Extrema – Tommy Massara & Gielle Perotti – Intervista 2006

 

 

In occasione della data milanese del ‘Set the World on Fire tour’, in un angusto camerino del Rolling Stone, incontriamo gli Extrema in un andirivieni di amici e parenti, intervistatori e cameramen professionisti e fai da te, energia ed una più che comprensibile tensione. Incontriamo e chiacchieriamo liberamente con Tommy, GL e Paolo che si limita ad ascoltare le raffiche di parole dei suoi compagni di avventura. Una chiacchierata potente e chiara, in determinati casi divertente, che fra un morso di un panino ed un altro ha fatto uscire tutta la grinta e l’energia di questi ragazzacci…

Incominciamo dal tour. Questa sera giocate in casa. Come è andato fin’ora e parliamo anche delle riprese del DVD che verranno fatte questa sera.

Tommy – Il tour sta andando molto bene, non finisce oggi. Ci saranno altre data e oggi giochiamo in casa. Abbiamo aspettato per fare questa data a Milano e di essere a tour inoltrato per essere ben rodati, belli caldi e stasera quale occasione migliore per non registrare qui a Milano, davanti al pubblico di casa nostra filmare tutto il live…
GL – Un po’ di nervosismo anche… siccome giochiamo in casa, sai com’è… amici, fratelli, parenti, c’è un sempre po’ di tensione, però visto che comunque siamo già verso la metà di questa prima tranche di tour, siamo già rodati e se suoniamo come sabato scorso, portiamo a casa un buon risultuato.

Non è difficile fare il ping-pong durante il tour, nel senso fare un paio di date, poi fermarsi e poi ricominciare?

GL – Quello sì. Molte volte già se ti fermi per due settimane devi sempre riprendere in mano la situazione…

Ci dicevate che il tour sta andando bene. State facendo date un po’ in tutt’Italia… vi state divertendo?

Tommy – Ci stiamo divertendo molto. Erano veramente tanti anni, forse dal tour di “Tension at the Seams”, che non c’è un’energia così positiva all’interno di questa ‘compagine’… tra noi. Abbiamo un crew fantastico, ci stiamo veramente divertendo, stiamo passando dei bei momenti. E poi con i fan c’è un feedback super positivo e devo dire che a differenza degli altri anni c’è un po’ meno gente in crescita ed è sempre costante la presenza del pubblico.
GL – L’ultimo CD, dal vivo va molto bene. Il pubblico è molto contento. Dopo i concerti i ragazzi sono invogliati ad andare a comprare il CD direttamente al nostro merchandising, quindi vuol dire che i pezzi son piaciuti. Forse è un po’ più diverso perchè un tempo c’era molto più massacro, ma non vuol dire che non sia una cosa positiva.

Parlando dell’ultimo CD “Set the World on Fire”. C’è qualcosa che avreste potuto fare meglio o diversamente?

Tommy – Quando registri un CD è un momento della tua vita, della tua esistenza. Averlo registrato in quel momento, in quel modo, quello è stato il massimo fatto in quel momento. Tutto può essere sempre fatto meglio ed in maniera diversa. Però penso che l’energia entusiasmante che siamo riusciti a fissare su questo CD sia unica. Meglio di così non potevamo fare.

Noto quest’energia anche nei testi che mi sembra riguardino cose concrete che succedono ai giorni nostri. Sono messaggi che lanciate o sono constatazioni.

GL- Io arrivo dal Thrash Metal. Il Thrash Metal è una branca del metal, che è stato suddiviso in 50.000 parti, che si è sempre occupato del sociale. Potremmo scrivere di qualsiasi altra minchiata, ma a me vien da sempre di occuparmi di quello che i miei occhi vedono. Soprattutto con quello che succede ultimamente. Quello che vediamo alla televisione non è altro che guerra, ci stanno abituando alla guerra. E’ un’abitudine quotidiana guardare venti volte un telegiornale e vedere ogni giorno cose sulla guerra. E soprattutto anche un’azione mediatica, vogliono a tutti i costi tenerti sul chi va là, perchè ogni giorno ce n’è una. E tutto quello che sento e che vedo con i miei occhi lo metto nei testi. Ci sono anche testi scritti in modo estemporaneo, in 5 minuti. La canzone mi dà il ‘mood’ per scrivere un testo…

Come nasce un vostro brano?

