i due album successivi, “The Open Door” e “Evanescence”, la band capitanata dalla fantastica Amy Lee era riuscita a pubblicare ulteriore materiale di assoluto livello, con ulteriori pezzi che sono poi diventati presenze fisse nelle scalette dei concerti della band come “Call Me When You’re Sober”, “Lithium” o “What You Want”. Per quanto la band non abbia rilasciato nuovo materiale per ben dieci anni, è sempre stata abbastanza attiva con vari tour, concerti e iniziative di rilavorazioni di brani precedenti come il lavoro fatto appunto con “Synthesis”. Dieci anni di attesa per un nuovo album con materiale originale sono davvero tanti… e quindi inevitabilmente ci si aspettava qualcosa di davvero straordinario da questo nuovo disco…

The Bitter Truth”, per molti aspetti, è quest’album straordinario che stavamo aspettando. Ci sono un po’ di elementi che a primo ascolto potrebbero lasciare un po’ spiazzati, ma questa sensazione è in gran parte dovuta al solo fatto che siamo di fronte a un cambiamento dello stile della band, perché in realtà di elementi positivi che nascono da questa evoluzione ce ne sono davvero tanti. “The Bitter Truth” è un album che va giudicato per molte particolarità che magari non saltano all’occhio al primo ascolto, perché su molti dei pezzi presenti in questo disco può risultare magari anche difficile entusiasmarsi al primo ascolto, ma bisogna davvero porre attenzione ai messaggi racchiusi nelle canzoni, così come all’atmosfera cupa e malinconica che riesce davvero ad essere avvolgente ed incisiva, con dei dettagli che rendono i pezzi davvero emotivi e molto imponenti. Al primo ascolto dell’album, potrebbe sembrare che manchi una base strumentale articolata e che quindi le melodie dei vari strumenti non subiscano variazioni significative tra un brano e l’altro… ma una composizione più incentrata sulla creazione di un’atmosfera particolare, come quella davvero singolare di quest’album, non può e non deve essere troppo variegata, perché l’effetto corposo viene raggiunto proprio dalle note lunghe, imponenti e ripetute a varie riprese, proprio come è stato fatto per “The Bitter Truth” in modo eccellente, con delle sonorità avvolgenti che sono davvero straordinarie. I testi trasmettono dei messaggi forti e la voce di Amy Lee è come sempre una delle voci più splendide dell’intero panorama metal. Il fatto che non ci siano delle grandi variazioni delle melodie lungo le tracce, cosa che sappiamo gli Evanescence sono assolutamente in grado di fare e che hanno dimostrato egregiamente negli album precedenti, non significa aver fatto un passo indietro… anzi, dimostra una volontà di evoluzione e di cambiamento che non può che essere apprezzata. Questa nuova veste di suono denso e ben definito colpisce tantissimo per la capacità straordinaria di accompagnare il testo in modo davvero geniale.

Detto questo, quest’album gode anche di una delle particolarità che ammiro davvero di più degli Evanescence e che hanno sempre dimostrato durante la loro carriera, il fatto di saper creare una fusione molto armonica di moltissimi stili del rock e del metal, senza entrare in un singolo genere specifico, ma fondendo varie influenze che creano un suono davvero unico ed inimitabile. C’è la solita avvolgente influenza gothic metal che si associa in una simbiosi molto intrigante con l’alternative rock e il post-grunge. Troviamo inoltre in certi pezzi degli elementi di metal sinfonico che sono molto eleganti e che danno un gran tocco di classe a dei pezzi incentrati sulla voce sensazionale di Amy Lee, che come sempre colpisce ed emoziona per il suo timbro inconfondibile.

