Il chitarrista greco Gus G., noto per aver collaborato con Ozzy Osbourne per oltre sette anni, ha raccontato in una recente intervista con la radio tedesca Rock Antenne le emozioni che lo hanno colto alla notizia della morte dell’ex frontman dei Black Sabbath.
Gus racconta che il periodo passato al fianco di Ozzy e della moglie/manager Sharon Osbourne gli ha lasciato tanti ricordi positivi:
“Ho davvero bei ricordi di queste persone. Mi hanno trattato coi guanti durante il periodo trascorso con loro… è stato veramente un bel periodo. Tante risate. Il british humor dei ragazzi degli anni ’60 e ’70 è irresistibile. E poi Ozzy, lo stesso personaggio folle che vedevi in tv. Impossibile stare in stanza con loro e non ridere dopo due minuti. Sono stati tra i migliori anni della mia vita”
Secondo Gus, far parte del team di Ozzy significava sentirsi «in una famiglia».
Quanto alla scomparsa di Ozzy, Gus G. ammette di essere rimasto profondamente scosso:
“Mi ha colpito profondamente… È stato scioccante. Non me lo aspettavo… Sì, sapevo che stava molto male e tutto il resto. Ma mai avrei pensato potesse accadere due sole settimane dopo il suo grande show d’addio.”
A suo dire, l’inaspettata dipartita ha reso il tutto ancora più difficile da metabolizzare:
“Tutti sono rimasti scioccati, perché l’hanno visto sul palco, tipo, dieci giorni prima che se ne andasse… era lì, di buon umore e tutto il resto.”
Gus sottolinea come la collaborazione con Ozzy abbia segnato una netta distinzione tra «prima» e «dopo» nella sua carriera musicale:
“Non siamo stati esattamente amici intimi dopo che ho lasciato la band; né ci sentivamo di frequente. Ma lui è una figura talmente di spessore nella mia carriera musicale e nella mia vita. L’esperienza con Ozzy è stata uno spartiacque, sento che c’è un ‘prima’ e un ‘dopo’. È stato un cambiamento enorme nella mia vita.”
L’esperienza, inoltre, gli ha permesso di crescere non solo come musicista, ma anche come performer:
“È stato un notevole progresso professionale, una grande sfida… venivo da progetti miei dove mi sentivo al sicuro tra ‘le mie mura’, ma avere un’opportunità come questa è stato sia impegnativo quanto stimolante… Ho dovuto analizzare il mio stile al fine di evolvermi. Mi ha reso un professionista migliore… un artista a tutto tondo.”

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