2026 – Napalm Records
C’è qualcosa di profondamente inarrestabile negli Exodus. Dopo oltre quarant’anni di carriera, la creatura guidata da Gary Holt continua a suonare proclamando la sua dichiarazione di guerra. Con Goliath , pubblicato il 20 marzo 2026, la band non si limita a confermare il proprio status: lo ribadisce con brutalità minuziosa. Eppure non è una band di primo pelo, visto che è il suo album numero 13.
Se Persona Non Grata (2021) aveva segnato un ritorno alle radici più sporche e classiche, Goliath accelera tutto: più diretto, più compatto, più feroce. Un disco che richiama la violenza controllata di The Atrocity Exhibition ma con un’attitudine ancora più affilata, quasi da primi anni ’80.
Il mixaggio è stato affidato a Mark Lewis e Juan Urteaga , che hanno all’attivo anche lavori con Machine Head e Cannibal Corpse.
Il risultato globale è potente e moderno: le chitarre della coppia Holt/Altus tagliano come lame, mentre la sezione ritmica Gibson/Hunting resta una macchina da guerra perfettamente oliata.
54 minuti o poco piu’ di violenza e pura aggressività sonora.
Ma la vera sorpresa è il ritorno dietro al microfono di Rob Dukes.
Ph:Luca Randi
Dopo gli anni con Steve Souza, la band ha deciso di richiamare Dukes in formazione per una ragione precisa: recuperare l’aggressività più brutale e diretta del periodo Exhibit A e Exhibit B.
Dukes rappresenta il lato più violento degli Exodus: meno melodico, più istintivo, quasi hardcore nell’approccio. La scelta nasce dall’esigenza di rendere Goliath un disco senza compromessi, dove ogni brano colpisce subito, senza inutili dilatazioni.
Il risultato è evidente: la sua voce è rabbiosa, abrasiva, perfettamente incastonata in un songwriting che punta dritto alla giugulare.
Rispetto a Persona Non Grata, qui tutto è più essenziale e mirato. Niente dispersioni: riffs serrati, strutture compatte e una tensione costante.
Tra i momenti maggiormente riusciti, secondo me:
- Goliath: la title-track è un carro armato in movimento. Il riff principale è devastante, impreziosito dalla presenza della violinista Katie Jacoby, che aggiunge un’atmosfera oscura e inaspettata.
- 3111: pura velocità Bay Area. Un attacco frontale ispirato alle cronache dei cartelli messicani, con stop-and-go micidiali e una prova vocale feroce.
- The Bridge of Sighs: mid-tempo pesante e paludoso, dimostrazione che gli Exodus sanno dominare anche le dinamiche più lente.
- Promise You This: sorprendente virata “southern-thrash”, con groove sporco e ritornello immediato, perfetto per un moshpit selvaggio. Una vera e propria legnata sui denti,con un video in bianco e nero, dove la band dimostra di suonarla in studio con passione e ferocia.
-
The Changing me(feat. Peter Tagtren). Pezzo oldschool col chitarrista degli Hypocrisy. Un intro lunghissimo, svariati cambi di tempo ,ma la velocità è supersonica di base. Rob letteralmente in palla.
Il confronto è chiaro: se il disco del 2021 era una celebrazione, Goliath è una dichiarazione di dominio assoluto
Gli Exodus porteranno il caos di Goliath anche in Italia il prossimo 7 Aprile 2026 all’Alcatraz di Milano.
Una data unica ed attesissima, accompagnata da due colossi come Kreator e Carcass: un vero e proprio massacro sonoro per gli amanti del genere.
In sostanza , Goliath non reinventa il thrash.
Gli rende onore con un disco feroce e che non lascia scampo e ti lascia stordito dalla forza brutale di quello che stai ascoltando
Gli Exodus non stanno solo suonando: stanno ricordando al mondo chi ha scritto le regole e chi regna ancora nell’Olimpo del genere.
I Titani sono tornati.Lunga vita a loro!
TRACKLIST
01. Intro (The Gathering)
02. Goliath
03. 3111
04. Vultures of Misfortune
05. The Bridge of Sighs
06. Iron Shroud
07. Blood Is the New Black
08. Scourge of the Earth
09. Terminal Velocity
10. Aftermath
LINE-UP
Rob Dukes – Voce
Gary Holt – Chitarra
Lee Altus – Chitarra
Jack Gibson – Basso
Tom Hunting – Batteria
Ph:Luca Randi
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