Si parte con “Artifact/The Turn”. Un opening track intrigante, composta da due parti profondamente marcate da un base sonora elettronica molto mistica e la voce di Amy Lee che risuona quasi come un sussurro. La prima parte è stata infatti programmata da Amy Lee stessa con il suo laptop mentre si trovava in hotel in tour nel 2019, mentre la seconda è una collaborazione con l’artista di musica elettronica Scott Kirkland, membro dei The Crystal Method. Il corto testo trascrive la ricerca di una ripartenza in seguito ad aver subito una perdita importante e quindi alle domande che ci si pone per trovare la giusta via per ricominciare una nuova vita.

Broken Pieces Shine” segna il vero inizio dell’album con un countdown che dà il via ad un ritmo di batteria accattivante marcato da pause intercalate che creano un effetto di suspense molto ben riuscito, grazie anche ai riff di chitarra heavy che seguono la batteria all’unisono. L’alternarsi della voce di Amy cantata su note più basse nelle strofe e note più alte nel ritornello crea un contrasto molto intrigante che garantisce un primo pezzo sicuramente azzeccato. Il testo è come un inno ad accettare i nostri fallimenti e le nostre debolezze, in modo da vederli da una prospettiva diversa, imparando dai nostri errori per trasformarli in elementi che ci permetteranno di fare le scelte giuste in futuro.

Proseguendo con “The Game Is Over”, troviamo anche qui un pezzo che si distingue su un riff di chitarra molto ben definito e ripetuto a varie riprese, così come il drum beat che lo accompagna in modo regolare per tutta la traccia, anche in questo caso presentando la caratteristica delle pause intercalate. Più presente il basso in questo pezzo, che apporta una componente più cupa e corposa al brano. La base strumentale non si snoda più di tanto per quasi tutto il pezzo fino al bridge, dove invece troviamo un’accentuazione più marcata di una chitarra in primo piano che grazie a un riff più evoluto dà il via a una parte finale strumentale molto entusiasmante. La parte davvero interessante di questo pezzo è il messaggio importante racchiuso nelle parole di Amy Lee, dove si sente nella sua voce una vera implicazione nelle parole di questo brano. Il testo è una protesta contro le maschere che la società ci obbliga ad avere, la pressione che abbiamo nel dover apparire in un certo modo, ignorando magari problemi seri che stiamo vivendo come l’ansia e la depressione. In un mondo che sembra sgretolarsi, dobbiamo smettere di fingere che tutto va bene e dobbiamo mostrare le cose come stanno. La canzone ritrae quindi una promessa ad essere la vera persona che è in noi, smettendo di cercare di apparire un modo particolare che compiacerebbe le persone che ci circondano o che ci eviterebbero di apparire come diversi da quello che viene giudicato socialmente accettabile.

Yeah Right” ha una prima parte in base elettronica che funziona molto bene, con la caratteristica di dettare un tempo più veloce di quello che invece troviamo in un ritornello dai ritmi un pochino più rallentati. Bello l’assolo di chitarra, peccato soltanto che viene quasi stroncato sul nascere in quanto dura davvero pochi secondi… poteva essere l’occasione per mettere la ciliegina sulla torta su un pezzo nato con una base strumentale davvero originale. Questo brano era inizialmente destinato ad apparire nell’album “Evanescence” di dieci anni fa, ma fu poi scartato definitivamente. È quindi riproposto in quest’album con una rivisitazione del testo che tratta della situazione particolare di essere parte di una band di successo e quindi sotto i riflettori. In particolar modo del fatto che il successo non è soltanto una cosa positiva, ma che significa avere anche tanti detrattori che cercano di tirati in basso e di metterti in cattiva luce… ci sono quindi tante persone che ti odiano per quello che sei riuscito ad ottenere e perché sei diventato una persona di successo. Un modo significativo di raccontare quanto di negativo, purtroppo, possa portare anche il successo.

