Hangarvain – Alessandro e Sergio ‘…insieme per raccontare l’emozione di due amici che sono partiti più di dieci anni fa con un sogno…’ Intervista 2019

Di seguito vi proponiamo una chiacchierata via mail con Alessandro Liccardo e Sergio Toledo Mosca rispettivamente chitarrista e cantante degli Hangarvain che abbiamo avuto modo di apprezzare in sede live al concerto dei D-A-D di qualche settimana fa a Bologna e anche grazie anche al loro ultimo e splendido lavoro ‘The Great Machine’…

 

Allora, è stato un vero piacere avervi conosciuto e visto in sede live qualche sera fa a Bologna… vi siete divertiti in Italia durante le due date prima a Milano e poi in Emilia?

Abbiamo fatto le due date in Italia esattamente a metà tour, dopo Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo e Svizzera, e non potevamo chiedere di meglio che passare qualche giorno nel Bel Paese prima di ripartire per il Centro Europa. A Milano, al Legend Club, siamo praticamente di casa dato che almeno una volta l’anno ci suoniamo. Ci hanno raggiunto familiari e fidanzate ed è stata un’ottima occasione per ricaricare le pile e incontrare un po’ di amici avendo anche un day off nel capoluogo lombardo. A Bologna abbiamo suonato diverse volte negli anni passati, ma è stata la prima volta al Locomotiv Club dove siamo stati accolti alla grande ed abbiamo avuto l’opportunità di conoscere nuovi amici e tanti appassionati di rock che spero continuino a seguirci!

Ho percepito tanta energia e voglia di divertirvi… la base del rock’n’roll…

La nostra idea è molto semplice, cerchiamo di fare musica nella maniera più sincera possibile, ci piace andare sul palco e vivere l’esperienza al massimo. Quando ti metti in gioco totalmente e senza filtri, non puoi non emozionarti ogni sera per quello che stai vivendo. Condividere i nostri pezzi con il pubblico, è quello che ci dà l’energia e la forza che mettiamo nel nostro show.

Quando riceverete questa mail avrete terminato il vostro spettacolo a Budapest e sarete in viaggio per una nuova meta. Per l’appunto dove vi state dirigendo? Stanchi?

Ti rispondiamo da una camera d’albergo a Monaco di Baviera, oggi abbiamo un day off e quindi un po’ di riposo dopo aver suonato a Budapest due giorni fa e ieri a Salisburgo. Domani sera suoniamo qui nella capitale della Baviera dove ci aspetta uno show da 1500 persone!

Giovedì scorso Alessandro mi confessava che andare in giro così per lungo tempo è faticoso…

Alla fine di questo tour avremo percorso circa 17000 km, visitato nove nazioni, vissuto esperienze incredibili ed emozioni uniche. I viaggi sono la cosa più faticosa, abbiamo il nostro tourbus nel quale dormiamo durante i transfer notturni e salvo qualche break in albergo nei day off come oggi. È abbastanza faticoso ma l’energia e l’adrenalina dei concerti unita alla consapevolezza di star facendo qualcosa di incredibile artisticamente e cruciale per la nostra carriera, non ci fa avvertire troppo la stanchezza.

Che impressione vi hanno fatto le varie città in cui avete suonato?

Di solito passiamo poche ore nelle città dove suoniamo. Arriviamo alla venue intorno alle 13, facciamo il load in, poi colazione di benvenuto, pomeriggio di set in e soundcheck, cena prima dello show, concerto, meet and greet col pubblico, load out e nuovo viaggio notturno. Quindi non abbiamo molto tempo per visitare le città e oltretutto spesso le venue non sono in centro ma in periferia. Ovviamente ci sono delle eccezioni come a Londra dove eravamo nella centralissima Camden o a Bilbao dove il club dove abbiamo suonato era a due passi dal Guggenheim Museum. A Lisbona avevamo due ore libere nel pomeriggio e abbiamo affittato un’auto elettrica con autista che ci ha portato a fare un rapidissimo tour della città antica. Insomma, quando possiamo ci piace provare a sentire che aria si respira in città.

So che questa non è la vostra prima esperienza in tour all’estero, ma ci sono differenze rispetto alle precedenti?

Abbiamo suonato all’estero molte volte, ma a parte un grande show a Kiev con gli Skillet nel 2016 davanti a 6000 persone, avevamo sempre fatto club piccoli mentre questa volta con i D-A-D il 90% delle venue è molto grande. Per noi è un’occasione importante per allargare il nostro pubblico e la nostra fanbase.

Ma soprattutto quali differenze avete riscontrato fra le date italiane e quelle all’estero?

In Italia abbiamo fatto le venue più piccole del tour ma a parte questo la risposta del pubblico al nostro show è sempre più o meno la stessa. Quando andiamo sul palco diamo il 300% e la gente ci restituisce in cambio un’energia pazzesca indipendentemente che ci siano 200 o 2000 persone.

E’ sempre così difficile in Italia per una band italiana riuscire ad emergere?

Siamo partiti più di dieci anni fa da Napoli, un posto non certo famoso per le opportunità almeno in ambito rock, e oggi dopo tanta fatica, stiamo costruendo la nostra credibilità anche a livello internazionale. Ogni posto ha le sue difficoltà, secondo noi la differenza la fa chi non si arrende e trova il modo di realizzare anche quello che apparentemente è impossibile. L’Italia è senza dubbio un posto complicato, ma abbiamo un fan club che ci supporta molto e tanto affetto dalle persone che ci seguono. Questo tipo di supporto e fiducia ci permette di continuare a combattere per i nostri sogni ogni giorno.

