Energia incredibile quella respirata nella serata di ieri, mercoledì 18 febbraio, ai Magazzini Generali di Milano. Un pubblico giovanissimo ed entusiasta ha iniziato a popolare la strada davanti al locale milanese, carico per un concerto che già dal principio si faceva portatore, indubbiamente, di good vibes.

Il locale non è al completo, eppure al suo interno è come se lo fosse: un’aura positiva e giocosa riempie tutti gli spazi vuoti, dando fin dall’inizio la sensazione che chiunque non fosse presente si stia per perdere qualcosa di veramente bello.

Sul palco dei Magazzini è tutto pronto per Grandson, in apertura i Pinkshift.


PINKSHIFT

Un po’ in anticipo rispetto al previsto, arrivano con tutta la loro grinta a calcare il palco dei Magazzini i Pinkshift. La giovanissima band americana, nata a Baltimore, Maryland, nel 2019, porta un’ondata di freschezza e di entusiasmo. Il pubblico sembra essere coinvolto fin da subito, mostrando grande apprezzamento e partecipazione alla performance.

La rock band americana, formata da un trio composto da Ashrita Kumar (voce), Paul Vallejo (chitarra) e Myron Houngbedji (batteria), ha iniziato ad attirare l’attenzione mediatica quando il singolo “i’m gonna tell my therapist on you” (2020) è diventato virale online, lanciando la band nel panorama pop-punk alternativo contemporaneo. Successivamente la band ha pubblicato due lavori in studio, Love Me Forever (2022) e Earthkeeper (2025).

Il loro sound mixa influenze tipiche del pop punk, grunge, emo e rock alternativo, creando una miscela energica e immediata che conquista al primo ascolto.

Nonostante la giovane età, la band americana mostra una grande maturità musicale e una padronanza del palco invidiabile a numerosi colleghi. Non si fermano mai, non si risparmiano nemmeno per un secondo: questo perché lo devono al loro pubblico, come riporta tra parole grate e commosse la cantante Ashrita Kumar. Nulla va dato per scontato, in particolar modo l’affetto del pubblico che li segue.

La band è nota non solo per il suo sound tagliente e coinvolgente, evolutosi in sonorità molto più incisive e “aggressive” col tempo, allontanandoli dall’idea di essere una band puramente per i più piccoli, ma anche per l’energia sul palco e i testi che esplorano temi personali e sociali, riflettendo le esperienze e la diversità dei suoi membri. Si vede quanto la band tenga ad alcune tematiche, come il rispetto per se stessi e per la propria identità di genere, invitando la sua audience a elevarsi verso una libertà forse ancora troppo difficile, per alcuni, da raggiungere.

Tra moshpit e salti forsennati, i Pinkshift chiudono la loro esibizione.

 


GRANDSON

Alle 21:00 precise, dopo un breve cambio palco, si abbassano le luci e il vero protagonista della serata, tra urla di incitamento e grandi applausi, arriva sul palco: entra camminando, nessuna entrata plateale, nessuna parola accennata inizialmente. Grandson non vede l’ora di iniziare un dialogo con il suo pubblico, fatto unicamente di musica.

Grandson è il nome d’arte di Jordan Edward Benjamin, cantante, autore e produttore di origini statunitensi e canadesi, noto per mescolare rock alternativo, rap rock ed elementi elettronici in un suono che fin da subito risulta politicamente e socialmente impegnato. Il suo progetto musicale è nato verso la fine del 2015 e ha attirato attenzione con l’EP A Modern Tragedy Vol. 1 (2018), trainato dal singolo “Blood // Water”, che ha ottenuto un successo planetario con oltre 700 milioni di ascolti su Spotify.

Da allora Grandson ha pubblicato diversi album in studio, tra cui Death of an Optimist (2020), I Love You, I’m Trying (2023) e Inertia (2025), evolvendo il suo stile verso un alt-rock più aggressivo.

Grandson, nei suoi testi, ha affrontato temi come corruzione e disuguaglianze, arrivando a esprimere le ansie sociali e politiche della sua generazione. Durante il concerto non mancano parole di incoraggiamento verso il suo pubblico, sottolineando come in quel momento, davanti a quel palco, tutti possano sentirsi al sicuro, in uno spazio dove esistono vicinanza e accettazione, nessun rifiuto. Dopo qualche riferimento politico, Grandson decide di ritornare alla musica e quale modo migliore se non quello di accogliere la richiesta di un suo giovane fan e farlo salire sul palco per suonare con lui. Al ragazzo viene data in mano una chitarra elettrica e, dopo pochi secondi, prende parte allo show, emozionato ma preparato e concentrato, concludendo la performance tra gli applausi compiaciuti del pubblico.

Grandson porta sul palco degli omaggi alle band e agli artisti che più lo hanno influenzato nel suo percorso stilistico, omaggiando i Rage Against the Machine con la sua rivisitazione di “Killing in the Name”, fino ad arrivare a reinterpretare brani di Tom Morello e Bob Dylan.

Tra momenti più introspettivi e delicati e canzoni più ritmate e impattanti, Grandson conclude una grande performance che sicuramente lo porterà nella playlist di tanti nuovi ascoltatori presenti al concerto.


Setlist

  1. Killing in the Name (Rage Against the Machine song)
  2. AUTONOMOUS DELIVERY ROBOT
  3. BURY YOU
  4. We Did It!!!
  5. Oh No!!!
  6. BELLS OF WAR
  7. Stigmata
  8. PULL THE TRIGGER
  9. Darkside
  10. Overdose
  11. 6:00
  12. LITTLE WHITE LIES
  13. SELF IMMOLATION
  14. Masters of War (Bob Dylan cover)
  15. BRAINROT
  16. WHO’S THE ENEMY
  17. Hold the Line (Tom Morello cover)
  18. Heather (Grandson solo)
  19. Drones
  20. YOU MADE ME THIS WAY
  21. Blood // Water

Encore:

  1. WWIII
  2. Riptide
  3. Stick Up

Report di Silvia Rodano

Foto a cura di Davide Sciaky

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