Seguendo con “Feeding the Dark” troviamo un pezzo che ha davvero un grande imponenza strumentale. È un pezzo che ha un carattere davvero molto corposo con un riff di chitarra che si impone in modo davvero prepotente dall’inizio alla fine, creando una componente davvero entusiasmante. Così come le note di pianoforte, che vanno a spiccare con delle note dolci all’interno di una melodia principalmente heavy e che danno un gran tocco alla composizione. È davvero da apprezzare come questo mix aumenti l’enfasi di un pezzo che come sempre è incentrato su una performance vocale stellare di Amy ma che dà grande importanza anche a questo muro di suono molto imponente. Anche in questo caso si tratta di un pezzo che avrebbe dovuto inizialmente essere presente nell’album “Evanescence” prima di essere scartato dalla casa discografica di allora. Il testo tratta di una ferita ancora aperta e che viene ancora alimentata dalla persona che l’ha creata, nutrendo quindi questa parte oscura e dolorosa.

Wasted On You” è un brano che ha nel suo testo tutto il suo valore e trascrive in modo molto accurato quello che stiamo vivendo attualmente da ormai un anno, per quanto in realtà la band ha dichiarato che le parole non erano state scritte inizialmente per descrivere la vita in lockdown, ma in qualche modo si adattavano molto bene alla situazione e quindi fu deciso di pubblicare questo pezzo come primo singolo dell’album, proprio durante il primo lockdown. La band stava incidendo questo pezzo quando non poterono più andare in studio per finire le registrazioni e completarono quindi questo brano a distanza grazie alla condivisione dei file. La base strumentale in questo brano è molto semplice dal punto di vista della composizione, ma risulta essere una scelta più che azzeccata per permettere di mettere più in rilievo le parole del testo e la parte malinconica dei sentimenti che trascrivono le parole. Il video di questo pezzo è davvero molto accurato e legato al testo, in quanto raccoglie vari momenti della vita dei membri della band durante il lockdown.

Proseguendo con “Better Without You” troviamo un pezzo assolutamente entusiasmante. Un carillon iniziale crea un’atmosfera cupa dove un beat elettronico introduce uno dei riff più imponenti di tutto l’album. È un pezzo che è fortemente marcato da questo riff che può in qualche modo simboleggiare la rabbia e la volontà di voltare pagina dopo aver affrontato vari ostacoli della vita. Il testo narra infatti del viaggio che ha dovuto intraprendere Amy per essere la persona che è oggi e per arrivare al punto in cui è arrivata con la sua band. Le strofe trascrivono infatti le battaglie che Amy ha dovuto combattere, con una connessione che inizia dagli eventi del passato fino ad arrivare al presente. Sono parole che danno una gran forza e che permettono, allo stesso tempo, di dare speranza alle persone che stanno vivendo lo stesso tipo di battaglie, infondendo fiducia a non mollare e a guardare avanti, senza lasciare che le persone che dicono che non siamo bravi abbastanza scrivano la nostra storia al posto nostro.

Use My Voice” è il pezzo simbolo dell’album e senza dubbio la punta di diamante di questo disco. È un brano che fu rilasciato poco meno di due mesi prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e che ha un forte messaggio legato al fatto di esprimersi ed esercitare il diritto di voto. Il concetto è espresso in modo veramente bello in quanto non c’è assolutamente nessun riferimento a quello che
potrebbero essere le credenze o le opinioni politiche della band, ma proprio solo un messaggio per dare alle persone quella fiducia ad utilizzare la propria voce, perché il voto è un privilegio e che le nostre voci contano, con la capacità di poter guidare quello che sarà il futuro. Il pezzo ha una costruzione molto bella con una base strumentale avvolgente, un ritornello molto entusiasmante e un bridge condito da una melodia di chitarra esplosiva. Il tutto accompagnato da un susseguirsi di backing vocals estremamente d’impatto intonati da una serie stellare di artisti del mondo del rock e del metal come Lzzy Hale (Halestorm), Taylor Momsen (The Pretty Reckless), Sharon den Adel (Within Temptation), Deena Jakoub (Veridia), Jen Majura (Evanescence), Lindsey Sterling, così come anche da familiari e amici di Amy Lee.