E parlate di questa ultima esperienza con i D-A-D, please

Il tour sta andando alla grande, suonare con band affermate ti insegna tantissimo non solo nel modo di andare sul palco, ma soprattutto nella vita dietro le quinte. I primi giorni sono serviti a tutti per trovare il proprio ritmo e la propria collocazione in questa grande macchina, ma stiamo trovando nei D-A-D e nel loro staff non solo dei compagni di viaggio, ma degli amici.

Cosa vi piace e cosa non vi piace dell’essere in tour

La vita on the road è difficile, gli spostamenti sono spesso lunghissimi come quando abbiamo viaggiato da Lisbona a Pratteln in Svizzera non stop per un giorno e mezzo, ed ovviamente tutte le abitudini personali vanno ricalibrate. Bisogna preservare la salute fisica e la lucidità mentale per affrontare un tour così lungo e questo richiede molta dedizione e focus, ma la soddisfazione più grande ce l’abbiamo in quei 45 minuti di set ogni sera sul palco e dopo incontrando centinaia di persone al meet and greet post concerto.

C’è qualche aneddoto simpatico da raccontare, qualcosa che vi è successo di strano on stage o durante i vari spostamenti…

Due aneddoti, uno brutto ed uno bello. Il primo, un paio d’ore dopo lo show di Bologna sulla via verso Vienna, ci siamo accorti di aver smarrito la valigia di Sergio. È stato davvero provante per lui ma anche per tutti noi dato che in una situazione in cui si è già stanchi e spossati da una vita nomade, perdere quel poco di personale che preservi nella tua valigia fa male davvero. L’aneddoto più bello e pazzesco invece riguarda il dopo concerto di Porto, prima data in Portogallo. Al meet and greet una persona del pubblico ha deciso di supportarci oltre che acquistando tutti i nostri cd, anche con una corposa donazione. Quando ci è arrivato il bonifico due giorni dopo il concerto non potevamo credere ai nostri occhi anche perché si tratta veramente di molti soldi. È stato il gesto di un mecenate a cui saremo per sempre grati ed ovviamente stiamo già progettando di tornare in Portogallo per regalare a lui e alla sua famiglia e amici, un concerto privato! 

State promuovendo il vostro nuovo album ‘The Great Machine’. Mi piace, l’ho trovato molto intenso e profondo, divertente e carico di energia. Che mi dite di questo lavoro a mente fredda? E riascoltandolo cosa ne pensate?

Essendo in tour in questo momento non siamo esattamente a mente fredda ahaha Comunque possiamo dirti senza dubbio che le persone ogni sera stanno impazzendo per la nostra musica, siamo alla terza ristampa del cd, i vinili si vendono come il pane, ed anche prima di iniziare questo tour promozionale avevamo una certezza: è il nostro miglior disco fino ad oggi!

Questo è il vostro quarto lavoro… di certo ci saranno differenze con i precedenti. Me ne volete parlare?

‘The Great Machine’ è un disco più rock rispetto ai precedenti che avevano influenze più eterogenee. Ovviamente più passa il tempo più il nostro songwriting si evolve e matura. In questo ultimo lavoro un ruolo importante l’ha avuto anche l’utilizzo dell’hammond che sicuramente integreremo anche dal vivo. Il nostro tastierista non è in tour con noi al momento solo perché è appena diventato papà per la prima volta una settimana prima del kick off a Manchester, quindi assenza più che giustificata!

Quale caratteristica vorreste mettere in risalto di questo nuovo album?

La sincerità nel raccontare l’emozione di due amici che sono partiti più di dieci anni fa con un sogno ed oggi sono in giro per il mondo a realizzarlo.

Ci parlate di voi? Ci dite chi siete, definendo il vostro stile, le vostre radici (io ho una serie di idee e me le sono fatte ascoltando l’album e osservandovi dal vivo), le vostre prospettive e aspettative… la pausa, i cambi di line up…

Gli Hangarvain sono Sergio ed Alessandro che portano avanti questo progetto da tanto tanto tempo. Al momento i musicisti che sono in tour con noi, Gabriele al basso e Simone alla batteria, sono parte degli Hangarvain esattamente come tutti quelli che in passato hanno contribuito al percorso che abbiamo fatto. Per noi la band è come una grande famiglia in cui ci sono i fratelli maggiori, i fratelli minori e tutti gli amici e le persone che ci supportano. Del resto, il nostro motto da sempre è “united we stand”!

…e dopo questo tour che farete?

Siamo sempre al lavoro sull’organizzazione futura, al momento abbiamo già molti show confermati per il 2020 e aspettiamo di finire il tour con i D-A-D per capitalizzare tutte le nuove opportunità che si stanno creando in questi giorni. Ovviamente, quando non lavoriamo alle date, ragioniamo anche sul prossimo disco…

Bene ragazzi… grazie per averci dedicato parte del vostro tempo, sapendo che siete in giro per l’Europa con il vostro camper… a voi la conclusione aggiungendo i saluti ai lettori di longliverocknroll.it per favore…

Grazie a voi per il supporto e lo spazio dedicatoci. Agli amici lettori non possiamo che dire quello che ripetiamo ogni sera al pubblico di tutta Europa: supportate le band giovani e tenete viva la fiamma del rock and roll!

 

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