GL – Di solito lascio partire la musica e poi mi lascio ispirare. Oppure basta solo una parola, uno spunto…
Tommy – Il modo di comporre degli Extrema è prima musicale e poi vocale. Però per alcune canzoni come “Nature” o “Set the World on Fire” sono nate su scheletri di pezzi che ho elaborato a casa, lui ha sentito questi riff e ha buttato su di essi le sue melodie. Siccome poi c’erano delle note particolari che lui andava a toccare, io ho cambiato gli accordi. In questi casi è stato come un inseguirsi di emozioni. E poi altre parti le abbiamo fuse tutti noi insieme.

Ho visto sul vostro sito il video di “Nature”. Voi avete un buon rapporto con i video?

GL – “Nature” parla… di legalizzare le droghe leggere, non come stanno facendo ultimamente in Italia che stanno rompendo i coglioni a manetta – e io mi oppongo apertamente. In Italia c’è chi ruba dalla mattina alla sera e chi si fa una canna va direttamente in galera, ma perchè… Questo è il mio pensiero. A questo punto proibiamo anche gli alcolici visto che si può entrare in qualsiasi bar, spaccarsi il cervello e ammazzarsi o ammazzare qualcuno. Non capisco questo proibizionismo gratuito. In “Nature” l’ispirazione del testo deriva da questo.

Perchè avete scelto proprio “‘Nature” per fare il video?

Tommy – E’ stato scelto come primo singolo perchè è un pochino più accessibile di altri pezzi, di sicuro musicalmente è più fruibile di “Second Coming” piuttosto che “New World Disorder”. Detto questo è anche un pezzo immediato. E’ un corto in cui succede praticamente tutto in poco tempo. Abbiamo dato carta bianca al regista, Paolo Doppieri, di creare lui, di avere la sua visione di quello che sentiva di questo pezzo. Lui è stato colpito dalla parola “Nature” e siccome nel pezzo si parla di droga, nè bene nè male… Paolo ha letto droga, natura, allora sciamano, sciamano che prende droga, quindi questa pianta che a questa persona può dare delle visioni o altro… allora da lì è nato tutto questo insieme con la natura e questa maga che diventa parte stessa della natura, si trasforma e così via…
GL – C’è anche un richiamo al ritorno alla natura… facciamoci l’orto… Avessi l’opportunità me ne andrei fuori dai coglioni dalla città perchè comunque è diventata invivibile. Veramente sento il richiamo per vivere con la natura di nuovo, perchè comunque la stiamo distruggendo, da millenni stiamo distruggendo il mondo… guarda un po’… non ci sono più le mezze stagioni… (scoppiamo a ridere tutti)…

Il vostro rapporto con le cover. L’ultima in ordine di pubblicazione e ‘Ace of Spades’?

Tommy – Già sul nostro primo album c’era una cover dei Police, poi una dei Dead Kennedys… Sai quando sei in sala prove per perdere del tempo, per divertirti di tanto in tanto qualche cover la fai. “Ace of Spades” è un pezzo che facciamo da tempo ed abbiamo deciso di buttarlo dentro.

Sai, poco tempo fa ho avvertito Stefano, il responsabile di Motorhead.it, e gli ho detto che vi avremmo intervistato e lui ci ha chiesto di riferivi di andare a suonare in Sardegna, poichè il buon vecchio Stefano è sardo?

Tommy – La Sardegna è una terra di fratelli e amici e vorremmo tornare il più presto possibile. Il discorso è che vai a suonare in certi posti quando hai la garanzia di poter fare uno spettacolo per quelle persone che fanno dei sacrifici economici e se le cose le devi fare, le devi fare bene. Comunque con quest’aslbum sicuramente in Sardegna ci ritorniamo.

Avete suonato con tanti gruppi, Metallica, Slayer, Vasco Rossi?