Proseguendo con “Take Cover” troviamo un altro pezzo condito da una base strumentale originale in quanto basato su un suono elettronico distorto molto d’effetto. È il terzo pezzo dell’album che originariamente era stato creato per “Evanescence”, prima di essere messo da parte e riproposto quindi in quest’album con un’evoluzione del suono originario così come del testo. Anche in questo caso il testo trascrive elementi del passato che Amy ha dovuto affrontare per poter andare avanti e proseguire per la sua strada.

Far From Heaven” è una ballad molto emotiva incentrata sulla voce dei Amy Lee accompagnata da una melodia di pianoforte molto dolce sostenuta da un imponente base strumentale d’archi eseguita dalla Nashville Music Scoring Orchestra. Il testo è estremamente profondo e personale. Amy si interroga sulla fede e le sue credenze, con un pensiero rivolto alle persone che ha perso chiedendosi dove si trovino ora. Si percepisce davvero una grande tristezza e un senso di perdita, una depressione incisa da un dolore molto profondo. Il brano è davvero molto malinconico e sentimentale, con una capacità davvero toccante di trasmettere questi sentimenti tristi. Nella sua grande tristezza, questo pezzo è sicuramente una creazione straordinaria dal punto di vista musicale che colpisce moltissimo.

Con “Part of Me” si cambia completamente marcia e ritroviamo un pezzo molto energico, con un messaggio di ripartenza che è proprio legato al pezzo precedente, con la volontà di ritrovare speranza e voglia vivere la vita. Una voglia di credere ancora, senza lasciarsi andare. Trovo questa connessione tra due brani molto suggestiva, un modo di dimostrare che si può ripartire anche dai momenti più bui. L’importante è crederci e non abbandonare mai di fronte alle difficoltà.

Blind Belief” conclude in bellezza un grande album che, per quanto sia principalmente incentrato su momenti cupi e malinconici della vita, termina su una nota di speranza e voglia di guardare avanti. Le parole sono anche in questo caso molto legate a quello che stiamo vivendo ora, con un messaggio che spinge a continuare a crederci e che dobbiamo ovviamente tutti quanti continuare a sperare che oltrepasseremo anche questo momento buio, così come abbiamo oltrepassato tutti i momenti difficili della nostra vita.

The Bitter Truth” è un album che grazie alla sua sonorità avvolgente e alle sue tematiche estremamente oscure riesce a creare un concetto molto emotivo che riuscirà a colpire qualsiasi ascoltatore. Quest’album è uno di quei dischi da ascoltare e riascoltare moltissime volte perché si riesce sempre a scoprire sfumature nuove e a farsi prendere sentimentalmente dalle storie vissute da Amy Lee, su cui possiamo magari ritrovarci e oltrepassare questi momenti di difficoltà insieme a lei.

Gli Evanescence fanno la scelta più giusta possibile nello scrivere un nuovo capitolo della loro storia senza cercare di replicare quanto fatto in passato, mettendosi in gioco su un nuovo suono che potrà magari anche spiazzare di primo ascolto o sembrare troppo diverso da quanto di eccellente fatto negli album precedenti, ma che in realtà li catapulta in una nuova dimensione dove la band ne esce egregiamente e dove potrà costruire ancora moltissimo in futuro.

Tracklist

Artifact/The Turn
Broken Pieces Shine
The Game Is Over
Yeah Right
Feeding the Dark
Wasted On You
Better Without You
Use My Voice
Take Cover
Far From Heaven
Part of Me
Blind Belief

Band

Amy Lee – Lead Vocals / Keyboards / Harp
Troy McLawhorn – Lead & Rhythm Guitar / Backing Vocals
Jen Majura – Rhythm & Lead Guitar / Backing Vocals / Theremin
Tim McCord – Bass
Will Hunt – Drums

Sito Ufficiale: https://www.evanescence.com/home/
Pagina Facebook Ufficiale: https://www.facebook.com/Evanescence

Metal Dan
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