Tommy – Sì, Obituary, Napalm Death, Megadeth…

Ok, ok… va bene, ho capito… Con chi vi è piaciuto suonare di più?

GL – Suicidal Tendencies!!!
Tommy – Sì, Suicidal Tendencies… Li ho trovati molto moderni. Abbiamo suonato qui al Rolling Stone nel 1988. Però mi piacerebbe fare un tour con qualcuno non solo un concerto o un festival. Mi piacerebbe fare una tournèe con i Metallica o con gli Iron Maiden. Ozzy Osbourne sarebbe fighissimo…

C’è stato quel periodo di pausa nella vostra carriera in cui avete realizzato qualcosa con gli Articolo 31. Non avete mai pensato di smettere?

Tommy – No… quello no… abbiamo avuto un periodo oggettivamente di down, però non abbiamo mai pensato di scioglierci. Semplicemente abbiamo passato un periodo in cui le cose non giravano come dovevano, la difficoltà anche a trovare un contratto discografico…

In questo momento cosa ti piace suonare dal vivo? oltre a suonare, ovviamente?

Tommy – In questo momento “Restless Soul”, “Set the World on Fire” e ancora “Join Hands” mi diverte tantissimo risuonarlo dal vivo…
GL – Ognuno penso che abbia il suo…

Tutte queste contaminazioni del metal, tutte queste sfumature stilistiche?

GL – Troppe… Ci sono anche troppi gruppi, secondo me. 10 anni fa o 20 anni fa per fare un disco bisognava spaccarsi… Bisognava avere più credibilità e impiegavi di più per avere un contratto. Mattia (Bee Gee, ndr.), non è uno che compra riviste, e quando siamo usciti si è stupito su quante uscite c’erano in quel mese, mentre è così da anni. C’è un’inflazione che fa più male che bene. Si dice che la musica sia in crisi da anni. Il metal in Italia è in crisi da sempre…

Bèh il metal in Italia vende tanto…

GL – Sì, ma ancora ha poca visibilità. I locali prima ci sono e poi non ci sono, poi aumentano poi diminuiscono…

I gruppi italiani in Italia spesso non sono apprezzati come dovrebbero?

Extrema:GL – Siamo esterofili….
Tommy – L’Italia è così.
GL – Arriva un gruppo qualsiasi dall’estero…

Escludendo magari i grandi?

GL – Sì, per quello che han fatto nella storia, poi ritornano…

A proposito di ritornano… Che ne pensate di tutte queste reunion?

GL – Molti di questi gruppi che tornano spaccano proprio il culo, magari qualcuno lascia a desiderare…
Tommy – Per ricollegarmi alla domanda di prima e facendo un po’ nostra anche questa cosa qua… noi arriviamo da un periodo in cui le band suonavano e suonavano veramente. Molti dei gruppi che vedi uscire oggi sono band costruite in studio. Il registrare anche un disco voleva dire entrare e registrare dall’inizio alla fine, senza nient’altro, taglia o copia. Le band delle vecchie generazioni, e io mi metto là in mezzo, sono quelle che vengono dalla gavetta vera… Alla fine ti rendi conto che è la band che fa la differenza.
GL – E’ l’energia che metti sul palco fa la differenza. E’ uno scambio di energia fra il gruppo ed il pubblico. Come ti diceva Tommy prima, con “Set the World on Fire” e con l’arrivo di Paolo (alla batteria, ndr.) sta tornando quell’energia che alle volte mancava, e delle volte ce ne accorgevamo che mancava…

Può essere l’innesto Paolo?

Tommy – Sì, ma oltre all’innesto di Paolo, in “Set the World on Fire” era l’aria che si respirava, la voglia di nuovo fare non di avere l’intenzione di fare… Salire sul palco per… Quale è il nostro mestiere, non è andare in giro e farsi le pugnette mentali. Gli Extrema devono salire sul palco e fare il loro mestiere che è distruggere…

E con questo, fra un panino azzannato e la confusione all’esterno del camerino, salutiamo una grande band… Extrema!!!

 

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